16 giugno 2019
Aggiornato 15:00
Quirinale

Mattarella: «Elezioni aprono pagina bianca, fiducia nei giovani del '99»

Il capo dello Stato nel messaggio di fine anno ha richiamato i cittadini a un'ampia partecipazione al voto e i partiti a fare proposte adeguate e realistiche

ROMA - Il capo dello Stato ha svolto il suo compito, ha portato il Paese - con i suoi interventi diretti e indiretti, con la sua moral suasion, con le sue decisioni - alle elezioni politiche del prossimo 4 marzo rispettando «il ritmo, fisiologico, della Costituzione». Si arriva al rinnovo del Parlamento con una nuova legge elettorale «omogenea per le due Camere». A questo punto «non è mio compito formulare indicazioni», le elezioni «aprono una pagina bianca» che dovrà essere «scritta dagli elettori» e, successivamente, «dai partiti» che dovranno avere ben presente che «l'orizzonte del futuro costituisce il vero oggetto dell'imminente campagna elettorale». È questo il messaggio che Sergio Mattarella, nel suo discorso di fine anno, ha lanciato agli italiani (e al mondo politico).

Nessuno rinunzi al diritto di concorrere a decidere le sorti del nostro Paese
Il capo dello Stato ha richiamato di fatto i cittadini italiani e i loro rappresentanti in Parlamento ad impegnarsi, in termini diversi ovviamente, per il futuro del Paese. Ai primi, con evidente riferimento al tema dell'astensionismo sempre più presente nelle nostre competizioni elettorali, ha chiesto «un'ampia partecipazione al voto», senza che «nessuno rinunzi al diritto di concorrere a decidere le sorti del nostro Paese».

Un dovere fare proposte adeguate realistiche e concrete
Ai partiti invece ha detto che «occorre preparare il domani. Interpretare e comprendere le cose nuove». Certo, ha aggiunto, «la parola futuro può anche evocare incertezza e preoccupazione». Ma, sono state ancora le parole di Mattarella, «i cambiamenti vanno governati per evitare che possano produrre ingiustizie e creare nuove marginalità». Insomma, ha ricordato, «l'autentica missione della politica consiste, proprio, nella capacità di misurarsi con queste novità, guidando i processi di mutamento». Mattarella ne è certo, «la cassetta degli attrezzi, per riuscire in questo lavoro, è la nostra Costituzione: ci indica la responsabilità nei confronti della Repubblica e ci sollecita a riconoscerci comunità di vita». «L'orizzonte del futuro costituisce, quindi - ha continuato - il vero oggetto dell'imminente confronto elettorale. Il dovere di proposte adeguate - proposte realistiche e concrete - è fortemente richiesto dalla dimensione dei problemi del nostro Paese».

Il lavoro resta la prima, e la più grave, questione sociale
Mattarella, chiarendo che «non è mio compito formulare indicazioni», ha sottolineato che «ancora una volta, il lavoro resta la prima, e la più grave, questione sociale. Anzitutto per i giovani, ma non soltanto per loro. È necessario che ve ne sia in ogni famiglia. Al tempo stesso va garantita la tutela dei diritti e la sicurezza, per tutti coloro che lavorano». Il capo dello Stato ha ricordato che «si è parlato di recente di una Italia quasi in preda del risentimento». Non lo ha negato ma ha aggiunto di conoscere «un Paese diverso, generoso e solidale». I problemi che abbiamo davanti, ha sostenuto Mattarella, «sono superabili. Possiamo affrontarli con successo facendo ciascuno interamente la parte propria. Tutti, specialmente chi riveste un ruolo istituzionale e deve avvertire, in modo particolare, la responsabilità nei confronti della Repubblica». Infine, al termine di un discorso durato non più di dieci minuti, il presidente della Repubblica ha voluto rivolgere «un saluto a quanti, questa sera, non stanno festeggiando perché impegnati ad assolvere compiti e servizi essenziali per tutti noi: sulle strade, negli ospedali, nelle città, per garantire sicurezza, soccorso, informazione, sollievo dalla sofferenza. A loro, ringraziandoli, esprimo un augurio particolare».