12 aprile 2021
Aggiornato 01:30
La crisi del coronavirus

Coronavirus in Italia, il bollettino e le notizie di oggi 13 marzo

26.062 nuovi casi nelle ultime 24 ore. 317 decessi. Gli attualmente positivi sono 520.061, 492.926 dei quali si trovano in isolamento domiciliare, 24.153 ricoverati con sintomi

Coronavirus in Italia, il bollettino e le notizie di oggi 13 marzo
Coronavirus in Italia, il bollettino e le notizie di oggi 13 marzo ANSA

Sono 26.062 i nuovi casi di sars-cov-2 registrati nelle ultime 24 ore secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute. 317 i decessi. 372.944 i tamponi processati con una positività che sale al 7%. Gli attualmente positivi sono 520.061, 492.926 dei quali si trovano in isolamento domiciliare, 24.153 ricoverati con sintomi. In terapia intensiva sono ricoverati 2.982 pazienti, 270 gli ingressi nelle ultime 24 ore. Il totale dei deceduti da inizio epidemia è a quota 101.881.

Magrini (AIFA): «Mai visto tanto allarme senza base nei dati»

«Il vaccino di AstraZeneca è sicuro. Il rapporto tra benefici e rischi è estremamente favorevole. Non bisogna averne paura al momento e occorre continuare a recarsi ai centri vaccinali con grande tranquillità», esorta i cittadini a non farsi condizionare da facili suggestioni Nicola Magrini, direttore di Aifa, l'agenzia italiana del farmaco, in una lunga intervista sul Corriere della Sera.

«Le evidenze scientifiche parlano. Milioni di persone sono state trattate in tutto il mondo, oltre 10 milioni solo nel Regno Unito, e non hanno avuto che effetti indesiderati lievi, di breve durata, non pericolosi e ben noti: febbre, emicrania, dolori muscolari. Per quanto riguarda alcune segnalazioni più gravi, incluse alcune morti improvvise o infarti, il nesso di causalità col vaccino non è stato stabilito e sono pertanto da considerare episodi dovuti ad altro». Dunque, non c'è ragione di rifiutarlo.

«Importante leggere esito delle autopsie»

Sui decessi avvenuti, Magrini chiarisce: «Sarà importante leggere l'esito delle autopsie nel dettaglio. Per almeno un caso è già stata esclusa la relazione diretta col preparato di AstraZeneca. Oggi sarà effettuata l'autopsia sul militare di Augusta. E' di primario interesse perché è il caso più ravvicinato alla somministrazione della dose. Sono stati coinvolti per questo esame, anche esperti di coagulazione. Solo dopo gli approfondimenti sarà possibile escludere del tutto un rapporto tra il decesso e il vaccino. Siamo relativamente fiduciosi tanto che l'Italia ha deciso di limitarsi al sequestro del lotto cui appartengono le dosi «incriminate» e non disporre l'arresto della campagna che sta andando avanti».

«Rassicuriamo completamente i vaccinati - aggiunge -. Gli eventuali effetti indesiderati si sviluppano nei giorni immediatamente successivi all'iniezione, di solito non oltre 48 ore. Non c'è alcun motivo di saltare il richiamo. Fatelo tranquillamente alla dodicesima settimana, come raccomandato». E meglio fare controlli se si nutrono dubbi? «Credo, come direttore di un'agenzia regolatoria, di poter inviare un messaggio: abbiate fiducia nel vaccino e nel nostro sistema di vigilanza sui farmaci, italiano e globale».

EMA: «Vaccini efficaci anche con variante»

«Bisogna avere un po' di pazienza, soprattutto adesso che stanno arrivando queste varianti, continuare il più velocemente possibile con le campagne vaccinali, penso che a primavera finalmente raggiungeremo un numero di vaccinazioni, anche a livello europeo, che sarà sostanziale. Mi auguro che andando verso l'estate poi si possa veramente tornare a qualcosa che somiglia alla normalità». Così a Sky TG24 Marco Cavaleri, responsabile della Strategia vaccini dell'Ema.

«I vaccini - ha detto - sono efficaci con le varianti, soprattutto con la cosiddetta variante inglese, abbiamo dati che mostrano come gli anticorpi formati da questi vaccini possano neutralizzare questa variante. Per alcuni vaccini come AstraZeneca ci sono anche dati clinici che mostrano come ci sia protezione su questa variante. Un po' più insidiose sono le varianti brasiliana e sudafricana, perché hanno molte più mutazioni. Però anche lì i dati ad esempio di J&J mostrano che c'è un livello di protezione alta, soprattutto dalla malattia grave. Sono dati incoraggianti e importanti, penso che questi vaccini riusciranno a contenere i danni che queste varianti potranno fare».

«J&J utile per raggiungere popolazione»

Quello di J&J sicuramente «è un vaccino maneggevole, il fatto che si possa usare con una sola dose, almeno a questo punto della campagna vaccinale in pandemia, è di aiuto e semplificherà le cose. Può essere tenuto in frigorifero, quindi sarà di grande aiuto per raggiungere la popolazione. È sicuramente un'opzione benvenuta».

Su Sputnik, ha sottolineato, «abbiamo iniziato a verificare le informazioni che sono disponibili ad oggi, e elaborato un piano per quando riusciremo ad avere tutte le altre informazioni che sono necessarie per arrivare a un'opinione regolatoria, incluse le ispezioni ai siti produttivi e ai centri che hanno condotto gli studi clinici. Il programma è ben definito, ora speriamo che tutto vada nel verso giusto e che riusciamo ad avere tutti i dati necessari, per poter concludere in tempi brevi».

«Prossima settimana riunione Comitato Farmacovigilanza»

«La settimana prossima ci sarà una riunione del nostro comitato di farmacovigilanza, dopo che tutti i casi cumulativi sono stati analizzati. Abbiamo cercato di avere tutte le informazioni, inclusa l'autopsia, così da avere un quadro completo, capire se questi dati ci permettono di arrivare a una conclusione in qualche modo. Però ci potrebbe essere bisogno di più tempo, di capire se altri casi vengono riportati e capire se effettivamente ci sia uno sbilancio dei casi dopo la vaccinazione, che non ci saremmo aspettati. Ad oggi non è così, i casi sono molto rari. Bisogna stare tranquilli e andare avanti con le vaccinazioni. Nel Regno Unito, che è il Paese che ha vaccinato di più con AstraZeneca con undici milioni di dosi - ha detto poi -, non hanno visto niente di allarmante o preoccupante su questo fronte, sono dati che rassicurano».

Da Covid 100mila decessi: 16% con storia di tumore

Dei centomila morti per Covid in Italia circa il 16% sono persone con una storia di tumore. Di fronte all'inizio della terza ondata questi pazienti, se colpiti dal virus, rischiano di più a livello di complicanze gravi e ospedalizzazione. Per questo sono state inseriti, secondo le raccomandazioni ministeriali, tra le categorie da vaccinare con priorità nella seconda fase del piano vaccinale. Per capire come sul piano pratico si stiano organizzando le Regioni dotate di una rete oncologica avviata, ROPI, Rete Oncologica Pazienti Italia, ha organizzato un webinar apposito con la partecipazione dei referenti delle cinque reti regionali oggi operative in Italia, affiancati da esperti e rappresentanti istituzionali. L'intento è superare le diversità sul piano pratico che ancora ci sono a livello regionale nell'erogazione dei vaccini. Alcune di queste hanno già iniziato a vaccinare i pazienti oncologici, altre inizieranno dalla prossima settimana.

Astrazeneca annuncia nuovi tagli

AstraZeneca ha annunciato nuovi tagli alle forniture del suo vaccino contro il coronavirus all'Ue. Il colosso farmaceutico anglo-svedese ha annunciato «carenze» per le forniture di vaccini pianificate per l'Unione europea, senza specificare l'entità delle stesse «carenze» dichiarate in una nota. Il gruppo al centro di timori e polemiche per le sospensioni dell'uso del suo vaccino in più Paesi si dice «dispiaciuto nell'annunciare la frenata, «nonostante lavori instancabilmente per accelerare la fornitura». Intanto l'Organizzazione mondiale della sanità ha respinto i timori che hanno spinto i paesi in Europa e in Asia a sospendere l'uso.

Burioni: «Studio dimostra vaccino Pfizer impedisce infezione»

«Molti sostengono che i vaccini impediscano la malattia e non l'infezione. Non è vero. Il vaccino Pfizer, in uno studio gigantesco, ha dimostrato essere in grado di impedire l'infezione con un'efficacia del 90%. Precauzioni sì, terrore gratuito no». Lo scrive su Facebook il virologo Roberto Burioni postando i risultati di uno studio pubblicati sul New England Journal of Medicine.