22 giugno 2021
Aggiornato 08:30
Scuola

«Un azzardo riaprire i licei così»

Lo si legge in una lettera aperta da loro denominata «mozione pubblica» firmata dalla quasi totalità dei docenti del Liceo Tasso di Roma, storico liceo classico della Capitale

Il Presidente del Consiglio Giuseppe CONTE con Lucia AZZOLINA, Ministro dell'Istruzione
Il Presidente del Consiglio Giuseppe CONTE con Lucia AZZOLINA, Ministro dell'Istruzione ANSA

«Non si tratta solamente di 'riaprire le scuole', che peraltro - a eccezione delle superiori - hanno continuato a garantire la formazione in presenza. Si tratta di riuscire a mantenerle aperte con continuità sino alla fine dell'anno scolastico: in questa prospettiva anche il 50% di studenti in presenza nelle attuali condizioni sembra costituire un azzardo». Lo si legge in una lettera aperta da loro denominata «mozione pubblica» firmata dalla quasi totalità dei docenti del Liceo Tasso di Roma, storico liceo classico della Capitale, da anni in testa alla speciale classifica annuale sulla qualità delle scuole italiane curato dalla Fondazione Agnelli

«L'auspicio - affermano i docenti del Tasso, oltre settanta per una volta sostanzialmente tutti uniti i quali mettono la loro faccia con nome e cognome su una iniziativa di denuncia contro le modalità di riapertura in presenza delle scuole superiori dal prossimo 7 gennaio- è che la tanto sbandierata 'centralità della scuola' diventi reale e non solo l'effimero baluardo propagandistico: perché l'esigenza di formazione cui tutti fanno riferimento è stata minata dai tagli che la scuola ha regolarmente subito, emarginata in una subalternità disarmante». Se dunque «la conferenza Stato-Regioni ha trovato l'intesa sulla riapertura delle scuole il 7 gennaio, riducendo saggiamente - almeno nella prima settimana - la percentuale in presenza degli studenti dal 75% al 50%, con la prospettiva di aumentarla al 75% dal 16 gennaio se ve ne saranno le condizioni, riapriamo senza escogitare turni inapplicabili e controproducenti come quelli (dalle 8 alle 16) decretati dalle prefetture laziali e acriticamente imposti alle scuole dall'USR Lazio (incurante dell'argomentata opposizione dei dirigenti scolastici)».

«Si tratta di orari scolastici che impediscono agli studenti - specie dei Licei di potere anche studiare e consolidare gli apprendimenti, vanno a sovrapporsi agli orari di uscita pomeridiana degli uffici, rendono impossibile l'igienizzazione e sanificazione dei locali scolastici per la giornata successiva (dati gli organici attuali di personale ausiliario), non tengono conto delle specificità degli istituti e del territorio, causano assembramenti di docenti nelle scuole - prive di spazi adeguati - nelle numerose ore «buche» e ignorano il problema della refezione degli studenti adolescenti (gli istituti superiori non sono dotati di mensa), lanciando il fuorviante messaggio che si possa anche «saltare il pranzo» in deroga alle norme più elementari di educazione all'alimentazione. Relegano le attività degli organi collegiali (in remoto), compartecipate da docenti, studenti e famiglie, in orari serali-notturni».

«All'entusiasmo per la ripartenza fanno da contrappeso - sottolineano i settanta insegnanti dello storico liceo romano- molte perplessità e timori che vengano commessi i medesimi errori del passato, quali il mancato intervento sui trasporti (potenziamento delle corse negli orari di uscita degli studenti e istituzione di scuolabus); il numero troppo elevato di alunni all'interno delle scuole; l' assenza di tracciamento veloce dei contagi mediante tamponi rapidi, dichiarato e mai eseguito; la poca chiarezza sull'uso delle mascherine, inizialmente non obbligatorie in 'fase statica'».

«Si era partiti - ricordano- con una presenza al 100% (80% nel nostro Istituto): in 3 settimane la curva dei contagi ha cominciato a salire esponenzialmente. Se avessimo iniziato con una turnazione del 50% in settembre e fossimo tempestivamente scesi al 25% a inizio ottobre, 'forse' non avremmo mai chiuso. 'La scuola è un luogo sicuro', ci veniva ripetuto come slogan. Le scuole hanno seguito rigidamente i protocolli di sicurezza limitando i contagi al proprio interno, potendo contare allora sulla costante aerazione dei locali oggi impossibile. Molti contagi sono stati addebitati ai cluster familiari, quando era un genitore ad ammalarsi. Gli studenti che contraggono il contagio fuori della scuola, inoltre, lo portano al suo interno: con la conseguenza che compagni di classe e docenti (sempre impegnati su più classi, talora su più scuole) sono costretti a lunghe settimane di stop.La ASL ha disposto la quarantena per intere classi con i rispettivi docenti, con il risultato che la scuola si andava svuotando di giorno in giorno e spesso si rientrava per ricominciare un'altra quarantena fiduciaria e/o obbligatoria a pochi giorni di distanza».

«Alcune scuole a ridosso della chiusura - prosegue il documento- avevano già un discreto numero di classi in didattica a distanza per ragioni sanitarie. Collegi docenti e consigli d'Istituto sono stati chiamati a riprogettare settimanalmente orari, calendari e programmazioni; i Dirigenti scolastici con il personale ATA hanno continuato invano a spostare banchi, a misurare spazi, mentre l'epidemia ha tempi e logiche altre: soprattutto corre molto più velocemente delle conferenze, dei tavoli di lavoro e delle dichiarazioni rilasciate nei salotti televisivi».

«Sia i docenti che gli studenti - assicurano gli insegnanti del Tasso- vogliono rientrare, ma per rimanervi sino alla fine dell'anno scolastico che ha una sua scansione precisa e definita. I tempi dell'apprendimento e della verifica necessitano di una programmazione di lungo periodo, che solo la turnazione in presenza limitata e prudente ma CONTINUA può assicurare. Gli «stop» allo 0% e i «go» al 75% non servono alla scuola, a chi la costruisce e la abita, ma solo alla propaganda politica e ideologica. La scuola è relazione e correlazione, fisicità, incontro, visività, comunicazione verbale e non verbale, partecipazione emotiva: tutto quello che la scuola superiore italiana non è stata da marzo a oggi».

«Riapriamo dunque - concludono- ma con percentuali di studenti in presenza sostenibili nell'attuale fase epidemica: limitiamo le presenze, almeno in questi primi mesi nei quali la «terza ondata» (ma la seconda si è mai esaurita?) si confonderà con il normale picco influenzale, quando il clima più rigido non permetterà la continua e regolare aerazione dei locali senza vanificarne il riscaldamento. Riapriamo, ma potenziamo il trasporto degli studenti - vero nodo della questione - con l'impiego di autobus dedicati, così che non divengano veicolo di contagio per quanti continuano, pur senza di loro, a utilizzare mezzi affollati. Diamo la possibilità alle compagnie di pullman turistici fermi nei depositi, ove siano in regola con le norme vigenti, di partecipare alla gestione del problema, che non si risolve certo solo con il 'bonus taxi' per i docenti. Intensifichiamo le frequenze del trasporto pubblico, aumentandole ai livelli delle ora di punta anche nella fascia oraria del rientro degli studenti alle proprie abitazioni (13.30 - 15.30)».