18 dicembre 2018
Aggiornato 22:00

Beppe Grillo si salva con la prescrizione (che il M5s voleva bloccare)

Estinto il processo al fondatore del Movimento per aver violato i sigilli di un presidio No Tav in val di Susa. Con il decreto anticorruzione sarebbe stato condannato

Il garante del Movimento 5 stelle, Beppe Grillo
Il garante del Movimento 5 stelle, Beppe Grillo (Angelo Carconi | ANSA)

ROMA – Ironia della sorte. Solo un mese fa, il Movimento 5 stelle si batteva con il coltello tra i denti contro la prescrizione. «Una battaglia che fa parte del Dna del M5S: non è possibile che chi ha più soldi possa arrivare ad un processo più lungo», tuonava il leader Luigi Di Maio, mostrando alla telecamera il cartello #BastaImpuniti. Oggi, a poche settimane di distanza, a beneficiare della prescrizione è proprio lo stesso fondatore del Movimento, Beppe Grillo. Evitando una condanna che, se la legge anticorruzione dei pentastellati fosse già entrata in vigore (invece di essere rimandata al 2020), sarebbe probabilmente piovuta sulla sua testa, proprio in virtù dell'emendamento Bonafede che blocca la prescrizione dopo la sentenza di primo grado.

Il caso di Grillo
La vicenda risale al dicembre 2010, quando il comico violò i sigilli di una baita in val di Susa, durante un suo comizio davanti ad un gruppo di manifestanti No Tav. In primo grado Grillo era già stato condannato a quattro mesi e al pagamento di cento euro di multa, e su questa sentenza sembravano concordare anche i giudici della Corte d'appello di Torino, i quali infatti hanno scritto che «i presupposti per una pronuncia assolutoria per motivi di merito non sussistono». Eppure nel frattempo è intervenuta la prescrizione del reato, che dunque ha estinto il processo di Beppe evitandogli il rischio di una possibile nuova pronuncia di colpevolezza. Prescrizione alla quale, vale la pena sottolinearlo, lo stesso garante del M5s non ha rinunciato (come avrebbe potuto fare per legge): al contrario l'ha incassata, presumibilmente con grande soddisfazione.

E Forza Italia affonda
Inutile dire che la prescrizione a Beppe Grillo è diventata subito un caso politico, e l'opposizione non si è fatta pregare ad inzupparci il pane: «A Di Maio & soci, che tanto si sono spesi nelle scorse settimane per far passare l'equivalenza ideologica tra prescrizione e colpevolezza, chiediamo: ora che Beppe Grillo vede prescritto un reato che gli era stato contestato, entra di diritto nella lista dei 'furbetti della prescrizione' che sfuggono alla giustizia? – chiede il deputato di Forza Italia Francesco Paolo Sisto – Pur trattandosi di un avversario politico, noi restiamo coerenti: Beppe Grillo è un cittadino che ha goduto dell'applicazione di un diritto costituzionalmente tutelato, quello alla ragionevole durata del processo. Ma questo caso è la prova provata di come il giustizialismo grillino, così carico di paradossi, finisca per rivelarsi un boomerang», conclude. Gli fa eco l'altra deputata forzista Elvira Savino: «L'avvenuta prescrizione di cui ha beneficiato Beppe Grillo, per un reato cui era stato condannato in primo grado a quattro mesi di reclusione senza condizionale, è la nemesi che si abbatte sul M5S e la doppia morale che da sempre contraddistingue i grillini. Ora neppure in tema di giustizia possono più dare lezioni a nessuno. Noi restiamo garantisti, verso Grillo e verso chiunque, però aspettiamo con ansia di conoscere le valutazioni del vicepremier Di Maio e del ministro Bonafede, che nelle settimane scorse si sono scatenati contro l'istituto della prescrizione e contro chi in passato ne ha usufruito».