16 giugno 2019
Aggiornato 09:00
Decreto sicurezza

Alla Camera 600 emendamenti al dl sicurezza. Unhcr: «Ecco cosa ci preoccupa di più»

Il relatore Brescia (M5s): «Non propongo modifiche, ma ho forti perplessità su diversi punti». In campo anche l'Alto Commissariato per i Rifugiati dell'Onu

Il corteo a Roma contro il razzismo e il decreto sicurezza
Il corteo a Roma contro il razzismo e il decreto sicurezza ( ANSA )

ROMA - Sono circa 600 gli emendamenti presentati in commissione Affari Costituzionali alla Camera. Di questi 5 sono presentati dal Movimento 5 Stelle. Per il presidente della commissione e relatore del provvedimento, Giuseppe Brescia (M5S), rimangono forti perplessità su diversi punti del testo, come il ridimensionamento dello Sprar e la mancata tutela a chi potrebbe subire trattamenti disumani e degradanti. Sono punti a cui alcuni emendamenti presentati dal M5S hanno dato risposta. «Personalmente ho ritenuto opportuno non presentare emendamenti migliorativi come relatore perché è noto che non governiamo da soli». L'impianto proposto dal decreto secondo Brescia regge se aumentano i rimpatri e se il numero di sbarchi rimane invariato, in caso contrario è destinato a creare «più irregolari, più marginalità e più insicurezza».

Protezione umanitaria a rischio

In campo contro il decreto Salvini di nuovo anche l'Unhcr, preoccupato da un testo considerato nel suo complesso negativo perché «rischia di alimentare una percezione mistificante di un fenomeno in una fase i cui numeri parlano di arrivi molto contenuti». A ribadirlo è stato ancora una volta il responsabile per l'Italia Andrea De Bonis nel corso di una audizione presso la I Commissione Affari Costituzionali della Camera. De Bonis ha parlato di 22.450 arrivi e di un forte calo delle domande di asilo, scese a 47 mila. Numeri che, secondo l'Unhcr, possono «essere il presupposto per pianificare politiche più strutturate per i beneficiari di protezione umanitaria».

I rischi secondo l'Unhcr

A preoccupare, in primo luogo, sono l'abrogazione nell'articolo 1 del Dl dell'istituto della protezione umanitaria e l'estensione temporale dei trattenimenti che, ha spiegato De Bonis all'articolo 3 del testo licenziato al Senato prevedono un totale di 210 giorni, sproporzionato per le procedure di identificazione e addirittura maggiori per i casi di espulsione che è di 180 giorni. Altri punti critici, sempre secondo l'Unhcr, quelli che riguardano le procedure per le domande reiterate, a cui verrebbero poste una serie di ostacoli che rendono nei fatti - è stato sottolineato - molto complicato ripresentare nuove domande anche in presenza di casi seri. Infine, vengono sollevati dubbi sulle modifiche apportate al sistema Sprar che, secondo l'organismo dell'Onu, produrrà minor coinvolgimento dei Comuni e, con il taglio dei costi, fa pensare che si concentrerà sui grandi centri che hanno mostrato «forti limiti e standard bassi». Da qui la richiesta di prevedere standard più elevati e servizi persona nei centri di prima accoglienza.