17 dicembre 2018
Aggiornato 11:33

Meloni censurata da Le Iene sul caso del finto candidato sindaco Ismaele La Vardera

La leader di Fratelli d'Italia ha pubblicato su Facebook la versione integrale della sua intervista al programma di Italia 1 che domenica sera ha realizzato un servizio su La Vardera

ROMA - Giorgia Meloni censurata da Le Iene. La leader di Fratelli d'Italia ha pubblicato su Facebook la versione integrale della sua intervista al programma di Italia 1 che domenica sera ha realizzato un servizio su Ismaele La Vardera, il giovane finto ex candidato sindaco di Palermo, giornalista de Le Iene lui stesso, sostenuto da FdI e Lega nel 2017, che in realtà si era inventato tutto per «motivi professionali»: La Vardera aveva infatti ripreso di nascosto i suoi colloqui con i politici siciliani e nazionali, compresa la Meloni, per mostrare il «marcio della politica» fatta di inciuci e accordi sottobanco. Materiale che poi è diventato un docu-film dal titolo «Italian politics for dummies», che uscirà nelle sale il 26 e 27 novembre.

Il documentario racconta tutto ciò che ha visto durante la sua finta campagna elettorale a sindaco di Palermo. E oggi Le Iene sono andate a chiedere anche alla leader di FdI se lo vedrà. «Ho risposto di no - spiega Meloni su Facebook - perché non sopporto l’idea che siamo stati tutti presi in giro per qualcuno che stava solo facendo soldi per sé, ma che sono disposta ad andare a vedere il film se La Vardera è disponibile a rinunciare a qualunque guadagno sul film». Peccato che questa parte della risposta della leader di Fratelli d'Italia, alquanto importante, sia stata completamente tagliata: «Incredibilmente la mia risposta è stata tagliata. Perché? Davvero incomprensibile» commenta.

«Ismaele, se vuoi dimostrare che siamo tutti delle merde fallo» aveva detto Giorgia Meloni. Parole che la «Iena dal ciuffo rosso», come è stato definito da Salvini, aveva evidentemente preso alla lettera. In occasione della sua candidatura a sindaco, con una telecamera nascosta ha registrato le conversazioni segrete avute con diversi politici, da Matteo Salvini a Giancarlo Giorgetti, da Giorgia Meloni e Ignazio La Russa, da Gianfranco Miccichè a Rosario Crocetta, passando per il due volte presidente della Regione Sicilia, condannato a 7 anni per favoreggiamento a Cosa nostra, Totò Cuffaro. Questi politici sono diventati così attori inconsapevoli del suo lavoro cinematografico, che qualcuno ha definito giornalismo d'avanguardia.

Inutile dire che quella di La Vardera è stata la più chiacchierata candidatura della città, perché il giornalista si era proposto come alternativa al vecchio sistema. Poi, la notte del 12 giugno 2017, durante lo spoglio, La Vardera conquista appena il 2,7% di voti e subito dopo si scopre tutto il bluff: era solo una messinscena. Obiettivo, realizzare questo docufilm, pieno zeppo di conversazioni «segrete» e circostanze surreali, dice lui nel trailer sponsorizzato in pompa magna da Le Iene. «Ho documentato accordi indicibili, intrighi pericolosi. Ho svelato l'identità di vecchi e nuovi burattinai della politica».

«Di questa avventura - scrive la redazione de Le Iene nella nota che annuncia l'uscita nelle sale del film - ognuno si farà la propria idea. A Ismaele è servita a capire che la politica in fondo è un mondo semplice. Non importa saper fare quel che prometti, importa prometterlo bene. Non importa da dove arrivano i voti, importa che arrivino. Non importa se dici una cosa e ne fai un'altra, e soprattutto non importa che sia vero. Importa dirlo tante volte. E poi se qualcuno ti dà quel che vuoi, tu gli dai quello che vuole. Se lo fai con un boss è voto di scambio, se lo fai con chi è dentro il sistema non si chiama più così. Si chiama accordo politico». La redazione accenna anche alla parte più suggestiva del film, quella girata - secondo le indiscrezioni diffuse dal Guardian - in un seminterrato nel quartiere della Kalsa, roccaforte della mafia siciliana. «La Vardera - anticipa il quotidiano inglese - viene accompagnato da un ex consigliere comunale per incontrare un parente del boss mafioso Gino ‘U mitra’ Abbate». Che avrebbe offerto un accordo: «Possiamo consegnare 300 voti in questo quartiere, ma vi costeranno 30 euro ciascuno. Qui la gente ha bisogno di cibo. Qui decidiamo per chi voterà la gente, altrimenti non voterà».