15 dicembre 2018
Aggiornato 20:00

Omicidio Desirée, cade l'accusa di omicidio per due arrestati: per il nigeriano e il senegalese cambia tutto

Cade l'accusa di omicidio per due degli arrestati per la morte Desirée Mariottini

Uno degli arrestati per l'omicidio di Desirée Mariottini
Uno degli arrestati per l'omicidio di Desirée Mariottini (ANSA/Franco Cautillo)

ROMA - Cade l'accusa di omicidio per due degli arrestati per la morte Desirée Mariottini, la 16enne trovata senza vita lo scorso ottobre in un edificio occupato nel quartiere di San Lorenzo a Roma: il Tribunale del Riesame ha infatti annullato l'accusa per il nigeriano 47enne Chima Alinno e il 43enne senegalese Brian Minthe, che restano comunque in carcere. Accogliendo le richieste delle difesa, i giudici hanno anche modificato l'accusa di violenza sessuale di gruppo in abuso sessuale aggravato dalla minore età della vittima. Resta, per entrambi, l'accusa di spaccio. Per l'altro senegalese arrestato, il 27enne Mamadou Gara, l'udienza al Riesame è prevista domani.

Come hanno trovato il pusher italiano
Ieri la Procura di Roma aveva presentato istanza all'ufficio del giudice delle indagini preliminari per Marco Mancini, il 36enne indagato per avere, secondo le accuse, fornito le sostanze stupefacenti alla 16enne trovata morta. Secondo le accuse, l'uomo avrebbe fornito le sostanze stupefacenti alla ragazzina. Gli investigatori della Squadra mobile hanno fermato Mancini dopo due settimane di ricerche. In tasca gli hanno trovato 12 dosi di cocaina e alcuni dei farmaci che scambiava nel palazzo dell'orrore in via dei Lucani per ricevere indietro dal branco accusato di aver sedato, violentato e lasciato morire Desirée Mariottini dosi di droga. Quelle medicine mischiate con metadone e altre sostanze, per i pm sarebbero serviti ai quattro uomini già in carcere per omicidio e stupro di gruppo per stordire la ragazzina di Cisterna di Latina. Mancini, 36 anni, incensurato, è considerato dal pm Stefano Pizza uno dei pusher dello stabile abbandonato. Tossicodipendente, scambiava gli psicofarmaci che gli venivano prescritti con dosi di droga.

Fatale la tracciatura dei farmaci
L'arresto di Mancini è stato possibile grazie al sistema di tracciatura dei farmaci che viene effettuata dalle farmacie italiane. Questo sistema permette un controllo totale della filiera del farmaco e, in questo caso, "è stato determinante nella cattura di un delinquente" spiega Vittorio Contarina, presidente di Federfarma Roma, commenta l'operato della Squadra Mobile di Roma. Nel corso delle indagini, gli agenti della Squadra Mobile hanno rinvenuto la confezione integra di un medicinale. Attraverso il numero di targatura sono riusciti a risalire alla farmacia romana che l'aveva venduta e alla relativa ricetta, con conseguente identificazione del paziente: Mancini appunto. "In sostanza - commenta Contarina - la filiera è stata percorsa al contrario. Quello della Distribuzione Per Conto (farmaci acquistati dalla Regione e distribuiti dalle farmacie attraverso una particolare procedura) è un meccanismo molto preciso e collaudato, che rappresenta un onere importante dal punto di vista professionale ma che contribuisce a distinguere le farmacie da ogni altro esercizio commerciale. Grazie a questo sistema e al lavoro delle forze dell'ordine, che cercano sempre di più la nostra collaborazione sia per la capillarità delle farmacie sul territorio che per le nostre procedure informatiche, siamo riusciti a garantire alla giustizia una delle cause della morte di Desirée".