15 dicembre 2018
Aggiornato 18:30

Fallisce il referendum sull'Atac. E la Raggi esulta ancora

Alle urne solo il 16% dei romani, non si raggiunge il quorum. La sindaca: «I cittadini vogliono che la società resti pubblica». I Radicali preannunciano ricorso

La sindaca di Roma Virginia Raggi in Campidoglio
La sindaca di Roma Virginia Raggi in Campidoglio (Giuseppe Lami | ANSA)

ROMA – Solo il 16,3% dei romani partecipa al referendum consultivo sul futuro del trasporto pubblico locale della capitale. 386.785 cittadini che in gran parte dicono sì alla liberalizzazione: il 75% di chi si esprime dice sì al primo quesito, il 74% dice no al secondo, con le punte di partecipazione maggiore al centro a guida Pd: nel primo Municipio, dove vota oltre il 25% dei cittadini, e nel secondo dove si esprime oltre il 21%. Ma in nessuno dei casi si raggiunge il quorum del 33% necessario a rendere i risultati effettivi.

Nulla di fatto
«Atac resta dei cittadini – esulta la sindaca Virginia Raggi su Twitter – I romani vogliono resti pubblica. Ora impegno e sprint finale per rilanciarla con acquisto 600 nuovi bus, corsie preferenziali, più controlli, riammodernamento metro. Attenzione e rispetto per tutti i votanti». Mentre i promotori del Comitato del Sì confermano la volontà espressa di ricorrere contro l’esito: «A nostro avviso il quorum non serve per questo referendum – spiega il deputato di +Europa Riccardo Magi, presidente del Comitato – e per questo impugneremo la questione davanti al Tar se il Campidoglio insiste con l’esistenza del quorum. Tra l’altro, già di per sé, il quorum per un referendum consultivo non ha alcun significato e questa è anche la motivazione alla base dell’intervento che ha fatto il Campidoglio sullo statuto comunale». Magi rivendica per la propria parte di aver conquistato, «per quasi 400 mila persone e per l’intera città di Roma, un’occasione di confronto politico, di dibattito, di partecipazione. Il mancato raggiungimento del quorum è una sconfitta per l’amministrazione della democrazia diretta e per una sindaca che ha fatto fatica, nelle settimane passate, e nei mesi scorsi, a dire anche una parola su questo referendum, a invitare i cittadini ad andare a votare e che ha fatto fatica, a quanto pare, anche a farsi fotografare al seggio elettorale per paura che questo potesse essere interpretato come un invito ad andare a votare per altri cittadini», ha aggiunto.

Le proteste
Oltre al fatto che la giornata di voto è stata resa più complessa dalla contraddittorietà tra l’azione di alcuni presidenti dei seggi, che hanno impedito di votare a chi fosse sprovvisto di tessera elettorale. Palazzo Senatorio, tuttavia, è intervenuto con una nota sottolineando che le istruzioni per gli uffici elettorali di sezione, pubblicate sul sito di Roma Capitale, «riportavano, al paragrafo 55, la chiara indicazione che: ‘Per poter votare, l’elettore deve esibire un documento di riconoscimento. Sono ammessi a votare gli elettori iscritti nelle liste della sezione, anche se sprovvisti di tessera elettorale’». Il Comitato Mejo de No ha affidato a Fb la propria soddisfazione per il risultato: «Nel 2011, 1 milione e 200 mila romani avevano già votato e sonoramente bocciato l’idea di affidare al privato il servizio pubblico e oggi semplicemente hanno ignorato il disperato tentativo dei Radicali di sovvertire il giudizio popolare». E i sindacati di base dell’Usb hanno colto l’occasione per rilanciare uno degli impegni elettorali della Giunta Raggi e del M5s al governo: «È tempo adesso che l’amministrazione comunale faccia la sua parte – hanno ipotizzato in una nota – chiedendo alla Regione Lazio e al Governo finanziamenti adeguati e lavorando seriamente ad un progetto di ripubblicizzazione al 100% di tutto il trasporto pubblico romano, che preveda la reinternalizzazione di tutte le attività e di tutti i lavoratori».