16 dicembre 2018
Aggiornato 11:00

Salvini raccoglie l'appello del marito di Asia Bibi: «Mi impegno ad aiutarla»

Dalla politica italiana un coro unanime di sostegno alla donna cristiana accusata di blasfemia in Pakistan, che resta in prigione a rischio della sua vita

Le proteste dei fondamentalisti islamici in Pakistan dopo la cancellazione della condanna a morte per blasfemia di Asia Bibi
Le proteste dei fondamentalisti islamici in Pakistan dopo la cancellazione della condanna a morte per blasfemia di Asia Bibi (Rahat Dar | EPA)

ROMA – Resta incerta la sorte di Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte per blasfemia nel 2010 in Pakistan e poi assolta la scorsa settimana. La sua liberazione è stata infatti rimessa in discussione dalla presentazione di un ricorso contro la sua assoluzione, a seguito di un controverso accordo raggiunto nella notte di venerdì tra le autorità pakistane e i manifestanti fondamentalisti islamici che paralizzano il Paese.

Incolumità a rischio
E il marito di Asia ha lanciato proprio oggi un appello al governo italiano perché aiuti la sua famiglia a lasciare il Paese: «Chiedo al governo italiano e faccio un appello perché ci aiuti a uscire dal Pakistan, perché siamo in pericolo – ha detto Ashiq Masih in un colloquio telefonico con la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre – In questo momento siamo estremamente preoccupati perché la nostra vita è in pericolo e abbiamo difficoltà anche a trovare da mangiare». Mentre Asia Bibi resta ancora in carcere in attesa della registrazione della sentenza di assoluzione, la famiglia vive nella paura, ha precisato la Fondazione in una nota. Le proteste dei fondamentalisti, che continuano a chiedere che Asia venga giustiziata, hanno infatti costretto i familiari della donna a rimanere chiusi in casa in un luogo sicuro. Nei giorni scorsi l'avvocato difensore di Asia, Saif ul-Malook, è stato costretto ad andare all'estero perché anche lui rischiava la vita.

Governo e opposizione insieme
Ashiq ha chiesto dunque asilo al governo italiano e soprattutto un aiuto a lasciare il Paese. Una richiesta rispetto alla quale il ministro Matteo Salvini si è detto pronto a fare «tutto quello che è umanamente possibile». Il vicepremier è intervenuto al telefono dal Ghana, dove si trova in missione, ai microfoni di Rtl 102.5: «Vi posso dire qualcosa, non tutto, per motivi di sicurezza. Ci stiamo lavorando con altri Paesi occidentali: bisogna farlo con discrezione e attenzione per evitare problemi in loco alla famiglia che, giustamente, vuole avere un futuro. Perché nel 2018 non si può essere a rischio di morte per un'ipotetica blasfemia raccontata per vie traverse – ha proseguito Salvini – Posso assicurare che io, da ministro ma da leghista, ci tengo che donne e bambini a rischio della vita possano avere un futuro, nel nostro o in altri Paesi occidentali. Farò tutto quello che è umanamente possibile per garantirlo a questa ragazza. Ovviamente questo va di pari passo a una chiusura all'immigrazione clandestina che rischia di portare caos a Roma come a Milano». Sulla vicenda la politica italiana si è unita in un coro unanime di sostegno. Da destra la presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, ha twittato: «Fratelli d'Italia chiede al Governo di ascoltare la disperata richiesta di aiuto di Ashiq Masih: l'Italia conceda subito asilo politico a lui, a sua moglie Asia Bibi e ai suoi figli, minacciati di morte dagli estremisti islamici pachistani. L'Italia non si volti dall'altra parte». E da sinistra Matteo Renzi ha lanciato un appello, nel corso di una diretta Facebook: «Vorrei che il governo avesse tutto il sostegno delle opposizioni per liberare Asia Bibi. Tutto quello che può essere fatto per Asia si facesse, con il sostegno di tutte le opposizioni. L'Italia è grande quando permette alle ragazze di esercitare le proprie libertà. Vorrei che l'Italia ricordasse i suoi valori fondamentali, e facesse tutto il possibile per liberare Asia Bibi».