16 dicembre 2018
Aggiornato 08:30

L'ideona del Pd per rilanciarsi alle elezioni europee? Cambiare nome

L'ex ministro Franceschini lancia la proposta in vista del congresso: presentarsi con un listone aperto e che abbia un simbolo nuovo. Non tutti sono d'accordo

Dario Franceschini durante il Forum per l'Italia, conferenza programmatica del Partito Democratico
Dario Franceschini durante il Forum per l'Italia, conferenza programmatica del Partito Democratico (Flavio Lo Scalzo | ANSA)

ROMA – Andare alle elezioni europee con un listone che abbia «un nome nuovo» e che rappresenti «il campo largo europeista e di opposizione a questo governo». È la proposta che l'ex ministro Dario Franceschini lancia in vista del congresso del Partito Democratico. In un'intervista a Repubblica, Franceschini fa notare «il risveglio dell'opinione pubblica: la manifestazione antirazzista di Milano, la solidarietà a Mimmo Lucano, l'iniziativa della società civile contro la disastrosa amministrazione di Roma: sono segnali da raccogliere e contrapporre al governo Salvini-Di Maio, molto più pericoloso di Berlusconi». In questo contesto «abbiamo il dovere di costruire l'alternativa e senza il Pd non si costruisce. Perciò dobbiamo allargarci, pensare a una lista per le Europee con nome nuovo che accolga anche chi non vuole entrare nel Partito Democratico». Per Franceschini occorre «costruire qualcosa di più grande perché le europee saranno uno scontro tra europeismo e antieuropeismo e noi dobbiamo tenere dentro tutte le forze europeiste».

Gentiloni ottimista
Un nome diverso per il Pd alle Europee? «Vedremo come ci presenteremo alle elezioni, intanto qui a Milano c'è una buona atmosfera di ripresa. Il congresso? Prima si fa e meglio è». Lo ha detto Paolo Gentiloni, arrivando a Milano per il Forum nazionale del Pd. «Mi sembra che qui a Milano ci sia una vitalità del Partito Democratico e penso che questa sia una buona notizia per tutti gli italiani – ha sottolineato l'ex premier – perché un'opposizione che sia pure lentamente riprende a rimettersi in sesto e riprende a contribuire all'agenda del Paese è un fatto di cui una democrazia dovrebbe comunque rallegrarsi. In un momento così delicato per il Paese e la sua economia sapere che c'è il principale partito opposizione che ragiona sui suoi programmi e si prepara a un congresso e a un confronto di idee penso sia una buona notizia».

Sala critico
Più dubbiosa la posizione del primo cittadino di Milano, Beppe Sala: «Nulla contro il fatto che ci sia una lista aperta» alle elezioni Europee come proposto da Dario Franceschini «ma i tempi lo consentono? C'è un tema di rispetto verso chi si vuole candidare, che dovrà decidere entro dicembre visto che le Europee sono il 26 maggio: la circoscrizione è molto larga e bisogna andare in giro. Se si dice lista nuova, bisogna dirlo se si è in condizione di farla. Il tempo stringe».