16 dicembre 2018
Aggiornato 08:30

La Corte Europea condanna l'Italia: «Negati diritti umani al boss Provenzano»

Nel mirino la decisione di rinnovare il regime di carcere duro, il 41-bis, al capomafia: «Sottoposto a trattamenti inumani e degradanti». La rabbia di Salvni

La cattura nel 2006 del boss Bernardo Provenzano
La cattura nel 2006 del boss Bernardo Provenzano (ANSA/REPERTORIO)

STRASBURGO - La Corte Europea dei diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia per la decisione di rinnovare il regime di carcere duro, il 41-bis, al capomafia Bernardo Provenzano, il 23 marzo del 2016. Quattro mesi prima della morte del padrino corleonese, deceduto il 13 luglio del 2016. Per i giudici europei, il governo italiano avrebbe violato il diritto di Provenzano, che versava in gravi condizioni di salute, e in grave sofferenza cognitiva, a non essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti. I medici che visitarono Provenzano definirono il paziente «incompatibile con il regime carcerario», aggiungendo che «l'assistenza che gli serve è garantita solo in una struttura sanitaria di lungodegenza». Per tale ragione il legale del boss, Rosalba Di Gregorio, aveva chiesto la revoca del regime carcerario duro e la sospensione dell'esecuzione della pena per il suo assistito. Una richiesta mai accolta.

Le motivazioni
Bernardo Provenzano, il capo della Mafia corleonese, arrestato nel 2006 dopo essere stato ricercato per quasi 43 anni e morto in carcere a Milano il 13 luglio 2016, non avrebbe dovuto restare sotto il regime speciale di detenzione 41 bis durante le fasi terminali della sua malattia, quando era ormai intubato e alimentato artificialmente (a partire dalla fine del 2013). La Corte ha concluso che, con la conferma del regime d'isolamento del 41 bis per Provenzano ormai gravemente ammalato c'è stata violazione dell'Articolo 3 della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo che proibisce trattamenti inumani e degradanti durante la detenzione; la Corte, invece, non ha rilevato che sussista una violazione dello stesso articolo per quanto riguarda la permanenza in stato detenzione, che il boss mafioso aveva chiesto fosse sospesa per ragioni di salute.

Il ministro della Giustizia Bonafede: «Il 41 bis non si tocca»
«Rispetto questa sentenza, non la commento ma voglio sottolineare che il 41 bis non si tocca». Questa la replica del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, a margine della presentazione del disegno di legge contro la violenza sulle donne. «Su questo c'è una lunga storia di confronto con l'Europa con cui siamo disposti a confrontarci. Tutto il mondo, non solo l'Europa ha da imparare dall'Italia in termini di normativa antimafia. Abbiamo le leggi più all'avanguardia che hanno dato i migliori risultati».

Salvini: «Per l'Italia decidono gli italiani»
Duro invece il commento del ministro dell'Interno e leader dell Lega, Matteo Salvini: «La Corte Europea di Strasburgo ha 'condannato' l'Italia perché tenne in galera col carcere duro il 'signor' Provenzano, condannato a 20 ergastoli per decine di omicidi, fino alla sua morte». Per il 'capitano' del Carroccio questa è «l'ennesima dimostrazione dell'inutilità di questo ennesimo baraccone europeo. Per l'Italia decidono gli Italiani, non altri».

Di Maio attacca
Luigi Di Maio attacca la Corte europea dei diritti umani, che ha condannato l'Italia per l'applicazione del 41 bis a Bernardo Provenzano anche durante la malattia che lo ha portato alla morte. Su Instagram e twitter, Di Maio scrive: "Ma scherziamo? La Corte europea dei diritti umani ha condannato l'Italia perché decise di continuare ad applicare il regime duro carcerario del 41bis a Bernardo Provenzano, dal 23 marzo 2016 alla sua morte". Aggiunge Di Maio: "Avremmo così violato il diritto di Provenzano a non essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti. Non sanno di cosa parlano! I comportamenti inumani erano quelli di Provenzano. Il 41bis è stato ed è uno strumento fondamentale per debellare la mafia e non si tocca. Con la mafia nessuna pietà".