15 novembre 2018
Aggiornato 23:30

Paterniti (Antigone): «Perché la legge sulla legittima difesa creerà il far west»

Il ricercatore spiega, ai microfoni del DiariodelWeb.it, perché la sua associazione sta raccogliendo firme contro la proposta presentata dalla Lega

Claudio Paterniti Martello, ricercatore dell'associazione Antigone, voi siete fortemente contrari alla proposta di legge sulla legittima difesa presentata dalla Lega, al punto da lanciare una raccolta di firme. Come sta andando?
Abbastanza bene, direi. Ne abbiamo raccolte ad oggi quasi 28 mila e contiamo di farle crescere ancora.

Voi vi rivolgete al M5s chiedendo di bloccare la legge, perché la ritenete non emendabile e quindi da ritirare.
Sì. Noi ci rivolgiamo a tutte le forze parlamentari, compreso a chi ha presentato il disegno di legge, chiedendo di ritirarlo, per una serie di motivi che abbiamo elencato.

Vi hanno risposto o l'appello è caduto nel vuoto?
Non abbiamo ancora consegnato le nostre firme ai parlamentari, come è nostra intenzione. Ma abbiamo inviato le nostre considerazioni, come siamo soliti fare ogni volta in cui esaminiamo delle proposte di legge. E ad oggi non abbiamo ricevuto risposte da parte della politica.

Entriamo nel dettaglio della legge. L'aspetto paradossale è che da destra, in particolare da Fdi, questa legge è ritenuta troppo morbida. Il principio «la difesa è sempre legittima», voluto anche dalla Lega, è stato annacquato ed è rimasta la proporzionalità tra difesa e offesa. Perché, invece, voi la ritenete comunque troppo pericolosa?
Noi riteniamo che quello che dice Fratelli d'Italia sia una baggianata. Pensiamo che ciò a cui si mira non sia la legittima difesa, ma un'illegittima offesa. Secondo il codice penale la difesa, per essere legittima, deve essere proporzionale e necessaria. Sparare a un ladro di mele può essere una difesa non proporzionata.

Qui, però si parla di presenza di un'arma, o comunque di minaccia dell'estrazione.
No, non per forza. Già la legge attuale non prevede che il ladro debba essere armato. Se lei pensa al caso che prendono in considerazione i fautori della legge, uno può non sapere se la persona è armata ma difendersi solo perché lo teme. Queste circostanze, come accade oggi, devono essere valutate dalla magistratura. Ma la proposta di legge punta ad introdurre la presunzione della proporzionalità sempre. Basta che una persona minacci l'intrusione o si trovi all'interno della casa o nel luogo di lavoro.

In quel caso si potrebbe sparare sempre.
Questo vuole la legge. E a noi sembra profondamente sbagliato.

Mettiamoci nei panni di una persona che sta in casa o nel suo negozio e vede irrompere un ladro. Se non deve sparare, come si può difendere?
Noi non diciamo che non debba sparare. Partiamo dal presupposto che la legittima difesa esiste: è disciplinata dal codice Rocco, di epoca fascista, e fu modificata nel 2006 dalla Lega. L'unico intervento ulteriore è la liberalizzazione dell'omicidio. Non bisogna pensare solo al caso in cui una persona, armata o non armata, entra con violenza o minaccia di violenza, ma anche a tutta un'altra serie di situazioni: nelle case può entrare il postino, un cognato, un cugino... Non diciamo che di fronte a un pericolo di vita sia illegittimo difendersi. Ma i reati, compresi i furti e le rapine in appartamento, sono costantemente in calo, negli ultimi anni, e della sicurezza dei cittadini si devono occupare la polizia e l'autorità giudiziaria: per questo è pericoloso un provvedimento che incita i cittadini a una giustizia fai da te.

Ma se ti entra un ladro in casa non puoi aspettare di telefonare alla polizia o ai carabinieri.
Proprio per questo esiste la legittima difesa.

Quindi secondo voi questa norma è scritta male e può riguardare non solo l'ingresso di un ladro, ma anche del postino?
Per esempio. Ma anche nel caso del ladro, le circostanze possono essere complesse.

Però queste circostanze complesse è difficile valutarle, in pochi secondi, da chi riceve l'intrusione di un ladro.
Faccio l'avvocato del diavolo. Entra un ladro nel giardino di casa sua, e ruba un nano da giardino: càpita, ci sono molti eventi di cronaca di questo tipo.

Succede di tutto.
E lei, dal balcone o dalla finestra di casa sua, prende una pistola e spara contro una persona che ha fatto violazione di domicilio. Questo mi sembra un caso ben diverso da un'irruzione notturna.

Come fa il povero proprietario dell'appartamento a sapere che quello, dopo aver rubato un nano da giardino, non vuole anche entrare in casa con una pistola?
Queste circostanze complesse le valuta il giudice. Anche un ragazzino che ha perso il pallone può entrare nel giardino di casa ed essere scambiato per un ladro. Le situazioni che si possono presentare sono infinite, quindi è necessario che le valuti l'autorità giudiziaria.

Però, quando ti difendi da un ladro e poi devi finire davanti a un giudice, pagare un avvocato e subire un calvario per chissà quanti anni, non ti senti cornuto e mazziato?
Bisogna pensare innanzitutto ai numeri. I casi di legittima difesa sono pochissimi: si contano sulle dita di una mano. Credo che ci sia un'estrema mediatizzazione e che, a partire da pochi casi, si costruisca un discorso politico, gravido di conseguenze. Che, in caso di spari e morti, si finisca di fronte all'autorità giudiziaria, mi sembra il minimo: è la civiltà giuridica. Sono senz'altro situazioni infelici, ma si finisce dal giudice per molto meno. Senza sottilizzare troppo, questa proposta di legge non si basa sui dati, ma sulle percezioni della società, a loro volta costruite dalla politica. Non so se lei sa che, in una delle tornate elettorali in cui si è parlato di più di questi temi, le richieste di porto d'armi in città come Milano sono triplicate, e il questore ha dovuto rifiutarne tantissime. A fronte di un fenomeno praticamente inesistente, gli effetti sono reali: una di queste è proprio la corsa alle armi, che rende la società più insicura, perché aumenta il rischio di omicidi e di suicidi. Inoltre è una legge anti-istituzionale, perché sono un attacco all'azione delle forze di polizia e della magistratura, che devono essere i garanti della sicurezza dei cittadini. Ed è una legge ingiusta, perché i diritti alla vita e alla proprietà privata sono distinti, e non li possiamo mettere sullo stesso piano.

Insomma, è un provvedimento che va cancellato.
Direi senz'altro. E mi lasci dire che è anche inutile. L'obiettivo è che coloro che sparano ai ladri non finiscano davanti al giudice, ma questo non può avvenire. Chi può accertare che si tratti veramente di un ladro, di fronte ad una persona morta, e che la difesa era necessaria, se non l'autorità giudiziaria?