15 dicembre 2018
Aggiornato 08:30

Contro Moscovici e l'Ue il governo gioca la 'carta Moavero'

Per riaprire una trattativa con Bruxelles, il governo ha messo in panchina Paolo Savona. Al suo posto l'ex ministro per gli Affari europei del governo Monti
Il Commissario europeo per gli Affari economici, Pierre Moscovici, e il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi
Il Commissario europeo per gli Affari economici, Pierre Moscovici, e il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi (ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)

ROMA - Il governo Conte schiera il più 'europeista' tra i suoi ministri per provare a trovare una mediazione con Bruxelles. Palla, quindi, al ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Enzo Moavero Milanesi, che ha avuto oggi, a Roma, una riunione con il Commissario europeo responsabile per gli affari economici, Pierre Moscovici. Un incontro per riaffermare la volontà di proseguire il dialogo nell'alveo del normale quadro istituzionale, delineato dalle regole dell'unione economica e monetaria, riguardo al documento programmatico di bilancio, che il Governo ha trasmesso a Bruxelles lo scorso 15 ottobre. Il Ministro e il Commissario hanno concordato sull'importanza di mantenere la discussione in un'atmosfera improntata a un corretto, leale e costruttivo confronto delle rispettive valutazioni, «in coerenza con le normative vigenti». Parole di circostanza, certo, ma che sono un chiaro segnale di come il governo sia convinto di poter riuscire a giocare una partita tutta 'diplomatica, convincendo l'Ue della bontà della manovra. Senza, quindi, arrivare allo scontro

A Moavero il compito più difficile
Al ministro degli Affari esteri - e non come ci si sarebbe aspettato a quello degli Affari europei, Paolo Savona - il compito più difficile: aprire un 'trattativa' con l'Unione Europea. In fondo Moavero Milanesi il ruolo che oggi è di Paolo Savona lo ha già ricoperto all'epoca dei governi Monti e Letta, prima che le deleghe - dal governo Renzi a quello Gentiloni - fossero conferite in capo al premier. Con il governo Conte si è tornati ad avere un vero ministero, affidato al'esponente dell'esecutivo ritenuto più 'euroscettico'. Ma ora che la partita ha come obiettivo quello di evitare lo scontro, ecco che a Paolo Savona è stato preferito il ministro degli Esteri. Un segnale chiaro. Se ci sarà da rompere, la palla tornerà a Savona.

Moscovici cambia tono: sempre critico, ma meno duro
E i primi risultati, Moavero, li ha già incassati: se è vero che Pierre Moscovici non ha smesso di criticare il governo italiano, è altrettanto vero che ha ha cambiato tono: «In Italia» ha spiegato il commissario europeo per gli Affari economici al convegno organizzato a Roma dalle filiali di Italia e Francia dell'Aspen Institute «la crescita economica è tornata, ma non tutti ne raccolgono i frutti. Se l'economia italiana va meglio, è anche caratterizzata da una esplosione delle disuguaglianze tra regioni, categorie sociali e generazioni». Quindi, pur non mostrando aperture sul fronte manovra finanziaria, si è limitato a sottolineare la necessità di un «dialogo costruttivo» con ogni Stato con l'obiettivo di garantire che tutti mantengano traiettorie dei conti pubblici «sane». 

Moscovici: «Visita a Roma utile per aprire il dialogo»
«È per questo che serve assolutamente un dialogo costruttivo» ha aggiunto Moscovici. «Questa visita a Roma penso sia stata utile e necessaria per due motivi». Primo: «Mi ha consentito di ascoltare le ragioni delle autorità Italiane». Secondo: «Mi ha consentito di spiegare le ragioni dell'Ue. È essenziale per capire e gestire i dissensi intelligentemente». Ora la palla passa al ministro Giovanni Tria, chiamato a rispondere entro lunedì alla lettera di Bruxelles. Sarà, come ha spiegato Moscovici, «un passaggio cruciale per l'Italia». Ma, anche in questo caso, niente attacchi: «Voglio ribadire tutto il rispetto che abbiamo per le scelte legittime del governo italiano. La Commissione» ha concluso «non interferirà nelle scelte interne che pestano al parlamento».