22 novembre 2019
Aggiornato 10:30
Immigrazione

«Non siamo clandestini, ma immigrati regolari: Salvini, perché ce l'hai con noi?»

Elizabeth Arquinigo Pardo, la 28enne peruviana che ha scritto una lettera aperta al ministro dell'Interno sulla sua domanda di cittadinanza, parla al DiariodelWeb.it

Elizabeth Arquinigo Pardo, sei l'autrice di una lettera aperta al ministro Salvini che ha fatto molto rumore. Tu sei nata a Lima, in Perù, ma come sei arrivata a vivere in Italia?
Ci sono arrivata quando avevo dieci anni, come ho scritto nell'articolo (pubblicato sul sito del movimento politico Possibile, che il prossimo 27 ottobre la ospiterà agli Stati generali delle donne a Bologna, ndr). La prima ad arrivare fu mia sorella, poi mia madre e io e la mia sorella più piccola ci unimmo tramite il ricongiungimento familiare. All'epoca, alla fine degli anni '90, in Perù c'era una dittatura, per cui mio padre aveva perso il lavoro e le cose si stavano mettendo male, sia economicamente che politicamente. Questo ci convinse ad emigrare.

C'è un motivo particolare per cui sceglieste l'Italia?
Mia sorella aveva già delle amiche qui, che le avevano parlato molto bene di questo Paese, quindi d'impulso si è decisa a venire a vedere.

In che parte d'Italia vi siete stabiliti?
Prima a Milano, poi ci siamo spostati fuori dalla città.

Quindi tu in Italia hai frequentato sia le scuole che l'università.
Sì. Ho ottenuto una laurea triennale in Lingue per la cooperazione internazionale, alla Statale di Milano. Ci tengo a precisare da subito che non ho presentato subito la domanda di cittadinanza perché, come dice il nostro ministro dell'Interno, volevo sudarmela. E me la sono sudata fino all'ultimo, perché nonostante avessi già dieci anni di residenza legale e i miei potessero pagarmi i contributi, ho deciso, ostinata come sono sempre stata, di basarmi sui miei redditi. Per cui, avendo studiato fino a 24 anni...

...hai aspettato di iniziare a lavorare.
Esattamente.

Quanti anni fa avresti potuto presentare la domanda?
Quando avevo vent'anni, quindi otto anni fa.

E oggi che lavoro fai?
Lavoro per l'agenzia europea per l'asilo politico.

A un certo punto, però, è arrivato il decreto Salvini e i criteri per la presentazione della domanda di cittadinanza sono cambiati.
Esattamente. Io non chiedo che le leggi vengano modificate, anche se sarei favorevole ad introdurre lo ius soli. Io chiedo solamente il rispetto di una legge che c'è: quella sulla cittadinanza del 1992.

Il cambiamento è stato che ora la pubblica amministrazione ha il doppio del tempo per rispondere alla domanda: quattro anni invece di due. In concreto, questo fatto che problemi provoca?
Ti spiego qual è stato il mio percorso fino ad ora. Mi sono trovato per destino, e per passione, a lavorare in questo settore. A settembre ho lavorato alla questura di Milano, sempre per l'agenzia per l'asilo politico: alcune colleghe mi hanno detto che mi avrebbero visto molto adatta a fare le interviste e mi hanno proposto di fare domanda, visto che c'era un posto vacante. Ci ho provato, ma ci voleva la cittadinanza italiana.

Era obbligatoria?
Esatto. Capisci quanto sia frustrante per me, dopo diciotto anni di studio e investimento in questo Paese? Tutta la mia famiglia è immigrata regolarmente da sempre, mia sorella addirittura è sposata con un italiano e i suoi figli sono italiani.

Quindi se il limite per ricevere una risposta viene posticipato, si rischia di perdere occasioni e addirittura di restare senza lavoro.
Queste sono le opportunità lavorative a cui mi riferivo nella lettera.

Te lo chiedo, dato che ti occupi di queste questioni anche per lavoro: in che modo un aumento dei tempi può dare benefici allo Stato italiano? Qual è la logica di questa legge?
Ho litigato parecchie volte con il personale del ministero. Mi hanno detto chiaro e tondo che loro sono in otto nell'ufficio e hanno qualcosa come 50 mila domande in sospeso. Sono esseri umani come tutti, e io capisco che non abbiano tempo. Ma la domanda non è gratis: costa 200 euro, più 16 di marca da bollo, più tutti i documenti nel mio Paese. E mi chiedono anche la residenza e il reddito, che io ho: quindi non mi stanno facendo un favore. Se non c'è personale, questi soldi dove vanno a finire?

Anziché far funzionare meglio gli uffici, si dilatano i tempi: così le domande vengono esaminate quando si può.
Esattamente. La responsabile, con cui ho parlato più volte al telefono, mi ha detto proprio così: «Signorina, capisco la sua frustrazione, ma dovrebbe cercare di mettersi nei nostri panni, perché noi non ce la facciamo. Infatti abbiamo chiesto al ministero dell'Interno che i tempi venissero prolungati, e così sarà». Questo mi è stato detto già qualche settimana prima che passasse il decreto.

Tu quanto tempo fa hai presentato la tua domanda?
Il 2 agosto 2017.

Da un anno e qualche mese. Se fosse rimasto il vecchio termine ti avrebbero dovuto dare risposta entro pochi mesi, invece ora potranno passare altri due anni e più.
Aspetta e spera. E comunque il termine di due anni non è mai stato rispettato: non a caso ho un avvocato che segue la mia domanda e invia solleciti a raffica. Conoscendo il mio caso lavorativo, era convinto che facendo un po' di pressione si potesse risolvere tutto entro il termine stabilito dalla legge. Ripeto, non sto chiedendo nulla di eccezionale.

Ma il rispetto di un diritto previsto per legge.
Per questo non capisco tutto lo scandalo per la mia lettera.

Parli di scandalo perché hai ricevuto tanti commenti negativi?
Sì. Per fortuna ci sono stati anche tanti commenti positivi, ma altrettanti sono stati quelli negativi. Un po' me l'aspettavo, infatti sinceramente avevo anche paura ad espormi. Ma, dopo diciotto anni in un Paese al quale contribuisco non solo a livello economico, ma anche sociale, perché faccio anche volontariato, davvero non capisco questo accanimento nei miei confronti.

Erano messaggi arrabbiati perché hai tirato in ballo Salvini o perché vuoi la cittadinanza?
Dicevano che, se avevo aspettato diciotto anni, ne potevo aspettare altri quattro. Che non c'era nessun problema, che non capivano perché io mi fossi svegliata dopo.

Ma tu hai anche tirato fuori le dichiarazioni pronunciate in campagna elettorale da Salvini, che diceva di non volersela prendere con gli immigrati regolari.
Secondo me, siccome non ce la fa ad espatriare i famosi 600 mila immigrati irregolari presenti sul nostro territorio, se la sta prendendo con chi ha tutti i diritti di starci. Non a caso ha scelto i bambini di Lodi, che sono più o meno tutti nati in Italia e hanno genitori che hanno un reddito e il permesso di soggiorno.

Si parla di aumento del razzismo in Italia: tu l'hai notato nella tua esperienza personale?
Assolutamente sì, purtroppo. Anche per questo ho deciso di parlare, perché questa storia deve finire. Mi rifiuto di credere che si vada di male in peggio: si dovrebbe migliorare, invece. Vent'anni fa arrivammo in questo paesino piccolissimo, dove eravamo le uniche straniere, e subimmo una forte discriminazione. Ma ci siamo sempre dette che le cose sarebbero cambiate, perché la gente si sarebbe abituata a noi e non saremmo più state le diverse. E ora a vedere questa Italia non ci sto.