18 novembre 2018
Aggiornato 04:30

«Caro Salvini, ci avevi detto che eravamo tuoi amici. Ma mi sento tradita»

A scrivere una lettera aperta al ministro dell'Interno è la ragazza peruviana Elizabeth Arquinigo Pardo, che rischia di subire gli effetti del decreto immigrazione
Il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, in partenza per Mosca dall'aeroporto di Fiumicino
Il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, in partenza per Mosca dall'aeroporto di Fiumicino (Telenews | ANSA)

ROMA«Ministro Salvini, ci aveva detto che eravamo suoi amici, ma ora mi sento tradita». A parlare, anzi a scrivere in una lettera aperta indirizzata al ministro dell'Interno, è Elizabeth Arquinigo Pardo, una ragazza peruviana. Ma residente in Italia ormai «da oltre 18 anni», laureata e «onesta contribuente: ho iniziato a lavorare stabilmente, con contratti regolari sia da dipendente che da partita Iva, subito dopo l'università». Insomma, come lei stessa sottolinea, il «perfetto 'prototipo' di immigrata» disegnato dallo stesso leader della Lega, che in più occasioni aveva sottolineato di considerare italiani anche gli stranieri che sono arrivati regolarmente nel nostro Paese: «Durante la campagna elettorale asseriva: 'Tutti i cittadini extracomunitari, che lavorano, pagano le tasse, studiano e sono ben integrati, sono miei amici'», ricorda Elizabeth.

Gli effetti del decreto
Purtroppo, però, proprio il decreto Salvini rischia di creare non pochi problemi a questa ragazza, ma anche ai tanti migranti regolari che si trovano nella sua stessa situazione, ovvero che hanno fatto richiesta per la cittadinanza italiana «come coronamento di un percorso di integrazione», «sudata e guadagnata». La norma scritta dal titolare del Viminale, infatti, raddoppia da due a quattro anni i termini per la definizione dell'intera procedura da parte della pubblica amministrazione. «Cos'è cambiato? Perché sono aumentati a 48 mesi i tempi di attesa dell'istruttoria per la cittadinanza? Non eravamo suoi amici?», si legge nella lettera pubblicata sui siti del movimento politico Possibile e degli Stranieri in Italia.

L'appello al ministro
Insomma, Elizabeth si chiede come mai Salvini abbia messo in dubbio la concessione della cittadinanza italiana proprio a coloro che lui stesso aveva dichiarato pubblicamente di considerare cittadini italiani a tutti gli effetti. «Ecco signor ministro, sta proprio qui il paradosso, che mette in luce tutte le sue contraddizioni – prosegue la ragazza – io, una cittadina perfettamente regolare, contribuente in regola, laureata e con la voglia di proseguire con i suoi studi, rischio di non avercela questa cittadinanza. Già, mi piacerebbe continuare con gli studi con un master all'estero. Ora, purtroppo, per via di quest'ultima sua riforma non sono libera, sono in trappola, prigioniera della burocrazia nostrana. Per colpa della legge vigente sono obbligata a rimanere in Italia fino alla fine dell'istruttoria, che ora a causa del nuovo decreto durerà 4 anni. Trovo il suo provvedimento ingiusto, perché viene meno alla parola data in campagna elettorale a noi, suoi 'amici regolari'».