16 dicembre 2018
Aggiornato 18:30

Dalla 'Leopolda' a 'Piazza Grande': così il Pd si sta trasformando

Alla kermesse di Zingaretti l'unico, grande assente è Matteo Renzi. Che per il momento non si lancia all'attacco. L'importante: «Basta con le guerre interne».

Renzi, Gentiloni e Zingaretti
Renzi, Gentiloni e Zingaretti (ANSA/ETTORE FERRARI)

ROMA - Il Pd sta cercando una nuova strada, o forse una nuova veste, per riuscire non solo a contrapporsi all'attuale governo giallo-verde - e riuscire a «mandarlo a casa» - ma soprattutto per tornare ad essere un punto di riferimento della società italiana. L'occasione per questo rilancio è data dalla convention 'Piazza Grande' organizzata all'ex Dogana di Roma a San Lorenzo con la quale il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti ha lanciato ufficialmente la sua campagna congressuale con la candidatura a segretario del Partito democratico. Un appuntamento che ha visto partecipare, tra gli altri, l'ex premier Paolo Gentiloni le cui parole sono state in sintonia con quelle pronunciate dal governatore. Il Pd, ha chiarito Gentiloni, «non può autoassolversi, abbiamo perso molte partite e dobbiamo capire che sì, è vero, dobbiamo cambiare strada e farlo molto seriamente». Ma questa strada, ha aggiunto, «non è fatta di abiure. Ci tengo all'onore del Pd e a quello dei suoi governi. Abbiamo» ha ricordato «risanato l'economia», anche se «qualcosa non ha funzionato».

Le critiche a Lega e M5s
Gentiloni punta poi il dito contro il governo M5S-Lega in carica, le cui «poche decisioni sono uno dei fattori di questa crisi internazionale». Il nuovo governo, ha continuato, «offre un nemico al giorno. Un giorno sono le autorità indipendenti, oppure il nemico è un modello di accoglienza, nei confronti del quale si esibisce una macchina di propaganda che vorrei vedere per le opere che le nostre forse dell'ordine fanno giustamente contro la mafia e il caporalato, non contro l'accoglienza«. Quando si ha un ministro dell'Interno che parla di «tanti nemici tanto onore« questa non è l'idea di Italia. Avanti quindi con il Pd «motore della riscossa« per andare oltre questo governo.

Zingaretti: «Non sarà facile mandarli a casa. Ma lo faremo»
Certo, ha detto poi Zingaretti nel suo intervento di chiusura della convention, «non sarà facile mandarli a casa, ma vi prometto che lo faremo». Ma per farlo, ha aggiunto, «bisogna cambiare» perché «chi ha vinto ha cominciato a tradire le promesse e sta lasciando alle nuove generazioni un Paese più povero e ingiusto». Per Zingaretti quello che manca «è qualcuno che costruisca un progetto e li mandi presto a casa». Anche perché, ha detto facendo riferimento al caso dei migranti di Riace, «quello di Salvini è un atto immondo. Sugli immigrati stanno giocando una partita sporca, esaltando le paure.
L'immigrazione è una sfida reale» ha rilevato Zingaretti «sarebbe stupido negarlo. Ma c'è un modello alternativo all'odio».

«Mai voluto un accordo con il M5s»
Zingaretti ha parlato ovviamente anche del Movimento 5 Stelle. «Io sono stato accusato, e mi è molto dispiaciuto» ha ricordato «di essere stato quel leader politico che voleva fare un accordo politico con il M5S: io sono dell'idea che dobbiamo incalzarli per dividerli». Anche perché «sono rimasto inorridito nel vedere il sorriso, posso dire quasi ebete, di Di Maio quando racconta soddisfatto che lo Stato darà i soldi ai poveri, ma li controllerà, dando l'idea del povero come di una persona di cui non ci si può fidare. Vergogna». Senza dimenticare, ha detto ancora, che il tanto decantatato reddito di cittadinanza «crea sudditi senza speranza». Di fronte a tutto ciò, ha richiamato Zingaratti, «serve una comunità nuova rimettendo al centro le persone prima dei leader. Non servono più tifosi, se mai è servito, ma le persone,le competenze. Non esiste leader senza una comunità che combatte». Anche perché «credo che il governo stia perdendo la sfida del cambiamento, ma è così spregiudicato nel tentativo di nasconderlo. Salvini e Di Maio» ha proseguito «stanno usando l'arma antica dell'odio e del capro espiatorio per nascondere l'incapacità».

Renzi - l'assente - manda un messaggio a 'Piazza Grande'
Nel corso della giornata è intervenuto, attraverso interviste e dichiarazioni direttamente dalla Toscana, l'ex segretario Pd Matteo Renzi. «Il problema di questo Paese» ha ribadito «non è il Pd ma un governo che rischia di far andare a sbattere l'Italia». Sui prossimi candidati alla guida del partito Renzi ha sostenuto che «Minniti è autorevole e ha ricevuto apprezzamenti da sindaci di qualità: se si candiderà sarà contro Salvini, non contro altri dem. Zingaretti ha finalmente smentito ogni accordo con i 5 Stelle che ancora un mese fa qualcuno rilanciava come fondamentale». Insomma, «le cose per il Pd si mettono meglio. E andranno sempre meglio nei prossimi mesi. Ma basta con le guerre interne». L'ex premier poi annuncia che alla prossima Leopolda, con l'ex ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, «presenteremo una controproposta di legge di bilancio. Mai come stavolta abbiamo richieste per partecipare. Presenteremo i primi comitati civici: una forma di resistenza culturale contro la sciatteria di questo governo. Parleremo di scienza, ricerca, futuro». Renzi ha assicurato di aver già parlato con alcuni investitori e «l'unica cosa che chiedono è come disinvestire dall'Italia, come portar via i soldi. In attesa di capire se l'Italia esce dall'Euro, sono gli Euro a uscire dall'Italia. E quando si entra in questo loop è l'inizio della fine. Bisogna fermare, a tutti i costi, l'ondata di sfiducia. Bisogna proporre, non solo criticare: noi offriamo una soluzione».