16 ottobre 2018
Aggiornato 03:00

Il decreto Genova «è sbagliato»: si torna al lavoro per «modifiche urgenti»

Il sindaco e commissario straordinario, Bucci, a Roma per rimettere mano al testo: così com'è scritto nessuna società di costruzioni potrebbe lavorare al ponte
Gli sfollati dopo il crollo di ponte Morandi in piazza. Genova, 08 ottobre 2018
Gli sfollati dopo il crollo di ponte Morandi in piazza. Genova, 08 ottobre 2018 (Luca Zennaro | ANSA)

ROMA - Due mesi non sono bastati per arrivare a dama: ora il governo - su input del sindaco di Genova e commissario straordinario, Marco Bucci - dovrà rimettere mano al decreto. Di fatto, andrà riscritto per nella sua parte centrale, la tanto discussa norma, voluta fortemente dal Movimento 5 stelle, che di fatto impediva alle società di costruzioni in qualche modo legate ai concessionari autostradali (anche con minime partecipazioni azionarie) di realizzare il 'nuovo' ponte. La stretta voluta dal M5s, infatti, avrebbe di fatto escluso tutte le aziende italiane che operano nel settore. Per 'far fuori' Autostrade per l'Italia e la holding che la possiede, Atlantia, sono stati messi paletti che hanno estromesso anche Impregilo, Pizzarotti, Cmb, Itinera. Tutte, infatti, in un modo o nell'altro sono in qualche modo collegate ai concessionari autostradali.   

Cosa farà il sindaco-commissario
Gli sfollati attendono risposte e nelle scorse ore hanno alzato la voce contro il governo. Per questo il sindaco Bucci è a Roma, dove resterà anche domani, per modificare il decreto. La sua urgenza è quella di tornare a far respirare Genova: dal 14 agosto, infatti, i circa 4mila camion che ogni giorno entrano ed escono dal porto di Genova sono costretti a percorrere 120 chilometri per attraversare la città da Levante a Ponente e a 70 in senso inverso, con notevoli costi per imprese di trasporto e aziende produttrici. Costi che proprio oggi Conftrasporto-Confcommercio ha stimato in oltre 116 milioni di euro. Circa due milioni di euro al giorno.

Il problema dei contenziosi
Altro problema riscontrato nel decreto è quello relativo ai contenziosi: per il sindaco l'unico modo per evitarli è «stabilire in modo più chiaro quali sono le deroghe e le procedura per attivarle». In capo al sindaco, infatti, ci sono poteri straordinari come quello di poter derogare dalle normative vigenti per l'affidamento della ricostruzione. Ma il principio «è troppo generale». Per questo «occorre regolare l'utilizzo delle deroghe, senza toccare il fatto che si deve fare presto».

Due questione non marginali: i tronconi e i soldi
Poi ci sono due questioni tutt'altro che secondari. La prima, e non è solo «immagine» riguarda i tronconi del ponte rimasti in piedi. Di fatto, ciò che è rimasto in piedi del ponte Morandi è di proprietà' di Autostrade. Cosa fare? «O si espropria o si revoca la concessione ad Aspi» ha chiesto Bucci. Poi c'è la questione dei soldi. Bucci chiede l'immediato stanziamento di «adeguati fondi» per «gli espropri per entrare in possesso delle aree su cui fare la ricostruzione». Per il sindaco servono tra i 120 e i 140 milioni, di ben cui 90 solo per gli indennizzi. Ma qui c'è un tetto, stabilito dal decreto di 5 milioni per le imprese che hanno subito cali di fatturato dopo il crollo del ponte. Un indennizzo, secondo il sindaco, troppo basso: «Servono 40-50 milioni di euro».

La delusione degli sfollati
Intanto non si arresta la delusione degli sfollati. «In questi mesi abbiamo incontrato il ministro Toninelli e sentito il premier Conte» ha spiegato Marco Ravera, portavoce del comitato degli sfollati di via Porro, «ma siamo delusi perché ci avevano detto che ci sarebbe stato in breve tempo un decreto, una soluzione per Genova, ma è stato un parto confuso e pasticciato, che non ha portato soluzioni». La richiesta, anche da parte degli sfollati, è di «cambiare il decreto» perché «dentro non ci sono le misure chieste da Genova. Per gli sfollati non ci sono sicurezze. Rischiamo di star fuori casa per anni».