16 ottobre 2018
Aggiornato 04:30

Tria risponde alle critiche sul reddito di cittadinanza: «La vera misura inutile è stata il Rei»

Il ministro dell'Economia passa all'attacco: «L'esito delle elezioni ha dimostrato che il reddito di inclusione non è servito a nulla»
Giovanni Tria alla presentazione del Rapporto ASviS 'L'Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile'
Giovanni Tria alla presentazione del Rapporto ASviS 'L'Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile' (ANSA/CLAUDIO PERI)

ROMA - Da una parte il reddito di inclusione dell'ultimo governo di centrosinistra. Dall'altro il reddito di cittadinanza di quello 'del cambiamento'. Per il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, non ci sono dubbi: «Il malessere sociale è cresciuto e il reddito di inclusione è stato un passo avanti ma non è bastato e l'esito delle elezioni lo ha mostrato». Da qui la decisione, quasi una necessità, del governo di andare «ben oltre» il Rei, giudicato assolutamente «insufficiente». Ed è con il reddito di cittadinanza che l'esecutivo punta a contrastare il «deterioramento degli indicatori relativi a povertà e disuguaglianza sociale». Per Tria, intervenuto a un convegno dell'Asvis sullo sviluppo sostenibile, «si dovrebbe andare verso un miglioramento degli indicatori». Un intervento, però, da fare «mantenendo la sostenibilità finanziaria».

«Più investimenti per la crescita»
«Se vogliamo più crescita ci vogliono investimenti» ha poi spiegato Tria. «Se vogliamo più crescita sostenibile abbiamo bisogno di tanti investimenti privati e pubblici, nuove tecnologie e cambiare i modi di produrre ciò richiede una trasformazione e la trasformazione richiede investimenti». Perché, è il punto di partenza del ragionamento di Tria, «nel breve periodo si mettono i soldi e nel lungo periodo si ottengono i vantaggi». Il ministro ha, quindi, riferito che sugli investimenti è allo studio del governo un «progetto che aiuti le pubbliche amministrazioni a fare i progetti e poi a valutarli, se non ci sono prima i progetti poi non c'è nulla da valutare». Ma una cosa è fondamentale e, troppo spesso in passato è stata dimenticata: «La crescita deve essere inclusiva altrimenti non c'è crescita, perché prevaranno delle idee e delle policy contrarie alla crescita».

Ora basta polemiche
Tria prova poi a ricucire lo scontro con l'Ue. Parte attaccando: «Il complesso delle politiche europee e italiane deve essere discusso con calma, bisogna spiegare agli altri paesi e convincerli che stiamo andando verso una situazione di disgregazione e invece bisogna puntare all'unità e sulla sostenibilità sociale oltre che finanziaria». Poi, però, invita alla calma: in Europa «ci sono delle regole che sono state sottoscritte e se ci sono ci sono. Uno può decidere di non rispettarne alcune, ma l'altra parte è legittimata a dire che le regole sono state violate. Non ci si può offendere, bisogna spiegare perché e quali sono gli obiettivi».