20 ottobre 2018
Aggiornato 08:55

Manovra, ora l'Ue ha paura: Bruxelles pronta a tutto per fermare l'Italia

L'intesa sul deficit potrebbe non bastare. Moscovici erge le barricate a difesa del 'sistema': «In Europa ci sono regole precise che vanno rispettate»
Da sinistra a destra: il presidente dell'Eurogruppo Centeno, il ministro dell'Economia francese Le Maire, quello italiano Tria e Moscovici
Da sinistra a destra: il presidente dell'Eurogruppo Centeno, il ministro dell'Economia francese Le Maire, quello italiano Tria e Moscovici (Julien Warnand | ANSA)

BRUXELLES - Pierre Moscovici. Mai come in questi giorni il suo nome riecheggia tra giornali, tg e commenti politici. Mai come in questi giorni gli italiani stanno sentendo parlare di lui. Perché è il commissario europeo agli Affari economici e finanziari il baluardo scelto dal Bruxelles per difendere il sistema Ue. E Moscovici non è un politico che si muove in punta di piedi. È uno che non ha paura di caricare a testa bassa. Non teme le critiche 'nazionaliste'. E quando parte all'attacco, è capace di travolgere tutto e tutti. E non è un caso che nella sua ultima uscita, il discorso a un convegno dell'Ocse ieri a Parigi, sia partito dalle critiche non al governo italiano, ma agli italiani, 'colpevoli', a suo dire, di aver fatto «la scelta di un governo risolutamente euroscettico e xenofobo, che sulle questioni migratorie e di bilancio, tenta di sbarazzarsi degli obblighi europei».

La crisi europea «colpa» dell'Italia
Moscovici ha presentato un'analisi molto netta delle ragioni della profonda crisi politica in cui si trova l'Ue in questo momento e del successo crescente in Europa dei quello che ha definito «asse illiberale» e «dell'estrema destra, nazionalistica, euroscettica e xenofoba». Gli esempi: l'Ungheria di Orban, l'Italia di Salvini, l'Austria di Kurz, l'avanzata continua in Francia di Le Pen. Un successo, quello dell'estrema destra e «dell'euroscetticismo» che, a suo dire, «appare paradossale» proprio nel momento in cui «l'Ue è finalmente uscita dalla sua più lunga crisi economica e finanziaria, dopo quella del 1929, ed è ora avviata su un percorso di solida crescita».

Gli errori dell'Ue
Moscovici ammette che l'Ue «ha fatto dei gravi errori» a partire «dall'approfondimento delle disuguaglianze sociali» che «hanno rafforzato il sentimento di sfiducia, e persino di rigetto degli europei riguardo alla nostra Unione». Ed è «con il voto che hanno espresso la loro insoddisfazione: elezioni dopo elezioni, gli europei hanno preferito dei partiti politici di estrema destra e apertamente ostili all'Ue». Il risultato? «L'asse illiberale e nazionalista che si sta consolidando in Europa centrale sotto la guida del primo ministro ungherese Viktor Orban», il governo «euroscettico e xenofobo in Italia, che sulle questioni migratorie e di bilancio, tenta di sbarazzarsi degli obblighi europei». E «anche quando non sono al comando, le destre estreme occupano dei posti chiave in governi di coalizione, come in Austria, o appaiono come prime forze d'opposizione, come in Francia». Insomma, per Moscovici «questi partiti sono riusciti a influenzare le posizioni della destra tradizionale che non esita più a filtrare con l'estrema destra».

E ora Bruxelles potrebbe chiedere di più all'Italia
Nelle parole di Moscovici c'è la spiegazione delle prossime mosse dell'Ue, intenzionata più che mai a «fermare» il governo Conte. L'intesa nel governo sull'aggioramento del Def porta a limare al ribasso il deficit per il 2020 e 2021 mantenendo il 2,4% solo per il 2019 ma, al tempo stesso il governo accelera sulla riduzione del debito al 130,9% già l'anno prossimo. Così le modifiche rispetto al 2,4% di deficit per il triennio potrebbero non essere sufficienti per scongiurare la bocciatura della prossima manovra da parte della Commissione europea. «In Europa» ha avvertito Moscovici «ci sono regole abbastanza precise, che non sono stupide e che dicono che il deficit nominale deve essere contenuto sotto il 3% e che il deficit strutturale deve migliorare». E il 2,4% fissato dall'Italia per l'anno prossimo potrebbe comportare il rischio possibile che «il deficit strutturale non sia nella traiettoria fissata dal patto di stabilità e crescita». Il risultato finale? I piani di riduzione del deficit pubblico o del debito a partire dal 2020 non avrebbero influenza sul parere che l'esecutivo comunitario emetterà entro fine mese sulla manovra per il 2019.