27 settembre 2021
Aggiornato 06:00
Immigrazione

I centri profughi in rivolta contro Salvini: «Il suo decreto aumenta i clandestini»

Il ministro dell'Interno ridimensionerà lo Sprar, il programma di piccoli centri gestiti dai Comuni. E i diretti interessati si ribellano: «Era un sistema trasparente»

ROMA – Uno dei punti più controversi del decreto Salvini, approvato oggi all'unanimità dal Consiglio dei ministri, è quello che riguarda il programma Sprar, una sigla che sta per Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Si tratta di una rete di centri molto piccoli, gestiti dai singoli Comuni, che fino ad oggi, come recita il nome stesso, era destinato all'accoglienza dei richiedenti asilo. Il decreto immigrazione prevede invece che questo sistema venga profondamente ridimensionato, limitandolo a chi ha già ricevuto la protezione internazionale e ai minori non accompagnati.

La protesta dei centri
Una decisione che ha sollevato una vera e propria rivolta da parte degli Sprar di tutta Italia contro il provvedimento firmato dal ministro dell'Interno. Alessandro Fulimeni, del centro di Fermo, spiega ad esempio alla testata locale Cronache fermane: «Su 100 persone accolte nello Sprar, attualmente 70 sono richiedenti asilo o titolari di protezione umanitaria. Entrambe queste figure non ci saranno più e ci troveremo a gestire soltanto il 30% degli attuali accordi. L'effetto sarà quello di un aumento della clandestinità».

Dal pubblico al privato
Un'altra obiezione sollevata riguarda la decisione di destinare i richiedenti asilo all'accoglienza solo nei centri ad essi dedicati, i Cara: «Lo Sprar, un sistema virtuoso, riconosciuto tale anche da osservatori internazionali, viene ridotto, nonostante sia l’unico sistema di accoglienza che garantisce la massima trasparenza nella gestione delle risorse – sostengono dal Centro Astalli, il servizio dei gesuiti per i rifugiati, ad Help Consumatori – Si potenziano altresì i grandi centri per richiedenti asilo, che, come ampiamente dimostrato, non prevedendo alcun coinvolgimento delle amministrazioni locali, incontrano resistenze e ingenerano tensioni sociali». Sulla stessa linea anche l'asssemblea degli operatori Sprar della provincia di Taranto, che dichiara al Corriere di Taranto: «Il decreto Salvini mira a un drastico ridimensionamento del sistema Sprar, per favorire il sistema straordinario privato, il cosiddetto Cas, il quale diventerebbe il principale sistema di accoglienza. Grandissimi numeri concentrati in megastrutture di semidetenzione collocate casualmente sui territori, in mano a enti gestori che hanno dimostrato in questi quattro anni la permeabilità al malaffare dal sud al nord del nostro Paese, come la cronaca giudiziaria dimostra, e i casi di Mineo e Mafia Capitale ne sono gli esempi più eclatanti. Si stimano più di diecimila posti di lavoro persi nel sistema Sprar: italianissime e spesso giovani professionalità che hanno acquisito altissime specializzazioni».