13 dicembre 2018
Aggiornato 21:00

Orlando avverte Renzi: «Deve avere paura degli 'amichetti', non del fuoco amico»

L'ex ministro della Giustizia avverte l'ex premir: «Un suo movimento prenderebbe tra il 5 e il 6 per cento. Resti nel Pd e si metta a disposizione»
Andrea Orlando ospite a Porta a Porta, 26 aprile 2017
Andrea Orlando ospite a Porta a Porta, 26 aprile 2017 (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

RIMINI - Dopo la sconfitta del 4 marzo «siamo passati dal dire che la colpa era della crisi della sinistra europea» a dire che la «colpa era mia, di Emiliano e di Cuperlo. Credo che ci sia un certo scarto dalla realtà» che ha visto la sconfitta del Partito democratico. Andrea Orlando dalla festa nazionale di Dems, Democrazia Europa e società a Rimini, ha consigliato a Matteo Renzi di preoccuparsi «più che del fuoco amico, degli amichetti, di quelli che hanno continuato a dirgli di andare avanti anche quando era evidente che stava sbagliando». E lo fa con una lettura di quanto accaduto non solo dal 4 marzo in poi, ma anche nelle settimane precedenti al voto. Settimane che avevano già fatto capire che quelle elezioni sarebbero state un fallimento.

L'analisi di Orlando
«Siamo passati da dire che la colpa stava dentro a una sconfitta generale della sinistra europea» ha spiegato Orlando «alla 'richiesta di dimissioni del popolo' e a dire che gli italiani non avevano capito niente» come «se il problema fosse solo quello di cambiare il responsabile di comunicazione del partito». Poi «siamo passati a dire che la colpa è stata di Gentiloni». Dopo «siamo passati alla teoria del 'fuoco amico' e a dire che io, Emiliano e Cuperlo criticavamo Renzi», mentre «basta guardare la rassegna stampa per accorgersi che nei quattro mesi prima delle elezioni ci siamo morsi la lingua e non abbiamo neanche detto delle cose che avremmo dovuto dire con più forza, per esempio che le liste sono state fatte in un modo vergognoso, non l'abbiamo detto e il giorno dopo abbiamo cominciato la campagna elettorale».

«Renzi non potrà mai fare un suo movimento»
«Sono convinto che Renzi si renda conto che lui non ha una grande prospettiva» ha proseguito il leader di Dems. «Ci sono molti che lo hanno incoraggiato a costituire un movimento, ma abbiamo visto che nei sondaggi quel movimento non va oltre al 5 o 6% e sarebbe solo uno spezzone della sinistra. Penso che anche Renzi si renda conto che ha interesse a essere parte di un contesto più ampio piuttosto che avere un suo nucleo».

«Ora si faccia da parte»
«Renzi è stato capace e bravo» ha poi precisato Orlando, «ha sfruttato anche una situazione di totale smobilitazione della sinistra tradizionale, della ditta, e la mancanza di rinnovamento che quell'esperienza politica portava con sé. Ha incarnato una domanda di rinnovamento. È stato un buon presidente del Consiglio in molti passaggi ed è chiaro che lui abbia un consenso significativo». Ma al tempo stesso «è consapevole che da solo non è in grado di rovesciare la situazione e penso che capisca che l'unica possibilità è di ricostruire un terreno comune. Per questo vedo alcune sue dichiarazioni contraddittorie rispetto a questo disegno».

Verso il congresso
«Se nel congresso sapremo parlare al Paese» ha aggiunto l'ex ministro «vincerà una prospettiva radicalmente diversa da quella che ha proposto Renzi fino a qui, ma che quella di Renzi potrà stare dentro questo partito e dare un suo contributo». Se invece di «lavorare per abbassare i toni» Renzi «tenta di rimuovere» i motivi della sconfitta «o prova a dare la colpa agli altri», questo sarebbe «il preambolo in cui si rischia di avvelenare i pozzi. Non me lo auguro. Sono disponibile a tenere per me una parte delle critiche e a passare sopra ad errori». L'importante, secondo Orlando, è che «non ci avventuriamo a un puerile tentativo di scaricabarile, perché questo è il presupposto di un dibattito che non serve a nessuno e a niente. E alla fine il congresso rischia di essere l'ennesima resa dei conti, l'ennesima conta».