17 giugno 2019
Aggiornato 04:30
Olimpiadi invernali 2026

La candidatura dell'Italia alle Olimpiadi «è morta qui». E il Pd 'festeggia'

Il governo gela tutti: «Non possiamo sostenere la propoposta del Coni». Lombardia e Veneto vogliono andare avanti. Il Pd: «Flop Lega e M5s»

ROMA - La candidatura dell’Italia alle Olimpiadi invernali del 2026 «è morta qui». Con questo annuncio il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti nel corso di una audizione al Senato, ha gelato tutti: «Il Governo non sosterrà la proposta del Coni» di candidare insieme Milano, Torino e Cortina domani in sede Cio, per i Giochi invernali del 2026. «La candidatura unitaria italiana per le Olimpiadi invernali del 2026» ha spiegato Giorgetti «non ha il sostegno del governo e come tale muore qui. È un mio fallimento personale: ho lavorato per arrivare a una soluzione condivisa, ma ritengo che una cosa così seria debba partire nel modo giusto e io non ho sentito l'atmosfera giusta tra i rappresentanti delle città coinvolte».

«Avanti con Veneto e Lombardia»
I due governatori leghisti, Luca Zaia e Attilio Fontana, però non si arrendono: «Arrivati a questo punto è impensabile gettare tutto alle ortiche. La candidatura va salvata, per cui siamo disponibili a portare avanti questa sfida insieme. Se Torino si chiama fuori, e ci dispiace, a questo punto restano due realtà, che si chiamano Veneto e Lombardia, per cui andremo avanti con le Olimpiadi del Lombardo-Veneto» dichiarano in una nota congiunta. «Il tempo della tattica è terminato. L'occasione è troppo importante per lasciarsela sfuggire, quindi ribadiamo ancora una volta in maniera inequivocabile che Regione Veneto e Regione Lombardia hanno come unico traguardo quello di portare in Italia le Olimpiadi invernali del 2026». La Lombardia, con Milano e la Valtellina, e il Veneto, con Cortina, concludono i due governatori, «sono pronti a unire le forze e fare squadra per garantire all'Italia una candidatura qualificata. Il binomio delle due regioni che, di fatto, sono il motore trainante dell'intero Paese è la garanzia più importante per centrare l'obiettivo, potendo contare sul prestigio internazionale di Milano e sull'unicità di Cortina».

Sala: «La proposta di Zaia e Fontana può funzionare»
Per il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, la proposta congiunta dei presidenti delle Regioni Veneto e Lombardia, Luca Zaia e Attilio Fontana, di portare avanti una versione lombardo-veneta della candidatura italiana per l'organizzazione dei Giochi olimpici invernali del 2026 «merita un rapido approfondimento». Lo ha scritto su Twitter il primo cittadino dopo che il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport, Giancarlo Giorgetti, ha detto nel corso di una audizione al Senato che il Governo non sosterrà la proposta del Coni di una candidatura tripartita di Milano, Torino e Cortina. «La mia posizione è nota, ma questa soluzione può funzionare» ha aggiunto Sala.

Perché la candidatura di Torino era un fallimento annunciato

Il Pd 'festeggia': «Fallimento di Lega e 5stelle»
«Il Governo gialloverde non solo non è in grado di gestire la manovra finanziaria, ma nemmeno è capace di gestire un dossier come quello delle Olimpiadi che avrebbe portato risorse a Milano, alla Lombardia e alla nostra Valtellina». Questa la reazone in una nota del senatore e segretario Pd Lombardia, Alessandro Alfieri. «Il Governo a guida Pd ha gestito con successo l'Expo facendo crescere flussi turistici e l'economia nel Nord del Paese. Mentre Lega e Cinquestelle non riescono neanche a partire, sprecando una grande occasione. Con i governatori leghisti che sono complici di questo fallimento». Dello stesso tono l'intervento su Facebook del deputato dem Ubaldo Pagano: «Pur di non scontentare Lega e M5s, il Governo scontenta e danneggia gli italiani, dicendo no alle Olimpiadi invernali 2026. Il Governo preferisce non scegliere la candidatura migliore, perché scegliere avrebbe significato non soddisfare uno dei due partiti della maggioranza di governo, e allora hanno preferito far saltare tutto. Scegliere Torino amministrata dal M5s avrebbe scontentato la Lega. Scegliere Cortina e il Veneto amministrato dalla Lega avrebbe scontentato il M5s. E scegliere Milano, amministrata dal centrosinistra, avrebbe scontentato gli appetiti sia di M5s che di Lega. Nessuna valutazione sul bene dell'Italia e del Nord, sul prestigio e l'indotto che una candidatura italiana avrebbe dato al Paese. Va tutto in secondo piano, rispetto alle eventuali bandierine politiche di Di Maio e Salvini. E i danni li pagano tutti i cittadini».