15 novembre 2018
Aggiornato 10:02

«Fate presto, il Ponte Morandi non è sicuro»: la lettera che inguaia Autostrade e Ministero

L'Espresso pubblica in esclusiva una lettera in cui il direttore manutenzioni della società scriveva a febbraio alla Direzione vigilanza e al Provveditorato
Una veduta di ponte Morandi dall'autostrada A7 prima del casello di Genova Ovest
Una veduta di ponte Morandi dall'autostrada A7 prima del casello di Genova Ovest (Luca Zennaro | ANSA)

GENOVA - «Fate presto, è necessario incrementare la sicurezza». Così Autostrade per l’Italia aveva chiesto al ministero dei Trasporti di sciogliere rapidamente le riserve sui lavori necessari per il Ponte Morandi in una lettera datata 28 febbraio 2018 pubblicata dall’Espresso, in cui il direttore delle manutenzioni della concessionaria, Michele Donferri Mitelli, metteva in guardia ministero e Provveditorato sui rischi per la sicurezza legati al ritardo dell’approvazione del progetto esecutivo di rinforzo del viadotto genovese. In particolare, si chiedeva di accelerare l’iter proprio per garantire «l’incremento di sicurezza necessario sul viadotto Polcevera». Dal 28 febbraio scorso, dunque, stando alla ricostruzione dell'Espresso, la Direzione generale per la vigilanza del ministero delle Infrastrutture, il Provveditorato alle opere pubbliche di Genova e la Direzione maintenance e investimenti esercizio della società Autostrade per l’Italia "sapevano" che il viadotto aveva problemi di sicurezza. 

Consapevoli del rischio crollo
Finora si sapeva che gli uffici coinvolti fossero al corrente soltanto del degrado della struttura, a cominciare dai tiranti consumati dalla corrosione del 20%. Ma nessun documento, sottolinea L'Espresso, dimostrava che ingegneri e funzionari fossero consapevoli del pericolo, che ogni giorno e ogni notte decine di migliaia di automobilisti e camionisti stavano correndo. Non si sa chi abbia ricevuto l'avviso, poiché come destinatario è indicato soltanto l'ufficio, tuttavia è noto che la Direzione generale per la vigilanza sulle concessionarie autostradali è diretta da Vincenzo Cinelli, nominato il 14 agosto 2017 su proposta del ministro Graziano Delrio e confermato dall'attuale ministro Danilo Toninelli. Mentre il capo del Provveditorato di Genova è l'architetto Roberto Ferrazza, lo stesso scelto da Toninelli come presidente della commissione d'inchiesta del ministero. E rimosso nel giro di una settimana, dopo che L'Espresso aveva scoperto che Ferrazza aveva dato parere favorevole al piano di Autostrade, senza prescrivere misure per garantire la sicurezza.

Una parte della lettera pubblicata da L'Espresso
Una parte della lettera pubblicata da L'Espresso (L'Espresso)

Massima urgenza, ignorata
La lettera di allarme del direttore di Autostrade è la seconda di cinque scritte al ministero tra il 6 febbraio e il 13 aprile 2018. In quella del 28 febbraio il manager non fa nessun giro di parole: «Si fa riferimento a quanto in oggetto», scrive Michele Donferri Mitelli, «alla nostra precedente corrispondenza e alle interlocuzioni intervenute presso il Comitato tecnico amministrativo del Provveditorato alla presenza del vostro funzionario Uit Genova nella seduta del 1.2.2018». Quella del primo febbraio è la riunione presieduta dal provveditore Ferrazza, alla presenza del rappresentante genovese della Direzione generale per la vigilanza, l'ingegner Carmine Testa, capo del Uit, l'Ufficio ispettivo territoriale. «Al riguardo», continua il direttore di Autostrade, «dal momento che non abbiamo più avuto evidenza se siano necessari ulteriori approfondimenti e/o elementi integrativi Vi significhiamo... di restare a Vostra disposizione qualora siano necessari chiarimenti e integrazioni in relazione agli aspetti tecnico-economici del progetto rappresentando, ancora una volta, l'urgenza che riveste la conclusione dell'iter approvativo dell'intervento»«Vista l'importanza strategica dell'opera e la natura dell'intervento», aggiunge Donferri Mitelli, tenuto conto che il completamento delle procedure di affidamento può essere stimato in 13-15 mesi, «si ritiene, in considerazione del protrarsi dei tempi di approvazione, che l'intervento non possa essere in esecuzione prima del secondo semestre 2019 o inizio 2020. Tale circostanza comporterebbe una serie di ripercussioni sia per la pianificazione economica che», e proprio qui viene lanciato l'allarme, «per l'incremento di sicurezza necessario sul viadotto Polcevera. Per quanto sopra, Vi preghiamo di portare avanti l'iter autorizzativo quanto prima».

Preoccupati, ma nessuno ha fatto niente
Il direttore della manutenzione di Autostrade il 28 febbraio 2018 è dunque consapevole che bisogna fare in fretta perché, per il ponte Morandi sul torrente Polcevera, è necessario un incremento di sicurezza: che evidentemente manca. E non bisogna più perdere tempo. Ma nessuno si attiva per proteggere il viadotto e quanti continuano a passarci sopra, con prescrizioni come la limitazione del traffico pesante e la riduzione delle corsie di marcia. L'autorizzazione al progetto da parte della Direzione per la vigilanza che Michele Donferri Mitelli sollecita arriverà soltanto a giugno. Già a febbraio, come ricorda ancora L'Espresso, sono evidentemente preoccupati nella società Autostrade per l'Italia, ora accusata dal governo di aver lasciato per anni deperire la struttura oltre il punto di non ritorno. Fino a ottobre 2017 non avrebbero fatto abbastanza, a parte l'ordinaria manutenzione. Tra il 9 e il 13 ottobre il Politecnico di Milano, con uno studio commissionato dalla concessionaria, segnala che nel pilone 9 ci sono anomalie che vanno approfondite. Il progetto esecutivo per il potenziamento dei tiranti viene revisionato. Quindi tra il 30 ottobre e il 3 novembre la società lo invia alla Direzione per la vigilanza sulle concessionarie. E lì al ministero, l'ufficio di Cinelli il 5 dicembre lo gira al Provveditorato di Genova per il parere obbligatorio. Il comitato tecnico amministrativo del Provveditorato si riunisce il primo febbraio. Il progetto torna alla direzione generale di Cinelli e sparisce fino a metà giugno. Due mesi dopo proprio il pilone 9 si sbriciola. 

Autostrade si difende: «Ma quale lettera d'allarme?»
Intanto, è arrivata una nota di Autostrade per l’Italia in cui si specifica che la lettera inviata al ministero delle Infrastrutture non era «d’allarme», ma serviva a sollecitare l’approvazione del progetto di miglioramento del viadotto: «Ordinaria comunicazione», così la chiama la società del gruppo Benetton, con cui la competente direzione del Ministero delle Infrastrutture viene «sollecitata» per l’approvazione del progetto di miglioramento delle caratteristiche strutturali del viadotto Polcevera, «per il quale era già stato prodotto il parere favorevole da parte del Provveditorato Interregionale delle Opere Pubbliche, tenuto conto che il tempo di approvazione da parte del Ministero si stava protraendo oltre il termine dei 90 giorni». Il progetto - conclude la nota - aveva l’obiettivo di migliorare la vita utile dell’infrastruttura. «Risulta, quindi, assolutamente fuorviante e non veritiera l’interpretazione del settimanale secondo cui si sarebbe trattato di una ‘lettera d’allarme che metteva in guardia sulla ‘non sicurezza’ del viadotto». Quel che è certo è che il ponte Morandi non era sicuro, e si sapeva. L'inchiesta della Procura si arricchisce così di molti testimoni: i tecnici della società che soltanto da ottobre 2017 si preoccupa di intervenire sulla stabilità del viadotto, il direttore delle manutenzioni Donferri Mitelli che lancia l'allarme già a febbraio 2018, il direttore generale del ministero Cinelli, il provveditore Ferrazza, l'ispettore territoriale Testa, i membri con diritto di voto nel comitato tecnico amministrativo del Provveditorato di Genova.