13 novembre 2018
Aggiornato 07:00

Di Maio chiede aiuto ai cittadini italiani: «Sarà un autunno caldissimo»

Dopo gli «alleati» Giorgetti e Salvini, anche il leader del M5s avverte: «I poteri forti ci stanno facendo la guerra. Non oso immaginare cosa potrà accadere»
Luigi Di Maio
Luigi Di Maio (ANSA)

ROMA - Prima Giorgetti. Poi Salvini. Ora è il turno di Luigi Di Maio. «Inizia un autunno caldissimo non caldo». In una intervista a SkyTg24 il leader del Movimento 5 stelle ha prima ricordato i provvedimenti su cui il governo è al lavoro, la Flat Tax, la riforma della Fornero, la legge anticorruzione, la legge sulle pensioni d'oro. Poi si è fermato per chiedere «ai cittadini di starci vicino» perché «se l'estate è stata rovente non potete neppure immaginare cosa accadrà in autunno per i poteri forti che ci stanno facendo la guerra». Nel mirino - e come prova - le critiche della Cei che ha sottolineato, in pieno «caos Diciotti», come il governo corra il rischio di strumentalizzare i migranti per fare politica: «Noi non facciamo politica sulla pelle dei migranti. Quando arriverà un'altra nave, come sempre li aiuteremo, ma altri Paesi dovranno darci una mano».

Il caso Alfano diverso da Salvini
Inevitabili le domande sul caso Salvini, sulle indagini della procura di Agrigento e sul diverso comportamento del capo politico del Movimento 5 stelle, che in passato aveva chiesto le immediate dimissioni di Angelino Alfano, anche lui ministro dell'Interno finito sotto inchiesta: «Alfano si doveva dimettere perché era Alfano» ha spiegato Luigi Di Maio, intervenuto a SkyTg24. «Quello a Salvini è un atto dovuto e noi gli atti dovuti, come l'indagine a carico di Salvini, li abbiamo avuti per alcuni sindaci, Nogarin, Appendino, Raggi e questo vale anche per il ministro dell'Interno. Non è che stiamo cambiando linea, se durante le indagini usciranno cose sconcertanti allora non aspettiamo il primo grado di giudizio e si devono dimettere».

Una decisione di tutto il governo
La decisione «è stata di tutto il governo anche se c'è un atto dovuto. Non riportiamo alla guerra tra governo e magistratura. Il caso di Alfano riguardava una questione delicata circa prefetti siciliani e appalti. Qui è un atto dovuto perché il Viminale ha in capo quelle decisioni. In questi giorni non stavamo in giro a chiedere appalti. Tutto quello che è stato fatto è stato fatto nell'interesse nazionale. Questo principio fa il paio con il principio del governo del cambiamento». Ora «vediamo se l'Italia può essere trattata così. La linea morbida non ha funzionato vediamo se funzionerà la linea dura e non solo su questo. L'Italia ha il diritto di porre il veto su programmazione europea e noi lo porremo».