14 novembre 2018
Aggiornato 03:30

Tante promesse, zero fatti: sui migranti l'Europa ci aiuta solo a parole (vedi casi precedenti)

La solidarietà degli altri Stati è finta: annunciano di voler accogliere parte degli immigrati sbarcati nel nostro Paese, ma poi all'atto pratico si tirano indietro
I presidenti della Germania, Angela Merkel, e della Francia, Emmanuel Macron
I presidenti della Germania, Angela Merkel, e della Francia, Emmanuel Macron (Stephanie Lecicq | EPA)

ROMA – Se dovessimo dar retta soltanto alle dichiarazioni d'intenti, verrebbe da dire che gli altri Paesi europei siano prontissimi a dare una mano all'Italia per l'emergenza immigrazione. Perfino nell'ultimo caso della nave Diciotti, ad esempio, Angela Merkel si è detta disponibile ad accogliere una quota dei 150 migranti bloccati nel porto di Catania, purché anche le altre nazioni facciano la loro parte: inutile dire che dal resto delle cancellerie europee sia arrivato solo un assordante silenzio. Uno stallo che, in assenza di una soluzione duratura e concordata da tutta l'Unione, si ripresenta puntuale ad ogni nuovo episodio del genere.

Precedenti poco rassicuranti
Ma quel che è peggio è che persino quando, nei casi precedenti, la situazione si era effettivamente sbloccata e, grazie al pressing del presidente Juncker, il resto dell'Europa alla fine aveva accettato di tendere la mano a Roma, queste disponibilità sono rimaste in gran parte solo sulla carta. È esattamente quello che è accaduto con l'operazione Relocation, che il 16 luglio scorso aveva riguardato i 270 migranti sbarcati a Pozzallo, in Sicilia, dalle due navi Protector e Monte Sperone. Che si sarebbero dovuti ripartire, a spese della Commissione Ue, tra Germania, Francia, Portogallo, Irlanda, Malta e Spagna. Peccato che, ad oggi, ben 223 non abbiano mai lasciato l'Italia (163 sono ancora a Pozzallo, gli altri sono stati sparsi per lo Stivale), stando a quanto rivela oggi un'analisi del Corriere della Sera.

Scuse e ritardi
L'unico Stato ad aver mantenuto le promesse è la Francia, che ha accolto 47 degli annunciati 50 migranti (gli altri tre sono ricoverati in ospedale). La Germania non ha scelto i suoi 50 da accogliere, la Spagna non ha ancora firmato i lasciapassare, il Portogallo si è detto disponibile a iniziare i trasferimenti ma solo se i viaggi li pagherà l'Italia, Malta ha bloccato tutto in «compensazione» per lo sbarco della Lifeline lo scorso 27 giugno. Quanto all'Irlanda, che aveva promesso di accoglierne appena 20, come iniziativa eccezionale, non ha comunque messo a punto nulla. Risultato: quella che il ministro dell'Interno Matteo Salvini aveva definito inizialmente «una vittoria politica» si è trasformata nelle «cronache di un'Europa che non c'è». Non bisogna meravigliarsi, dunque, se stavolta, per la Diciotti, i vicepremier Di Maio e Salvini abbiano puntato i piedi, minacciando addirittura di sospendere i 20 miliardi di contributi al bilancio dell'Unione. Bruxelles ha reagito stigmatizzando i «populisti», ma invece che con le solite parole di condanna sarebbe più efficace rispondere con i fatti: ovvero, imponendo agli altri Stati di fare davvero la loro parte.