14 novembre 2018
Aggiornato 04:00

Troppi suicidi tra i militari: il ministro Trenta studia un piano di riordino delle caserme

14 suicidi solo nel 2018, su cui è necessario far luce. Ecco il piano del ministro Trenta, pensato anche per riequilibrare Nord e Sud
Il ministro della difesa, Elisabetta Trenta, e il capo di Stato Maggiore della Difesa, Claudio Graziano
Il ministro della difesa, Elisabetta Trenta, e il capo di Stato Maggiore della Difesa, Claudio Graziano (ANSA)

ROMA - L'ultimo caso, sabato scorso: il suicidio di un marò a Brindisi, in caserma. Due settimane fa era stato invece un caporal maggiore a togliersi la vita davanti a Palazzo Grazioli, residenza dell'ex premier Berlusconi, nel centro di Roma. Un fenomeno che «preoccupa» il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, che a Il Messaggero e Il Mattino spiega: «Occorre lavorare duramente per stare più vicino ai nostri militari e alle loro famiglie - è il pensiero dell'esponente del M5S - iniziando a incrementare il lavoro degli psicologi al fianco dei nostri soldati». Oltre a un piano per aumentare le ore e i colloqui di «supporto», il ragionamento della Trenta si spinge anche più avanti: «La strada è lunga ma occorre intraprenderla se vogliamo davvero cambiare le cose».

Il piano del Governo
E qui il suo pensiero, in questi giorni di preoccupazione affatto celata, va al futuro con un piano ambizioso da mettere in cantiere in questa legislatura. «La maggior parte dei nostri soldati proviene dal Sud e gran parte delle nostre caserme sono al Nord. Ma il nemico - ragiona Trenta - non viene più dalle Alpi, oggi le dinamiche sono più complesse e dobbiamo riadattare lo strumento della Difesa alle nuove minacce e ai nuovi sviluppi». II Ministro punta al riordino delle caserme, «che passa prima per un accurato monitoraggio», e a favorire dunque «i ricongiungimenti familiari». Si tratterebbe di una svolta importante che darebbe nuova spinta economica - per via dell'indotto - a tanti centri del Sud, depressi. Ma si tratta appunto di una fase 2 non semplice da attuare: in mezzo ci sono le alienazioni dei vecchi immobili e quelli nuovi da cercare, oltre a un incrocio con tutti i ministeri coinvolti. Resta la preoccupazione per questa escalation di morti in divisa. Da Palazzo Baracchini raccontano che il ministro «vuole intensificare i controlli, avviando un processo sistematico di ascolto e supporto dei militari e che sia ovviamente subordinato alla linea di comando, perché i comandanti sono i primi responsabili dei ragazzi».

14 suicidi solo nel 2018
Nei primi otto mesi del 2018 si sono verificati già 14 suicidi: 6 nell'Esercito (2 dei quali all'interno di Strade Sicure), 1 nella Marina e 7 tra i Carabinieri. Tuttavia, il ministro mostra cautela e aggiunge che «bisogna fermare qualsiasi strumentalizzazione che accomuna tragedie del genere alle condizioni di lavoro dei nostri militari», poiché «chi porta avanti tali tesi compie un vero e proprio atto di sciacallaggio nei confronti della vittima e della sua famiglia, già profondamente colpita dal dolore». Dietro un suicidio, riflette Trenta, «le variabili purtroppo sono molteplici e complesse, politicizzare episodi così drammatici significa non avere a cuore i nostri militari, chi pensa di prendere qualche voto esprimendo queste posizioni davanti a sé troverà il mio muro». Le condizioni di lavoro dei militari, in particolare quelli impiegati in Strade Sicure, è stato il primo dossier affrontato da Trenta, appena nominata. Tanto da aver chiesto subito un resoconto dettagliato. Ma non è una critica, al contrario: «Da parte mia c'è massimo apprezzamento per la reattività con cui i capi di forze armate e lo Stato Maggiore della Difesa si sono adoperati fin dall'inizio per dare un contributo alla nuova azione di governo. Da parte di tutti - racconta - ho visto molta umanità e professionalità. C'è un'ottima collaborazione con lo Stato Maggiore sul tema». Adesso arriverà la svolta: consulenze psicologiche rafforzate dal punto di vista delle ore a disposizione e, soprattutto, un impegno per i ricongiungimenti dei militari con le famiglie. Un piano che passa anche per il Sud.

Benessere dei militari una priorità
Gli ultimi drammatici episodi che hanno interessato le Forze Armate sono sotto la sua attenzione, assicura il ministro. «É una priorità di questo governo il benessere dei nostri militari, uomini e donne, anche se le cause che determinano scelte estreme come quelle verificatesi di recente sono molteplici e complesse. Non dobbiamo lasciare spazio a strumentalizzazioni: chi non perde occasione per associare i suicidi alle condizioni di lavoro dei nostri soldati troverà davanti a se' il mio muro. Non ammetto che un tema così delicato venga politicizzato per fini elettorali. Non è rispettoso farlo nei confronti di chi non c'è più e delle loro famiglie, che ancora oggi stanno soffrendo» scrive in un lungo post su Facebook Trenta. «Sia chiaro - aggiunge - il miglioramento delle condizioni lavorative dei nostri militari, ma anche del personale civile della Difesa, sono un faro che questa amministrazione vuole seguire con costanza e determinazione». Non appena insediata il ministro Trenta assicura di aver chiesto nel merito un resoconto allo Stato Maggiore della Difesa e ammette che la risposta è stata immediata e approfondita. «Questo è un aspetto che mi ha rincuorato: appurare che sono proprio i comandanti e i capi di Forza Armata, per primi, ad avere a cuore la vita dei nostri soldati»

Più psicologi e mano ai ricongiungimenti familiari
Intanto, come primo passo per stare più vicino «ai nostri ragazzi» il ministro ha chiesto che venga incrementato il supporto di psicologi e professionisti capaci di ascoltare chi, ogni giorno, opera al nostro servizio e per la nostra sicurezza. Ha intenzione anche di avviare un lavoro sui ricongiungimenti familiari e sul riordino delle caserme, visto che gran parte di queste si trovano al Nord mentre la maggior parte dei militari proviene dal Sud. Così facendo sarà possibile anche tenere conto della minaccia che, come abbiamo detto al vertice Nato, oggi è preponderante al Sud. Questo comporterebbe nuove opportunità per le aree del Mezzogiorno, penso ad esempio all'Hub per il Sud a Napoli.

Un'indagine M5s a 10 anni da Strade Sicure
Il primo plauso a Trenta arriva dalla senatrice M5S Alessandra Maiorino, componente della Commissione Difesa di Palazzo Madama «Siamo felici di sapere che il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, preoccupato dalla recente ondata di suicidi tra gli appartenenti alle forze armate, intenda avviare un piano per incrementare il sostegno psicologico al personale militare e facilitarne i ricongiungimenti familiari» dichiara la s. Un impegno importante e concreto per il benessere dei militari, quello del Ministero, «al quale siamo pronti a dare tutto il nostro supporto e contributo». Nelle prossime settimane, infatti - annuncia la senatrice Maiorino - la Commissione Difesa del Senato, su proposta del Movimento 5 Stelle, avvierà un'indagine conoscitiva sull'Operazione 'Strade Sicure' per tracciare un bilancio di questa attività dell'Esercito Italiano a dieci anni dal suo avvio, allo scopo di correggere eventuali aspetti critici, compresi quelli legati alle condizioni lavorative del personale impiegato. «Questa indagine - anticipa la senatrice Maiorino - è solo un tassello del più ampio lavoro che il Movimento 5 Stelle sta avviando per affrontare le problematiche relative al benessere, sia fisico che psicologico, del personale di tutte le forze armate che è e che è stato impegnato in attività operative in patria e all'estero».

Trenta dice no a Salvini sulla naja obbligatoria
Nessuna presa di posizione ufficiale, ma nonostante ciò l'idea di poter tornare al servizio militare obbligatorio (anche solo per alcuini mesi) fatta paventare dalla Puglia dal Ministro dell'Interno, Matteo Salvini, viene nuovamente bocciata da Trenta. Fonti del dicastero, in sostanza, si limitano a ricordare quello che già alcuni giorni fa aveva espresso il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta che aveva bollato l'idea come «romantica» e «non più al passo dei tempi» vista anche l'alta specializzazione che oggi si richiede agli uomini in divisa. Idea, però, non si era nascosta la stessa Trenta, che sembra affascinare molte persone. Anche +Europa, in una nota di Vincenzo Camporini, già capo di Stato Maggiore della Difesa, si smarca da Salvini: «Un moderno teatro operativo, dove si applicano le moderne teorie della guerra ibrida, delle attività offensive e difensive cyber, in cui l'elaborazione dei megadati determina la superiorità informativa alla base di una pianificazione che porti al successo, in cui l'efficacia di sistemi d'arma complessi dipende dalla preparazione tecnologica degli operatori, richiede professionisti il cui addestramento deve essere affinato in periodi che si misurano in anni. Pensare che oggi qualche mese di naia possa essere sufficiente significa essere totalmente fuori dalla realtà».
«Un ripristino della coscrizione obbligatoria costituirebbe un irresponsabile spreco di risorse umane e finanziarie, oltre ad essere una odiosa forma di tassazione indiretta a carico di chi venisse chiamato a distogliere mesi della propria vita dal lavoro o dallo studio: davvero un'idea fuori dal tempo, che - conclude Camporini - è bene archiviare immediatamente».