11 dicembre 2018
Aggiornato 02:00

Parisi al DiariodelWeb.it: «Caro Salvini, parla chiaro contro il razzismo»

Il segretario di Energie per l'Italia dice la sua, ai nostri microfoni, sul governo Conte: «Lega e M5s hanno tante contraddizioni, ma sono legati dal potere»

ROMAStefano Parisi, segretario nazionale di Energie per l'Italia, sia Berlusconi che Renzi hanno previsto una breve durata per questo governo. E lei stesso ha sostenuto che presto esploderanno le contraddizioni tra Lega e M5s.
La durata del governo dipende dalla forza dell'opposizione: se non c'è, può durare a lungo. Sicuramente le contraddizioni sono tantissime, non solo tra M5s e Lega, ma anche tra l'elettorato di centrodestra e la Lega. Pensiamo al blocco della Tav, alle stupidaggini sui vaccini, al decreto dignità che bloccherà lo sviluppo dell'occupazione in Italia. C'è un grande problema, ma c'è anche un grande collante: il potere. Mi riferisco alle lottizzazioni, delle nomine Rai e Cdp... Non farei tanto affidamento su una breve durata del governo, quanto su una ripresa dell'iniziativa politica contro questo governo.

C'è chi ritiene che l'esecutivo possa saltare sulla legge di Stabilità.
Sicuramente il ministro Tria è una persona molto seria, che sta difendendo gli interessi degli italiani e la stabilità del quadro macroeconomico e finanziario. Bisogna capire fino a che punto gli slogan e le dirette Facebook si trasformeranno in una pressione su di lui. Se questa pressione fosse molto forte, il rischio è che venga messo in difficoltà. E allora lo spread del nostro Paese salirebbe molto e noi dovremmo pagare tassi d'interesse altissimi. Far finta che il problema del deficit non esista è una sciocchezza che può portare danni gravissimi agli italiani.

Quindi Tria per voi è una sorta di garante.
È una persona che ragiona razionalmente sui fondamentali dell'economia. Purtroppo abbiamo un debito enorme, accumulato in passato con spese che non ci potevamo permettere. E, quando un debitore si comporta in modo sconsiderato, i creditori sono ovviamente preoccupati della sua capacità di restituzione, quindi può aumentare i tassi d'interesse o vendere i titoli. In entrambi i casi avremmo un'esplosione dei costi a carico della collettività.

Voi puntate il dito contro le misure del M5s, ma sui giornali finisce quasi sempre Salvini. Chi comanda veramente in questo governo?
Credo che questo sia un governo a guida M5s. Salvini appare molto sui temi dell'immigrazione, e basta. Ma su tutto il resto, infrastrutture, lavoro, giustizia, prevalgono i Cinque stelle. Mi sembra uno scambio esplicito.

Si sono spartiti i temi?
Sì. Credo che alla lunga, essendo Salvini monotematico, perderà peso all'interno del governo, mentre la forte compagine del M5s, molto organizzata specialmente sulla comunicazione, finirà per prevalere.

A proposito di immigrazione, in questi giorni si parla molto di emergenza razzismo: lei la vede?
La preoccupazione c'è, e c'è sempre stata. Salvini ha compiuto delle azioni dimostrative: da qui a realizzare una politica contro l'immigrazione ce ne passa. Cercare di togliere l'Italia dall'isolamento può anche essere giusto, basta che non si allei solo con chi vuole chiudere le frontiere, perché questo scaricherebbe sul nostro Paese, che è geograficamente il più fragile, un'enorme quantità di immigrati. E se avere una posizione rigorosa è giusto, Salvini deve anche dire parole molto chiare contro queste pulsioni razziste.

Non l'ha ancora fatto?
Ancora no, e questo non va bene.

Invece, da imprenditore prima ancora che da politico, cosa pensa del decreto dignità?
È pessimo. Ha la cultura storica dell'estrema sinistra: cioè che il lavoro si crei con le leggi. Si obbliga gli imprenditori ad assumere a tempo indeterminato, e questo non fa altro che generare disoccupazione e far scappare gli investitori dall'Italia. Lo dicono i dati: quel poco di occupazione che si sta creando è data dai contratti a termine, che fanno entrare i nuovi soggetti nel mercato del lavoro. Vietandoli, si toglie questa possibilità di accesso. Ma, sulla totalità degli occupati in Italia, più dell'80% sono a tempo indeterminato. D'altronde, il giovane Di Maio sa bene che, nella realtà, non esiste più il lavoro in cui uno entra a 25 anni e ne esce quando va in pensione. Può fare tutte le leggi che vuole, ma così non è in grado di rappresentare nemmeno la sua generazione, che è fatta di persone pronte a cambiare continuamente lavoro e potenzialità. Serve un mercato che funzioni, con politiche attive fatte dal privato, e tanta formazione: il lavoratore trova lavoro se serve all'azienda, e nel corso della vita tutti noi dobbiamo formarci continuamente. Io ho 65 anni, quando ho iniziato a lavorare il mondo era un altro e, in 40 anni di lavoro, ho dovuto imparare tanti altri mestieri. Questo è il bello di una carriera professionale.