17 agosto 2018
Aggiornato 15:00

Renzi non si arrende: in una cena segreta trama il suo ritorno in campo

Chi pensava fosse sparito ha commesso un grave errore. L'ex premier e segretario ha convocato 120 suoi parlamentari, pianificando uno strappo nel Pd
Matteo Renzi
Matteo Renzi (ANSA / LUIGI MISTRULLI)

ROMA«Continuate così, ci vediamo al congresso, perderete di nuovo e come sempre comincerete a criticare chi ha vinto». In un insolito rigurgito di sincerità, Matteo Renzi si era già lasciato sfuggire, nel suo intervento all'ultima assemblea del Partito democratico, un'anticipazione delle sue intenzioni autentiche. Un avvertimento, neanche troppo velato, a chi era davvero convinto che il senatore di Scandicci si sarebbe fatto ordinatamente da parte, accontentandosi delle missioni in Cina, Sudafrica e Stati Uniti o delle riprese del suo documentario su Firenze.

A rapporto dal capo
L'ex premier ed ex segretario, in realtà, ha in mente ben altro: tornare in campo, anzi, squassare letteralmente il campo del Pd. Per organizzare le proprie truppe, Renzi ha convocato ieri una cena con i parlamentari della propria corrente, in una villa per feste di matrimonio sull'Aventino, a due passi dal giardino degli Aranci. Erano in centoventi i parlamentari dem presenti, da Matteo Orfini a Roberto Giachetti, che hanno pagato cinquanta euro a testa. Il piatto forte sul menù, però, non è stato il cibo, ma i piani per il futuro di quell'area politica. Di certo Matteo non ha alcuna intenzione di lasciare il partito nelle mani del suo ex vice Maurizio Martina o di chi, come lui, vorrebbe dialogare con il Movimento 5 stelle, che i renziani considerano peggio della stessa Lega.

Ritorno al passato
Ma qualcuno sussurra che il vero progetto dell'ex leader sia ancora più dirompente: arrivare alla scissione del Partito democratico, una separazione consensuale tra i due movimenti che lo costituirono, Ds e Margherita. Quest'ultima, a cui apparteneva lo stesso Renzi, sarebbe ovviamente la componente più ampia, che poi alle elezioni potrebbe federarsi con gli ex comunisti, ma mantenendo comunque la propria autonomia. Se questa idea prenderà corpo, ce lo diranno solo i prossimi mesi (potrebbe concretizzarsi già ad ottobre, alla prossima Leopolda). Se consentirà al centrosinistra di recuperare terreno a livello elettorale, è tutto da vedere. Ma l'impressione, ancora una volta, è che, più che una strategia politica, a Renzi interessi semmai la propria rivincita personale.