27 maggio 2019
Aggiornato 09:30
Legge di Bilancio

«La flat tax si fa». Ma sul resto del programma economico, Tria frena

L'unica certezza è la riforma del fisco. Per il resto, mentre Salvini e Di Maio predicano coraggio, il ministro vuole rispettare i limiti di deficit voluti dall'Europa

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria ( ANSA )

ROMA – Cominciamo dalle certezze: la 'tassa piatta' si farà, e presto. «Confermo che si inizierà ad implementare la flat tax sin dalla prossima legge di bilancio secondo un cronoprogramma graduale che è allo studio». Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, nel corso del question time alla Camera. La riforma della tassazione, ha ricordato, «rientra in un obiettivo più ampio della politica economica del governo volta ad sostenere la crescita» e la flat tax «è uno degli strumenti previsti dal contratto del governo per raggiungere questo obiettivo» anche se «non ci sono priorità» tra questi strumenti e la manovra «funzionerà nel suo complesso». La cosiddetta «pace fiscale», infatti, va «inquadrata nell'ambito di una riforma strutturale del fisco» che «esaminerà attentamente tutti gli impatti del provvedimento di pace fiscale e terrà conto di tutte le esigenze». Il nuovo sistema di tassazione, ha aggiunto, deve introdurre «un nuovo rapporto con il contribuente» che «non significa fare condoni» ma avere «un fisco amico che favorisca l'estinzione dei debiti». Tria ha ricordato che «il valore contabile residuo dei crediti è molto alto pari quasi a 800 miliardi» ma che l'ammontare che realisticamente può essere oggetto dell'azione di recupero «sia assai più limitato, pari a circa 50 miliardi».

La gabbia europea
Archiviato il fisco, però, sugli altri capitoli della legge di bilancio il dibattito all'interno del governo resta molto più aperto. Anzi, verrebbe da chiamarlo addirittura scontro. Perché, se da un lato la maggioranza politica invita il ministro ad essere più «coraggioso», lui continua a non schiodarsi dai limiti di deficit concordati con Bruxelles: «Non si supera il 3% del Pil. Riaffermo che il governo intende svolgere la propria azione di riduzione del rapporto debito/pil e di non deterioramento del saldo strutturale. E sono obiettivi coerenti con il rispetto del limite del 3%». D'altra parte, ha proseguito, anche alla luce del ciclo economico «è essenziale anche che la legge di bilancio favorisca la crescita e l'occupazione. Ne consegue una finanziaria che deve tenere conto dello stato dell'economia in modo da non innescare una politica prociclica – ha aggiunto Tria – il che non significa non rispettare quanto ho detto in termini di riduzione rapporto debito/pil e non peggioramento del saldo strutturale ma significa poter rimodulare i tempi e la misura dell'aggiustamento strutturale». In questo senso «è stato avviato un dialogo con la Commissione Ue con l'intento di fissare un deficit programmatico coerente con l'obiettivo del governo. Credo – ha concluso Tria – che sarà la definizione della legge di bilancio che permetterà ai mercati di capire meglio l'impostazione della politica economica del governo, riducendo l'incertezza sul debito pubblico italiano».

Politici contro tecnici
Insomma, il titolare dell'Economia non sembra intenzionato a tenere molto conto delle promesse elettorali di Lega e M5s, tanto che Salvini e Di Maio cominciano a sopportarlo sempre meno. E a ragionare su una sua possibile estromissione dal governo, che tanto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella quanto il capo della Bce Mario Draghi vorrebbero invece evitare a tutti i costi. A parte la flat tax (o meglio, il suo inizio), insomma, il massimo che si potrebbe ottenere dalla prossima finanziaria sarà probabilmente la riforma della legge Fornero, con l'introduzione dell'attesissima quota 100. L'altra misura realizzabile è quella di allargare il regime forfettario per le partite Iva, che gode dell'aliquota al 15%: si dovrebbe estendere a tutti coloro che non superano un reddito di 100 mila euro. Per il resto, solo tanti dubbi, come maligna il forzista Renato Brunetta: «Lei dice sempre che l'attuazione del programma sarà compatibile con i vincoli di bilancio. Questa è un'operazione impossibile, perché il programma costa almeno 100 miliardi di euro e i vincoli di bilancio prevedono almeno 30 miliardi di risorse da rinvenire per stare dentro i limiti di bilancio. E allora mi chiedo: come farà, signor ministro?». La stessa domanda che si pongono anche Matteo Salvini e Luigi Di Maio, insieme a tutti gli italiani che li hanno votati.