23 ottobre 2019
Aggiornato 12:30

Centrodestra addio: la Lega fa saltare l'alleanza alle Regionali e alle Europee

Archiviare la storica coalizione con Berlusconi e Meloni per correre da solo nelle Regioni e con i colleghi sovranisti (anche del M5s) a Bruxelles: il piano di Salvini

Gli (ex) alleati del centrodestra: Matteo Salvini della Lega, Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia, Silvio Berlusconi di Forza Italia
Gli (ex) alleati del centrodestra: Matteo Salvini della Lega, Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia, Silvio Berlusconi di Forza Italia ANSA

ROMA – Silvio Berlusconi, come suo solito, veste i panni del moderato: ovvero affonda sì, ma con toni felpati (solo in apparenza): «La coalizione non è in dubbio se c’è unità e lealtà – ha sostenuto intervenendo telefonicamente agli stati generali di Forza Italia in Abruzzo – ed esaurita la spinta emotiva e il voto di protesta il centrodestra tornerà a vincere». Più secca, invece, la lettura di Giorgia Meloni: «Io non dico se il centrodestra esiste ancora, ma mi sento di dire che in futuro sarà difficile che ci sia lo schieramento politico del centrodestra. C'è un sentimento di centrodestra che è maggioritario in Italia, ma non vuol dire che ci sia uno schieramento di centrodestra. Serve però una forza politica che presidi quel campo e noi ci candidiamo a farlo».

Saltano le Regioni
Insomma, le previsioni di tutti i contraenti della coalizione sembrano altrettanto nere: il fu Polo del Buongoverno, la fu Casa delle libertà, insomma quella storica alleanza che inaugurò la Seconda repubblica e che ha resistito, nonostante qualche cambio di volti al vertice, per oltre vent'anni, sembra ormai destinata inevitabilmente all'estinzione. A livello nazionale, in pratica, il suo esaurimento si è già consumato, per mano del contratto stipulato tra la Lega e il Movimento 5 stelle. L'accordo resta vivo a livello locale, dove le forze di centrodestra governano insieme diversi Comuni e Regioni, ma anche su questo campo il futuro pare tutt'altro che roseo: il 21 ottobre si vota in Alto Adige, presto si potrebbe tornare alle urne anche in Abruzzo e Basilicata, l'anno prossimo pure in Sardegna e altrove, e in tutti questi casi il Carroccio pare intenzionato a correre da solo. «Lo capiremo – rivela un anonimo dirigente di Forza Italia all'agenzia di stampa Agi – quando ci siederemo al tavolo, ma è chiaro che il rischio è che si vada verso una separazione non solo a Roma».

Pro o contro l'Europa?
La vera battaglia, però, si giocherà con le prossime elezioni europee del 2019. Forza Italia, lo sta mettendo in chiaro Berlusconi ad ogni occasione utile, punterà forte sul presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, probabile capolista al Sud: «La nomina di Tajani ha un significato molto chiaro – ha ribadito l'ex Cav – Vogliamo restare parte integrante dell’Europa, parte integrante del Ppe, della famiglia, della democrazia e della libertà in Europa». E come poter immaginare una Lega alleata degli azzurri in questa campagna europeista? Impossibile. Il piano di Matteo Salvini, infatti, è ben diverso, e punta addirittura a ribaltare gli equilibri dell'Unione europea, realizzando quella che viene definita la Federazione delle Leghe, ovvero un'internazionale delle forze sovraniste ed euroscettiche. Con Orban, Le Pen e Kurz; ma anche e soprattutto, in Italia, con il Movimento 5 stelle. Il patto di governo, dunque, ipotizza oggi La Stampa, si potrebbe trasformare in un'autentica coalizione per il voto continentale. E a pagare lo scotto più pesante di questa svolta rischiano di essere proprio gli ex alleati di Forza Italia: «Se prenderà il 5% è destinata all'estinzione», sussurrano nei corridoi della Lega...