17 agosto 2018
Aggiornato 22:30

Berlusconi verso l'astensione. Ma tra Lega e M5s è già lite per il premier

I due partiti candidati al governo sono già bloccati su un nodo per nulla semplice da sciogliere: chi sarà il premier. E Mattarella cosa farà?
Luigi Di Maio durante la trasmissione Porta a Porta
Luigi Di Maio durante la trasmissione Porta a Porta (ANSA / LUIGI MISTRULLI)

ROMA - Governo pronto? No, niente affatto. Nonostante la rinnovata alleanza M5s-Lega, la sfida dell’esecutivo è tutto fuorché semplice. L’eccezionalità di questa legislatura sta anche in questo, nel fatto che il cantiere si è inceppato ancora prima che si realizzino le condizioni perché venga aperto. Succede che Silvio Berlusconi ci stia pensando, eppure non abbia dato ancora il via libera a una formula (astensione?) che favorisca la nascita di un esecutivo formato da Movimento 5 Stelle e Lega. Succede, contemporaneamente, che i due partiti candidati al governo siano già bloccati su un nodo per nulla semplice da sciogliere: chi sarà il premier. Ma c’è un altro attore in gioco, che ancora per un po' aspetta a muovere le sue pedine: Sergio Mattarella. Carroccio e grillini hanno chiesto altre 24 ore di tempo e il Colle le ha concesse. Agenda alla mano, potrebbero diventare anche 48. Perché oggi il capo dello Stato è impegnato di fatto per tutto il giorno a Firenze per la conferenza ‘State of the union’, mentre venerdì mattina è atteso a Palermo. «Al momento non risulta alcun cambio di agenda», fanno sapere dal Quirinale.

Berlusconi rompe il silenzio: "No veti, ma nemmeno appoggio a M5s"
Il governo Lega-M5s «non segna la fine dell’alleanza di centrodestra: rimangono le tante collaborazioni nei governi regionali e locali, rimane una storia comune, rimane il comune impegno preso con gli elettori», rompe il silenzio il Cav. «Grazie Berlusconi, ora al lavoro su programma tempi e squadra», interviene a tarda sera Matteo Salvini. «Il Paese da mesi attende un governo», afferma Berlusconi. Continua a dire, senza crederci più, che «la soluzione della crisi più naturale sarebbe stata quella di un governo di centrodestra». «Questa strada non è stata considerata praticabile dal Capo dello Stato. Ne prendo atto. Da parte nostra – aggiunge – non abbiamo posto e non poniamo veti a nessuno, ma non possiamo dare oggi il nostro consenso ad un governo che comprenda il M5s, che ha dimostrato anche in queste settimane di non avere la maturità politica per assumersi questa responsabilità», sottolinea l’ex premier. Renato Brunetta gli fa eco: «Se vogliono fare, facciano. Faremo come la Lega con il governo Monti, che è rimasta fuori ed è cresciuta». Ma anche l’ex capogruppo esclude ritorsioni: «L’alleanza rimane, è un grande valore», dice l’ex capogruppo, ipotizzando, a parti invertite uno schema sul tipo di quello che portò Forza Italia a sostenere rima Monti e poi Gianni Letta, con la Lega fuori.

Cosa farà Mattarella
Il Colle, dopo aver messo in campo l’ipotesi del governo neutrale, continua ad aspettare. C’è chi maligna: concede tempo ai due giovani leader perché non riescono a trovare agnelli sacrificali per un governo del presidente che si presenti alle Camere già consapevole di essere bocciato. Dal Colle smentiscono: la rosa dei nomi dell’eventuale governo – fanno filtrare – è ben chiusa in un cassetto e nessuno, compreso il premier in pectore, è stato avvisato. La giornata politica racconta di una Forza Italia che mostra una compattezza che in realtà non ha, ma si affida al suo leader. Berlusconi, ad Arcore, soppesa i pro e i contro. L’idea di un appoggio esterno è già stata smentita. Se su qualcosa si ragiona, è l’idea di un’astensione. Da accompagnare poi a un qualsiasi aggettivo: critica, costruttiva. In pratica, significherebbe far nascere questo governo, individuando nell’astensione il minimo sindacale per non rompere l’alleanza di centrodestra, mettendosi poi alla finestra. E, hai visto mai, magari succede che i due giovani leader sono un po' meno gagliardi di come sembrano e si può anche guadagnare dai loro errori.

Astensione sì, ma non a costo zero
Al di là delle riflessioni in corso, la posizione degli azzurri resta ferma. «Da più di due mesi – spiega la capogruppo al Senato, Anna Maria Bernini – Forza Italia, in leale collaborazione con gli alleati di centrodestra, è pronta a formare un governo eletto dagli italiani, capace di rispondere ai bisogni del Paese. Non accetteremo comunque discriminazioni o pregiudizi su di noi o sui milioni di voti che rappresentiamo». Ma nella scacchiera di questa crisi post elettorale, c’è chi legge la posizione azzurra come un modo per alzare la posta: l’astensione – sarebbe il ragionamento – non sarebbe a saldo zero. In pratica, prima di dare il suo nullaosta non belligerante, Berlusconi vorrebbe avere una serie di garanzie sui chi potrebbe essere il premier e chi ricoprirebbe il ruolo di ministro in settori strategici, leggi interessi delle aziende di famiglia.

Il nodo premier
Dalla Lega continuano a dire: aspettiamo che Berlusconi o Forza Italia ci dicano chiaramente cosa vogliono. Ma il terzo incomodo, in queste ore, rischia di essere la foglia di fico che nasconde le difficoltà di Salvini e Di Maio a trovare la quadra sulla squadra di governo. Primo problema: chi sarebbe il premier? Circola un niet dei grillini, ma in realta pare che anche Matteo Salvini tema l’idea che il ruolo di presidente del Consiglio finisca al suo braccio destro, Giancarlo Giorgetti, uno capace di fargli ombra. Altra incognita, il ruolo dei due leader: il segretario leghista e il capo grillino non sarebbero infatti in sintonia sull’idea di rimanere fuori entrambi dall’esecutivo.