Italia | Governo

I due giorni di Fico per un governo Pd-M5s. Di Maio chiude il forno con Salvini

Due giorni di tempo per “verificare la possibilità di una intesa di maggioranza parlamentare tra M5s e Pd per costituire il governo”

Il presidente della Camera Roberto Fico a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, dopo aver ricevuto dal capo dello Stato un mandato esplorativo per verificare le possibilità di una maggioranza di governo tra il M5s e il Pd
Il presidente della Camera Roberto Fico a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, dopo aver ricevuto dal capo dello Stato un mandato esplorativo per verificare le possibilità di una maggioranza di governo tra il M5s e il Pd ()

ROMA - Due giorni di tempo per «verificare la possibilità di una intesa di maggioranza parlamentare tra M5s e Pd per costituire il governo». E’ questo il mandato che il presidente della Camera Roberto Fico ha ricevuto oggi dal capo dello Stato Sergio Mattarella, che ha sottolineato «il dovere di dare al più presto un Governo all’Italia», dopo quasi due mesi di stallo. Dunque a Fico è andato un mandato stretto (che non comprende neppure Leu), speculare rispetto a quello avuto da Maria Elisabetta Alberti Casellati, su cui la terza carica dello Stato dovrà riferire al Colle entro giovedì. La terza carica dello Stato avvierà oggi le consultazioni. Con M5s e con il Partito democratico. Luigi Di Maio approfitta della mossa del Quirinale per dichiarare chiuso (definitivamente?) il forno con la Lega: «In questi giorni – scrive in un post sul blog delle stelle – ho chiesto a più riprese a Matteo Salvini di sedersi al tavolo per discutere i termini del contratto di governo» ma «dal suo comportamento ho capito che Salvini non vuole assumersi responsabilità di governo»: «Non si dica che non c’ho provato fino alla fine, adesso buona fortuna»

Di Maio accetta
Il leader M5s spiega che accetta «la richiesta del capo dello Stato» e incontrerà il presidente della Camera «per valutare la possibilità di questo percorso» con il Pd «visto e considerato che dall’altra parte non hanno voluto ascoltare i loro stessi elettori che chiedevano a Salvini di fare questo passo. Questa – prevede – è la settimana decisiva per dare un Governo al Paese e sono molto ottimista». Ma avverte: «Quello che valeva per la Lega, vale anche per il Pd. Vogliamo un contratto di governo, fatto a partire dal nostro programma e sulla base redatta dal prof. Giacinto Della Cananea». Dall’entourage di Fico, tuttavia, precisano che il presidente della Camera ha un mandato esplorativo come carica istituzionale e che quindi non spetta a lui veicolare il messaggio del contratto alla tedesca chiesto da Di Maio. L’intesa sui dieci punti resi noti oggi dai saggi guidati dal prof di Tor Vergata semmai verrà messa a punto in un secondo momento, se le consultazioni del presidente della Camera dovessero avere, contro ogni pronostico, un esito fruttuoso.

Dai renziani fuoco di sbarramento
Il messaggio di «addio» Di Maio a Salvini potrebbe essere anche una mano tesa al Pd, che chiede infatti come precondizione per il dialogo la chiusura del tavolo con il Carroccio. «Ci confronteremo con il presidente Fico – dice il reggente Maurizio Martina – con spirito di leale collaborazione secondo il mandato conferitogli dal presidente Mattarella. Lo faremo con serietà e coerenza a partire da una questione fondamentale e prioritaria: la fine di ogni ambiguità e di trattative parallele con noi e con Lega e centrodestra». Certo è che nel Pd ci sono sensibilità molto diverse sul tema, tanto che in settimana potrebbe essere convocata una direzione. Dai renziani oggi, a pochi minuti dal mandato, è partito un vero e proprio fuoco di sbarramento. «Eravamo, siamo e resteremo alternativi ai Cinque Stelle», ha commentato subito il presidente del partito Matteo Orfini. «Non ci sono le condizioni minime per una maggioranza politica tra Cinque Stelle e Pd», ha rincarato il capogruppo al Senato Andrea Marcucci. Da sempre favorevoli al sostegno a un governo con il Movimento 5 stelle sono Michele Emiliano e la sua area: «Non resta che un accordo serio tra Pd e Movimento cinque stelle», ha ribadito oggi Francesco Boccia.

Il silenzio di Franceschini
Dario Franceschini, tace, ma nelle scorse settimane aveva chiesto una discussione sulla linea Dem, così come aveva fatto il ministro della Giustizia uscente Andrea Orlando, che non sbarra la porta ma, come fa Martina, chiede prima di chiudere il rapporto con Salvini. «Io – ha spiegato – penso che ora il punto fondamentale sia se il movimento 5 stelle chiude o meno il rapporto con la Lega: finchè c’è il rapporto con la Lega diventa difficile qualunque tipo di interlocuzione». «Ma oggi siamo alle dichiarazioni – chiosa un parlamentare Dem di alto rango – la politica è un’altra cosa, da domani vediamo». Ricordando sempre che una maggioranza M5s-Pd, se anche si concretizzasse, partirebbe molto fragile, in particolare al Senato, dove il parlamentari pentastellati sono 109 e quelli Dem 52.