24 settembre 2018
Aggiornato 02:00

Governo, Martina: ascolteremo Mattarella, ora tocca ad altri

Il segretario reggente a Circo Massimo su Radio Capital
Maurizio Martina.
Maurizio Martina. (ANSA / ETTORE FERRARI)

ROMA - «Ascolteremo il presidente Mattarella e vedremo se ci saranno indicazioni, non saremo insensibili al suo lavoro delicato, il nostro è un partito che ascolta sempre il presidente della Repubblica e le sue indicazioni. Ma ora tocca alle altre forze politiche esplicitare chiaramente qual è la prospettiva che intendono dare al Paese». Così il segretario reggente del Partito democratico Maurizio Martina intervistato a Circo Massimo su Radio Capital.

Ritorno alle urne?
«Ritorno alle urne? Io non lo auspico. Quando un Paese non è in grado di determinare stabilità è un problema. Uno scenario del genere sancirebbe la sconfitta di chi ha prevalso il 4 marzo, nel momento in cui gli elettori ti danno un mandato hai la forza di impostare una proposta, se poi quella proposta fallisce non credo alla propaganda di chi torna al voto dicendo ridateci il voto dopo che non si è stati capaci di dare forma al proprio progetto. Il PD adesso seguirà passo passo le consultazioni, svilupperà fino in fondo la linea della sua Direzione». afferma Martina.

Niente alleanze con Salvini
Quanto a possibili alleanze con il centrodestra, il reggente del Pd le esclude categoricamente. «Non c'è possibilità per noi di dialogare con destra e Salvini. Ci sono punti sostanziali di differenza tra noi e loro. Posso fare qualche esempio: la questione dei dazi di queste settimane, che sono sempre stati sostenuti da Salvini: noi non possiamo fare da stampella a governi che danno seguito a questa prospettiva. Altro esempio: a giugno si discuterà il Trattato di Dublino. La destra ha tenuto posizioni molto differenti su questo tema, la Lega votò contro. Non vedo punti in comune nel confronto sui temi»

Pd all'opposizione
Il capogruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci ha poi ribadito la posizione del Pd nelle consultazioni: «La nostra delegazione ha un mandato chiaro da parte della direzione: in un rapporto di confronto e di rispetto per le prerogative del Colle, la posizione politica è stare all'opposizione, visto l'esito del voto»«Tutto il Pd è il partito del dialogo, l'Aventino è una barzelletta - ha spiegato - e noi vogliamo fare opposizione rilanciando i nostri programmi, esercitando il controllo ed accogliendo magari pure proposte della maggioranza, senza l'atteggiamento del no pregiudiziale che ebbe M5S». Ancora, ha aggiunto Marcucci, all'interno del partito «non ho l'impressione che qualcuno sia a favore di un governo M5S-Pd. Poi non ho sentito uno dei 52 senatori Pd a favore di un governo del genere. Poi ci sarà pure il desiderio da parte di alcuni di trovare un posizionamento per un fronte di governo ma sono certo non sia riferibile ai leader del partito». In caso di stallo per il raggiungimento di una maggioranza, ha chiarito, "il Pd ha senso di responsabilità, ma non ci sono le condizioni per ragionare di questi scenari. Il Pd non entrerà al governo".