26 maggio 2019
Aggiornato 09:00
Terrorismo

Minniti: Isis mai così forte. Lo strumento per prevenire? Il rimpatrio

«L'Isis è la più importante legione straniera che la storia moderna ricordi" ha detto il titolare del Viminale

Il ministro dell'Interno Marco Minniti
Il ministro dell'Interno Marco Minniti ( ANSA )

ROMA - «Nessuno ha mai detto che fosse finita: il quadro della minaccia di Isis rimane radicalmente immutato. Lo Stato islamico è stato capace di arruolare 25-30 mila foreign fighters da circa 100 Paesi diversi. La più importante legione straniera che la storia moderna ricordi. Molti sono morti, ma i sopravvissuti stanno cercando rifugio altrove. Anche qui in Europa». Lo dice in un’intervista a La Stampa il ministro dell’Interno, Marco Minniti, che sottolinea l'efficacia del suo "patto con l'islam": «Questa inchiesta rende evidente quanto ci fosse bisogno di quel patto e richiama lo stesso Islam italiano a una responsabilità ancora più forte. Il primo punto del patto era fare delle moschee dei luoghi pubblici, dove ci fosse una conoscenza pubblica degli imam. E i sermoni in italiano». 

La novità? Tutto avviene qui
Per il titolare del Viminale con l’inchiesta di Foggia, che ha portato all’arresto di un imam che insegnava in italiano ai bambini come «sgozzare» gli infedeli, «siamo stati capaci di penetrare un ‘cuore di tenebra’» ed è stato «dimostrato con prove solari uno scenario assolutamente agghiacciante. Una cosa che non ha eguali in Occidente. L’elemento di novità assoluta è che tutto questo avviene qui, non a Dacca o nei territori dell’Isis. Nel cuore dell’Europa». «Certamente gli educatori e gli psicologi dovranno lavorare molto. Ma l’importante è che, grazie a un’indagine svolta da personale super-specializzato, siamo stati capaci di penetrare un «cuore di tenebra». Lì veniva utilizzato il vocabolario tipico dell’Isis e di Al Adnani, il ministro della propaganda del Califfato. L’elemento di novità assoluta è che tutto questo avviene qui, non a Dacca o nei territori dell’Isis. Nel cuore dell’Europa». 

Parola d'ordine: rimpatriare
Lo strumento più importante di prevenzione del terrorismo religioso che viene lasciato al nuovo governo secondo Minniti è «il rimpatrio per ragioni di sicurezza nazionale. Lo scorso anno abbiamo fatto 132 rimpatri, quest’anno già 29. Riportare questi soggetti nei Paesi di origine consente di intervenire all’inizio di una radicalizzazione prima che diventi un progetto terroristico. Questo ci pone all’avanguardia rispetto ad altre situazioni europee che purtroppo abbiamo sotto gli occhi in questi giorni», ha concluso. Sul fatto che esista o meno, con il cambio di governo, il rischio di disperdere queste capacità, Minniti replica secco: «L’Italia è l’unico Paese ad aver sconfitto prima un terrorismo politico, poi un terrorismo mafioso, senza mai ricorrere a uno stato d’eccezione. Questo è uno straordinario patrimonio del sistema Paese. Quell’idea, quel modo di mettere in campo le forze, è oggi importantissimo sia per la magistratura che per le forze di polizia. È questo che ha fatto la differenza, non Minniti».  

Da gennaio -72% di sbarchi
E sul fronte sbarchi rivendica il successo di un lungo lavoro "che non può essere banalizzato": «Non c’entra niente il mare calmo, è infantile dirlo. Siamo al nono mese consecutivo di riduzione degli sbarchi, che c’entra il meteo? È il frutto di un lavoro che non può essere banalizzato». «Due settimane fa la procura generale di Tripoli, in cooperazione con la Direzione antimafia e antiterrorismo italiana, ha emesso 200 mandati di cattura per trafficanti di essere umani. L’anno scorso nessuno ci avrebbe creduto. Qualcuno in Italia l’ha raccontato?».