27 maggio 2020
Aggiornato 18:00
Elezioni politiche 2018

La Russa contro le ammucchiate, Brunetta elegge Salvini premier

"Abbiamo giurato all'Altare della Patria" ricorda La Russa. Mentre per Brunetta il candidato c'è già

L'esponente di Fdi Ignazio La Russa con il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta
L'esponente di Fdi Ignazio La Russa con il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta ANSA

ROMA - "Come giudicherei la possibilità di alleanza tra Lega e M5S? Non credo che sia una cosa che gli italiani possano aspettarsi. Lo ha detto anche Salvini, ma sicuramente noi di Fratelli d'Italia lo abbiamo giurato, addirittura poi siamo andati davanti all'altare della Patria, che non avremmo fatto nessun governo fuori dal perimetro di centrodestra, né con la sinistra, né coi Cinque stelle. Quello che si dice in campagna elettorale non può essere tradito. Noi non ci presteremo ad una ammucchiata, ci sembra un segnale di correttezza verso i nostri elettori. Piuttosto non governiamo». Così Ignazio La Russa, Fratelli d'Italia, questa mattina ai microfoni di Agorà in diretta su Rai Tre. Che aggiunge: "Tornare presto alle urne è il minore dei mali. Dovremmo fare un patto per aggiungere a questa legge elettorale una sola modifica: inserire il premio di maggioranza". 

"Il candidato è Salvini"
Il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta, dal canto suo, non ha dubbi: il candidato premier è Salvini. "Abbiamo convenuto prima del voto che il partito della coalizione con più consensi avrebbe espresso il nome, e ora spetta alla Lega. Il candidato è Salvini, ma potrebbe anche essere qualcuno che lui indicherà, sempre dentro un metodo di consenso». In una intervista al Corriere della Sera spiega che dentro al centrodestra non hanno ancora deciso se andare al Quirinale in delegazioni separate, "ma intendiamo dare rappresentazione di unità sia formale che sostanziale». Il loro interlocutore privilegiato a questo punto è il Pd. Invece con i 5 Stelle: esclude di dialogare? "In politica non si deve mai dire mai. Però, per la loro natura e per le cose che hanno detto non solo negli ultimi giorni, si sono autoesclusi. Credono di essere il centro del mondo, ma non lo sono: non hanno la maggioranza assoluta e hanno pochissimo potere di coalizione".

"I voti di sinistra sono andati ai 5s"
Nella sua analisi post voto Brunetta sottolinea come "nessuno pensava a un Pd sotto il 20%, e da LeU ci si aspettava un 6. Il crollo della sinistra ha liberato milioni di voti che sono andati verso i 5 Stelle. Soprattutto in Campania, Puglia e Sicilia questo ci ha fatto perdere i collegi, allontanandoci da una vittoria netta». A chi dentro a Fi, come il presidente della Liguria Giovanni Toti, critica la scelta delle candidature e l'arruolamento della "quarta gamba" centrista, risponde così: "All'amico Toti ricordo che circa 170 eletti in Parlamento non sono una sconfitta. Stiamo analizzando i motivi del superamento della Lega. Forse il flusso in uscita da sinistra è andato in parte a loro: sulla sicurezza è apparsa più credibile rispetto ai nostri toni responsabili".

"Se coalizione vince deve avere incarico di governo" 
Il responso elettorale per Brunetta è "sacro». Quel responso, tuttavia, si determina e matura sulla scorta di una legge dello Stato a ciò dedicata: la legge elettorale. Per 'rispettare' la volontà popolare, che si esprime appunto attraverso il voto dei cittadini, "occorre interpretare correttamente ratio e meccanismo di funzionamento del sistema di voto, che rappresenta quella speciale e fondamentale legge attraverso cui il popolo esprime la propria sovranità con lo strumento del voto». ha scritto in un intervento pubblicato da "Il Foglio». "È di tutta evidenza che il primo e principale soggetto istituzionale chiamato a rispettare la volontà popolare è il Capo dello Stato che, quindi, non può prescindere - pur nella libertà costituzionale del suo raggio d'azione - dal rigoroso rispetto della ratio della legge elettorale vigente", sottolinea ancora, ricordando che "la ratio dell'attuale legge elettorale è quella di spingere e stimolare i partiti a coalizzarsi fra loro", "è la 'coalizione' il perno e l'approdo della legge elettorale vigente». Dunque, conclude il forzista, "se una coalizione risulta vincente rispetto a un'altra formazione che corre in solitaria (il che è esattamente accaduto nelle elezioni del 4 marzo), è certamente la prima a dovere essere 'premiata', affidandole l'incarico del tentativo di formare il nuovo governo, pur nel rispetto della prassi costituzionale. Siamo certi che il presidente Mattarella terrà conto di tutto questo".

Bossi: Salvini premier solo se lo appoggia il Cav
Scende apertamente anche il neorieletto Umberto Bossi: "Berlusconi detto che fa diventare premier Salvini e se lo ha detto Berlusconi...». A chi gli ha chiesto se Salvini diventerà davvero premier, l'ex leader leghista ha replicato: "Lo vuole diventare ma se ha l'appoggio di Berlusconi. E molti possono dargli una mano, tutti. Mica si può mandare per aria la Lega». Riguardo a chi lo appoggerebbe, Bossi ha aggiunto: "Questo non lo so, però se c'è una possibilità e Berlusconi lo appoggia, sicuro lo può diventare e poi molta gente lo può aiutare".

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