22 aprile 2021
Aggiornato 05:00
Elezioni politiche 2018

Lo scenario che i leghisti tacciono: Salvini vuole tornare a votare?

No ad «accordi partitici o politici alla vecchia maniera». Salvini è chiaro. Vuole la maggioranza, ma forse sta meditando un'altra mossa

ROMA - No ad "accordi partitici o politici alla vecchia maniera». Salvini è chiaro: non ne vuole sapere di chi, tanti, sta cercando di convincerlo a cambiare idea. Raccogliere oltre 50 deputati e 30 senatori "senza accordi partitici o politici" dunque è la strada, molto stretta, che il leader della Lega, vero vincitore di questa tornata elettorale, proverà a percorrere in queste settimane. Perché "se facciamo un accordo 'organico', sarà sfruttato per toglierci la premiership». Nella Lega non hanno dubbi, il tentativo del "regista" Silvio Berlusconi è questo: allargare la coalizione, contribuire alla nascita di un gruppo della consistenza necessaria a raggiungere la maggioranza, e poi farlo sedere al tavolo della coalizione con pari diritti. L'effetto automatico sarebbe quello di denunciare l'accordo tra Fi, Lega e FdI secondo cui chi arriva primo fa il premier. Per questo il leader leghista è stato netto: "Non facciamo accordi partitici o politici». L'offerta è a "chi condivide il nostro programma, quindi via la legge Fornero, gli studi di settore, la riduzione fiscale, il controllo dei confini, la legittima difesa, la riforma della scuola: chi ci sta può darci una mano». Però, ribadisce, "escludo qualsiasi accordo politico-partitico alla vecchia maniera». Una linea sulla quale sa di poter contare sull'appoggio di Fratelli d'Italia.

Maggioranza difficile
Ma nel Carroccio riconoscono per primi la difficoltà di arrivare alla maggioranza: "Certo, si formerà rapidamente un gruppo Misto, ma che consistenza potrà avere? Difficile sia quella necessaria ad avere la maggioranza nelle due Camere». E poi c'è chi non si nasconde le difficoltà di assumere la guida del governo con una maggioranza 'raccogliticcia': "Abbiamo promesso di abolire la Fornero, fermare l'immigrazione... E poi c'è da trovare subito 10 miliardi per rispondere alle osservazioni della Ue, e anche di più per non far scattare la clausola di salvaguardia e l'aumento dell'Iva». Insomma, "servono numeri solidi".

La seconda ipotesi: tornare alle urne
Per questo emerge la seconda opzione: tra i leghisti nessuno lo dice, ma gli alleati non hanno dubbi: "Salvini vuole tornare a votare». Da FdI ai centristi, la lettura è univoca: "Vuole tornare a votare nel giro di qualche mese: completerebbe l'Opa sul centrodestra». E in questa ottica vengono letti diversi passaggi: "La delegazione unica al Quirinale, l'ipotesi di gruppi parlamentari unitari, servono a preparare la campagna elettorale con un soggetto unico di centrodestra, con Salvini come candidato premier». Così come le parole pronunciate da Salvini sulla "sinistra che guarda alla Lega": "Non erano per i parlamentari, erano per gli elettori".

"Mai con M5s, loro voto di assistenza e pauperista"
L'unico 'ostacolo' sarebbe la nascita di un governo M5s sostenuto dal Pd e da Leu: "Ma per lui sarebbe anche meglio... Continuerebbe a fare opposizione, durerebbe poco tempo, e quando si tornasse a votare prenderebbe i voti anche dei delusi M5s...", dice un centrista. Quanto all'ipotesi che ad accordarsi con l'M5s sia invece proprio Salvini, nel Carroccio continuano a negare e lo stesso segretario leghista ha ribadito che il suo programma "è fondato sul lavoro, non sull'assistenza". «Mai nella vita, quella dell’alleanza Lega-M5S è una fake news, un’invenzione surreale come la caccia al Salvini razzista, fascista e nazista che spaventa i bambini. No" chiosa Salvini in una intervista al Corriere. "Io rispetto il voto ai Cinque Stelle perché l’elettore ha sempre ragione. Però è un voto di assistenza, pauperista. Il voto alla Lega, invece, è il voto della gente che lavora. Ovviamente in Veneto e in Lombardia ma anche al Sud, le persone che ci hanno votato sono quelle che in campagna elettorale mi hanno detto: io non voglio stare a casa a non fare niente, voglio studiare, lavorare, produrre. Io e Di Maio abbiamo due idee di Italia diverse: per lui è l’assistenzialismo del reddito di cittadinanza; per me è il rilancio e lo sviluppo della flat-tax».

Ipotesi inciucio col Pd
E con il Pd potrebbe mai governare? «Ho letto anche questa, i giornalisti sono sempre fantasiosi. Di un accordo di governo, di partito, non se ne parla proprio, neanche col Pd" sottolinea Salvini, che aggiunge: "Poi chiaro, io ho un mio programma, sono a capo del partito che guida la coalizione più votata dal Paese, ho l’aspirazione di diventare presidente del Consiglio... ho il dovere di ascoltare tutti, scherziamo?». E sulle cause della debacla della sinistra il leader del Carroccio non ha dubbi: «Hanno promesso troppo, non hanno mantenuto e, giustamente, sono stati puniti. Io me lo ricordo Renzi, qualche anno fa, accolto in Veneto come il Messia Salvatore dagli industriali. Evviva, applausi. Ma se poi le tasse aumentano, la burocrazia si complica con iniziative come il Codice appalti, l’immigrazione diventa un problema serio, le banche crollano - e a proposito, quella sulle banche sarà una delle prime direttive Ue che chiederò a Bruxelles di abolire - è chiaro che finisci male, a Treviso come a Pisa, dove infatti abbiamo fatto quattro parlamentari dopo che mai nella storia avevamo vinto alcunché. Se freghi la gente, la paghi cara. Poi secondo me c’è stato anche qualche problema di comunicazione».