19 settembre 2018
Aggiornato 15:00

Dimissioni sì, dimissioni no: è giallo sul destino politico di Renzi (fino alle 17)

È previsto per le 17 il discorso di Matteo Renzi, il grande sconfitto di queste elezioni. E fino ad allora, si moltiplicano le ipotesi riguardo al suo futuro politico
Telecamere nella sala stampa del Pd (deserta)
Telecamere nella sala stampa del Pd (deserta) (ANSA/ETTORE FERRARI)

ROMA - È previsto per le 17 il discorso di Matteo Renzi, il grande sconfitto di queste elezioni. E fino ad allora, si moltiplicano le ipotesi riguardo al suo futuro politico. La disfatta del Partito Democratico lo porterà a dimettersi da segretario, nonostante nei giorni scorsi avesse assicurato di voler restare in carica fino al 2021? Molti segnali farebbero pensare a questo epilogo. Innanzitutto, un ragionamento fondato sul buonsenso, visto che, dalle ultime elezioni, il Pd ha perso per strada 3 milioni di voti e non è rimasto a galla nemmeno nelle regioni tradizionalmente rosse. Non a caso, i media parlano di un Nazareno dall'atmosfera plumbea, quello che questa notte ha ospitato i leader riuniti per seguire lo spoglio. Renzi è arrivato prima del previsto e si è chiuso nel suo ufficio, irraggiungibile da fotografi e giornalisti, con un manipolo di big: Maurizio Martina, Matteo Orfini, Francesco Bonifazi, Luca Lotti e Matteo Richetti. 

Il portavoce smentisce, ma la voce è insistente
E mentre Beppe Grillo esulta «Lo abbiamo biodegradato», i dem si trincerano dietro a un inoppugnabile riserbo. Nessuno, o quasi, parla con la stampa, se non in forma anonima. La sala stampa viene attentamente evitata da tutti i dirigenti, nonostante il numero record (300) di accrediti. La minoranza interna capeggiata da Andrea Orlando ha disertato il Nazareno, mentre il premier Paolo Gentiloni ha scelto di seguire lo spoglio presso il suo ufficio a Palazzo Chigi. Al Nazareno si parla insistentemente di dimissioni, ma il portavoce Marco Agnoletti si affretta a smentire. 

Un traghettatore?
Renzi potrebbe dunque convocare la direzione, fare un passo indietro e il partito verrebbe affidato a un «traghettatore» in attesa di un nuovo congresso. «Ma la decisione non riguarda solo lui, se il Pd si è presentato come una squadra cosa fare è una questione che riguarda più persone», spiega un esponente Dem. Anche perchè, si fa notare, gli altri 'big' del Pd, a partire da Dario Franceschini e Marco Minniti, non sono andati bene, perdendo i rispettivi collegi.

Non solo Renzi
Sul tavolo però, in realtà, c'è più che il destino personale del segretario. Il Pd, infatti, dovrà decidere come porsi adesso di fronte alla necessità di formare un governo. Ieri sera, a caldo, Renzi, tramite l'ormai ex capogruppo alla Camera Ettore Rosato, aveva fissato la linea: «Il Pd riparte dall'opposizione». Dunque nessuno spazio per eventuali esecutivi di coalizione. Ma tra i democratici, il giorno dopo il voto, c'è chi inizia a premere per un dialogo con il Movimento 5 stelle, soprattutto dopo che Luigi Di Maio si è detto aperto «al confronto con tutti». Per farlo, però, c'è prima da «derenzizzare» il Pd.

Serracchiani: lezione durissima
In queste ore è giunto il commento di Debora Serracchiani, candidata al secondo posto nella lista del Pd al collegio plurinominale della Camera in Friuli Venezia Giulia: «E' stata una lezione durissima che mette il Pd e tutto il centrosinistra di fronte a interrogativi decisivi e direi vitali». Per Serracchiani «l'identità riformista e i risultati di governo non bastano più a intercettare milioni di persone e non riescono a rispondere ai loro bisogni. In tempi di incertezza e di paura, per loro non siamo stati un punto di riferimento. Da questa sconfitta bisogna ricostruire un'identità, una missione e un rapporto - conclude - con interi strati di popolazione».

Grasso: andremo avanti
Intanto, un altro grande sconfitto di queste elezioni, il leader di Leu Pietro Grasso, ha rilasciato la sua dichiarazione: «Abbiamo preso un milione e 100mila voti: voglio ringraziare tutte le persone coinvolte che meritano di essere rappresentate per proseguire con pazienza, umiltà e riflessione nella realizzazione di questo progetto di Liberi e Uguali, andando avanti senza fermarci. Vogliamo continuare mantenendo la coerenza e i valori in cui crediamo fermamente, come abbiamo promesso ai nostri elettori», ha spiegato. E su Renzi: «Noi non abbiamo problemi personali contro qualcuno, la nostra coerenza è vedere le politiche che vengono perseguite dal Pd e sotto questo aspetto ci riserviamo sempre di valutare qualsiasi confronto in ogni campo. Il Parlamento è il luogo dove avvengono i confronti». Grasso ha poi assicurato: «Certamente siamo aperti al confronto anche se siamo una forza limitata», ha aggiunto.