13 luglio 2020
Aggiornato 16:30
Cronaca

Rigopiano, nelle intercettazioni le frasi shock dei funzionari prima della tragedia

Botta e risposta vergognosi quelli tra i due funzionari della Provincia di Pescara Paolo D’Incecco e Mauro di Blasio. E nelle intercettazioni non mancano certo i politici...

Vigili del Fuoco al lavoro per recuperare i corpi delle vittime della valanga che ha travolto l'hotel Rigopiano
Vigili del Fuoco al lavoro per recuperare i corpi delle vittime della valanga che ha travolto l'hotel Rigopiano ANSA

PESCARA - "Il direttore dell’hotel Rigopiano chiede una turbina per far ripartire gli ospiti, bloccati dalla nevicata». "Quello dell'albergo non deve rompere il c... Digli che deve stare calmo». Questo il botta e risposta della vergogna, riportato da 'Il Messaggero', tra due funzionari della Provincia di Pescara, entrambi indagati dalla prima ora per i ritardi dell’intervento all'hotel Rigopiano rimasto sepolto sotto la neve lo scorso 18 gennaio, dove rimasero uccise 29 persone. A pochi giorni dall’iscrizione nell’elenco degli indagati di altre 23 persone per quella strage, dunque, emergono nuovi scandalosi particolari sulla vicenda. 

Già intercettati per un'indagine sugli appalti
La replica seccata, alle 9 di quel 18 gennaio, poco prima che le scosse di terremoto innescassero la slavina che ha travolto l'albergo, è del dirigente del servizio viabilità della Provincia, Paolo D’Incecco. Il funzionario Mauro di Blasio informa il suo capo sulla delicata situazione dovuta al maltempo e lui replica così, stizzito. Secondo il Messaggero c’è persino un retroscena inedito dietro questa conversazione. D’Incecco, indagato assieme a Di Blasio subito dopo il crollo, aveva il telefono intercettato nell’ambito di un’indagine per appalti in Abruzzo. Quindi la polizia assiste in tempo reale all’evolversi della macchina di soccorsi che, come tutti sanno, si dimostrò inefficiente anche perché gran parte degli spazzaneve era fuori uso.

La longa manus dei politici
Ma lo scandalo delle telefonate non finisce qui. Secondo quanto stanno ricostruendo gli inquirenti, gli aiuti arrivati con tante difficoltà nelle varie zone dell’Abruzzo colpite dalla nevicata risponderebbero alle tante, troppe, esigenze dei politici e alle priorità assegnate loro di volta in volta. «Il presidente vuole la riapertura della strada per Passolanciano», si sente in un'intercettazione nella quale si farebbe riferimento al governatore Luigi D’Alfonso. In un’altra telefonata si spingerebbe persino per l’apertura della strada per Abateggio su richiesta del presidente della provincia Antonio Di Marco, che è anche sindaco del piccolo comune. Oltre le raccomandazioni c’è persino il rifiuto di usare mezzi di altri enti alla base del flop dei soccorsi al resort sul Gran Sasso. Il giorno prima della tragedia, il 17 gennaio, il funzionario Di Blasio avrebbe suggerito al dirigente di chiedere l’intervento delle turbine dell’Anas. «E già, adesso mi faccio espropriare in casa mia» risponde. Poi, il giorno dopo, la strage.

"La gente sta morendo e voi non vi rendete conto"
Tra le intercettazioni raccolte dai Carabinieri ci sarebbe anche quella del consigliere regionale di Forza Italia, Lorenzo Sospiri, che parlando con Claudio Ruffini, all'epoca segretario del presidente della Regione, accusa: "La gente sta morendo e voi non vi rendete conto». Ruffini, e il presidente della Regione D'Alfonso, non sono indagati ma solo citati in queste conversazioni raccolte proprio nell'ambito dell'altra inchiesta sugli appalti della Regione. Dello stesso tenore la frase di Giuseppina Manente dell'ufficio stampa della Provincia di Teramo, territorio che in quei giorni di gennaio vive una emergenza estrema: "Qui conteremo i morti x carenza di soccorsi, forse non vi state rendendo conto", scrive in un sms inviato alle 21,45 a Ruffini. Anche il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, alle 15,01 del 18 gennaio chiama Ruffini, "che non risponde e né richiamerà». La valutazione finale riporta così: "Nessun commento è necessario ad evidenziare ulteriormente come Ruffini non abbia né risposto né richiamato il sindaco di Farindola quando questi aveva tentato di contattarlo ben prima della terribile nota slavina".

I capi di imputazione
Il procuratore Massimiliano Serpi e il sostituto Andrea Papalia hanno intanto stilato un capo di imputazione che mette tutti contro tutti, Prefettura, Regione, Provincia e Comune di Farindola e la proprietà dell'albergo. Le accuse, a vario titolo, vanno dall'omicidio colposo alle lesioni colpose, abuso edilizio, delitti colposi di danno, falso, abuso d'ufficio, morte e lesioni come conseguenza di altro delitto, rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro.