Italia | Fake News

I grillini mangiano i bambini. L'assurda teoria delle bufale che dovrebbero manipolare l'opinione pubblica

La contro propaganda è vecchia come l'umanità: parlare male dell'avversario, inventarsi storie, manipolare. Ma chi muove le convinzioni politiche oggi?

Luigi Di Maio interviene durante la proclamazione del candidato presidente del Movimento 5 Stelle per la Regione Lombardia
Luigi Di Maio interviene durante la proclamazione del candidato presidente del Movimento 5 Stelle per la Regione Lombardia (ANSA/FLAVIO LO SCALZO)

ROMA - Nell’effimero mondo dei media occidentali si passa da un’emergenza all’altra, in un lasso di tempo sempre più breve. E’ il consumismo emotivo che deve occupare spazi sempre maggiori nelle menti del popolo. Per distrarlo, come ben noto, dalla condizione sempre più totalitaria del mondo in cui viviamo. Si pensi alle parole del ministro Orlando, che solo pochi giorni fa ha detto: "La Bce nel 2012 ci impose il Fiscal Compact con la minaccia di tagliarci i soldi e mandarci sul lastrico. E' la cosa di cui mi vergogno di più». Bufala? No, la verità detta da un ministro che ha votato quello strumento. Edizioni speciali dei Tg? Zero. Editoriali su Repubblica, Stampa e Corriere? Zero. L’emergenza «molestie», seguita da un'ondata di indignazione globale, è già finita nel cassetto dei ricordi. Spolpati un po’ di capri espiatori, che giustamente pagano per gli abusi perpetrati, il problema è scomparso dall’orizzonte mediatico. Oggi è tempo di un classicone sempre verde, che si differenzia dallo «scandalo molestie» perché resiste sulla cresta dell’onda, sebbene capiti di perderlo di vista per qualche tempo. Stiamo parlando delle fake news, o bufale: ovvero la propaganda distruttiva dell’avversario politico, o economico, attraverso la cassa mediatica dei social network.

I comunisti mangiarono i bambini?
Prima domanda: la Democrazia Cristiana vinse le elezioni del 1948 perché sostenne che i comunisti mangiavano i bambini? Esistono decine di esempi che testimoniano la pesante accusa che la Democrazia Cristiana portò avanti nei momenti di conflitto più duro. Si trattò di una bufala? Nel periodo del «terrore», nel 1933, imposto da Josef Stalin si svolse l’esperimento «Affare Nazino»: in una sperduta regione della Siberia furono deportate circa tredicimila persone, in gran parte prigionieri politici, il cui compito era quello di trasformare una vasta porzione di territorio inesplorato in agrario. Ovviamente questi 13000 sventurati operarono in condizioni bestiali e la carestia seguente diede vita a vaste forme di cannibalismo. La bibliografia è molto vasta e testimonia, al di là della propaganda, che la combinazione tra il totalitarismo del periodo più oscuro dello stalinismo e condizioni metereologiche estreme dettero vita all’humus su cui si è innestata la propaganda conosciuta come «cannibalismo e comunismo».

L'esempio delle elezioni del 1948
Nel 1948 quindi la propaganda anti-comunista secondo cui in Urss si mangiassero i bambini era una bufala che affondava le sue radici in una verità storica. Ma, al di là della guerriglia propagandistica che voleva demonizzare l’avversario, per altro reciprocamente – il Pci era solito rappresentare i democristiani come una banda di preti obesi e nullafacenti – quelle elezioni furono vinte dalla DC grazie a quei manifesti denigratori, culmine di una dura contropropaganda? Una documentata smentita a questa teoria, per altro ripresa da Oliver Stone nel suo film Jfk, è contenuta nel recente volume Togliatti e Stalin, pubblicato nella Biblioteca storica della casa editrice Il Mulino, dove la coppia di storici Elena Aga-Rossi e Victor Zaslavsky analizza i rapporti tra il Partito comunista italiano e la politica estera staliniana alla luce della documentazione inedita conservata negli archivi di Mosca. Gli storici convengono che in Italia, nel 1948, il blocco statunitense e quello sovietico espressero il massimo della loro potenza al fine di prendere il paese. Le contropropaganda si inseguivano, lasciavano senza parole i più, e tentavano in definitiva di mettere il risalto l’aspetto oscuro dell’altro.

Le bufale, per chi non vota
Le elezioni del 1948 sono solo l’esempio più recente di uno strumento antico come il mondo, che però dovrebbe aver raggiunto il massimo della potenza grazie alle nuove tecnologie. Ma è veramente così? I sociologi dei media sostengono univocamente che i fruitori della rete sono per lo più giovani, ovvero che una categoria in buona parte disinteressata alla politica. Gli adulti, nonché gli anziani, non sono parte del mondo dove pullulano le bufale come noto, e restano fedeli al mezzo di comunicazione di massa per eccellenza: la televisione. Che, però, è il media dove si parla maggiormente di «bufale»: l’utilizzo dell’inglesorum "fake news" è fondamentale per creare una percezione distorta nel telespettatore, dà un’idea di un nuovo pericolo imminente, inaspettato. Non solo in televisione, ma anche sui giornali, «l’emergenza bufale» dilaga.

Complottisti del mondo unitevi...
Nel calderone creato da televisioni e giornali, tutti – con sfumature diverse ovviamente filo-governative - finisce di tutto: vaccinisti, complottisti, estremisti di ogni colore, un variegato mondo direttamente riconducibile alla Russia di Putin, che con questo mezzo avrebbe già fatto perdere la candidata democratica Hillary Clinton con ben 2800 post sulle varie piattaforme social. Un numero che in sé dà l’idea dall’evanescente sostanzialità di tale teoria. Ci troviamo quindi di fronte a un paradosso: un immenso sforzo mediatico viene portato avanti da organizzazioni che vogliono carpire con l’inganno il voto di coloro che non vanno, e non andranno mai, a votare. A denunciare questo immenso complotto sono giornali e televisioni, coloro che invece formano la percezione dell’opinione pubblica che va a votare.
Le bufale via internet esistono, in definitiva, ma il fenomeno ha preso la forma di una controguerriglia mediatica, volta a screditare l’avversario politico a cui sono preclusi i canali di informazione tradizionali. A chi giova il fotomontaggio che vede Laura Boldrini e Maria Elena Boschi, nerovestite, al funerale di Totò Riina? A chi l’ha visto su internet o a chi si è indignato dopo aver sentito la denuncia al telegionarnale?