9 dicembre 2019
Aggiornato 20:00

Gallitelli premier, Salvini stoppa Berlusconi e Forza Italia fa un passo indietro

Gli esponenti azzurri del partito berlusconiano ridimensionano la candidatura del generale Gallitelli, che non è piaciuta alla Lega

Matteo Salvini replica a Berlusconi sulla candidatura di Gallitelli
Matteo Salvini replica a Berlusconi sulla candidatura di Gallitelli ANSA

ROMA - Deja vù. Matteo Salvini gela Silvio Berlusconi e boccia il nome del suo candidato premier. Succede ogni volta. E il ritornello sembra non finire mai. L'ultimo nome in ordine di tempo è quello dell'ex comandante dei carabinieri, Luciano Gallitelli, «candidato» dal presidente azzurro in diretta televisiva durante 'Che tempo che fa'. «Questa non l'avevo mai sentita ad una riunione», ha subito replicato infastidito il segretario del Carroccio. Ma in passato era accaduto altrettanto anche per gli altri nomi avanzati dal Cavaliere. Marchionne? «Uno che fino a ieri è andato a braccetto con Renzi». Zaia? «Fa e farà benissimo il governatore del Veneto». Draghi? «Non esiste, figuriamoci. E' uno degli artefici di questa Europa».

Gallitelli chi?
Il braccio di ferro, insomma, non è nuovo. La parola d'ordine da Forza Italia è comunque quella di ridimensionare il caso. «Il nome del generale Gallitelli è stato fatto - spiega oggi Brunetta - come esempio di un civil servant di straordinaria capacità, integrità, un amico", un «esempio dello standard di qualità della società civile che noi pensiamo di coinvolgere nell'attività del prossimo governo». Il generale, viene spiegato, sarebbe in realtà stato più preso in considerazione come possibile ministro, degli Interni o della Difesa, che non come presidente del Consiglio. Ruolo in cui Berlusconi continua a vedere benissimo solo se stesso. Come ha ribadito anche durante la trasmissione di Fabio Fazio.

La richiesta di Salvini
Ma il nome dell'ex comandante dell'Arma traccerebbe un «profilo» adatto a quel governo che già vede composto da «12 ministri che vengono dalla società civile, 8 dalla politica». Una ripartizione di cui però Salvini dice di non aver discusso. Così come - afferma - non si è ancora definito un programma comune. Che - insiste il leader leghista - andrebbe suggellato in maniera formale. «Chiederò - insiste - un impegno concreto, firmato, sottoscritto ad onore anche sul programma. Penso che vinceremo come centrodestra, anche con questa legge elettorale. Poi, però, non voglio cominciare a litigare il giorno dopo come accadde in passato». Il timore del segretario del Carroccio è quello delle larghe intese del «giorno dopo», qualora il Rosatellum non consegnasse una maggioranza sufficiente a far nascere il governo.

L'altolà a Berlusconi
Per questo i pontieri, come Renato Brunetta, tornano ad auspicare un tavolo in cui sedersi e discutere. «Ben venga al più presto - sostiene - un incontro tra tutte le anime del centrodestra, con Salvini e con la Meloni, con il petalo liberale, con quello cattolico, per scrivere un programma insieme, per metterci d'accordo anche su come governare insieme, con quali personalità con quali figure. Mi sembra che ci siano tutti i tempi e ci sia un idem sentire sull'Europa, sulla crescita, sulle tasse, sulla flat tax, sulla sicurezza, che ci sia una pensiero comune». Il segretario del Carroccio, intanto, pone un altro paletto all'alleanza: no a transfughi di ritorno candidati nell'uninominale. «Ognuno nelle sue liste - conclude il leader leghista - mette chi vuole. Forza Italia potrà candidare chi riterrà. Però coloro che verranno eletti con il voto dell'intera coalizione non possono essere persone che fino a ieri hanno sostenuto il governo Renzi».