16 settembre 2019
Aggiornato 08:00
Post democrazia regressiva

Un plauso a Maria Elena Boschi che ci racconta, da Venezia, come i politici oggi siano solo attori

Bellissima sul tappeto rosso della settantauquattresima Mostra del Cinema di Venezia. Non contano più nulla, interpretano la parte che gli viene data nella grande fiction della politica. Giustamente vanno dove ci sono i loro colleghi: gli attori

Maria Elena Boschi sul red carpet di Venezia paragonata alla Venere di Botticelli
Maria Elena Boschi sul red carpet di Venezia paragonata alla Venere di Botticelli ANSA

VENEZIA - Bellissima come una Venere del Botticelli. Maria Elena Boschi ha incantato i fotografi sul tappeto rosso di Venezia: fasciata dentro un abito che lasciava poco all’immaginazione, ma senza cadere nel cattivo gusto, ha sfilato accompagnata dal fratello durante la passerella d’inaugurazione della settanquattresima Mostra Internazionale del Cinema. Con lei, altri politici, che non hanno esitato a camminare sul tappeto rosso, tempestati dai flash dei fotografi. Ma l'attenzione è stata tutta per lei, per l'ex costituzionalista.

La verità, prima di tutto
Come giudicare una manifestazione di narcisismo ed ego-riferimento così smaccati? Politici che si pongono alla percezione comune come divi del cinema, pronti a essere immortalati e poi riprodotti in forma frattale sui rotocalchi «nazionali popolari» e non solo.
Si potrebbe dire che la passerella fatta da Maria Elena Boschi, e dagli altri con lei, è un tratto di verità in un mare di ipocrisia. I politici, ma non è una novità della storia, sono attori, maschere di una recita che prende il nome di illusione democratica. Nel neo-determinismo materialista, il potere politico, ovvero il rapporto tra lo stato di natura e la filosofia che tenta di alterare tale stato, ha perso totalmente di significato. L’homo sapiens, trasformato da un salto evolutivo scaturente dall'ideologia tecno-scientifica in  homo economicus, subisce le regole dell’economia globalizzata; un inesorabile meccanicismo che di fatto trascende il pensiero novecentesco in ogni sua forma. Anzi il pensiero tout court, cancellando tutta la filosofia politica, di destra e di sinistra, incardinata sul concetto di Stato nazionale. Rimane l'unica filosofia nata e sviluppatasi negli Stati Uniti, il pragmatismo, ovvero una non filosofia. E’ l’anarcocapitalismo imperante, globalizzante, che ha come unico obiettivo la tracimazione delle masse all’interno di una cultura individuale, scevra da ogni rapporto con l'altro e con la regola. E ovviamente scardinata da ogni controllo, visto come una volgare imposizione para-totalitaria.

Estetica diluita
Questo meccanismo, ormai lapalissiano, invocato da tutti i «poteri forti mondiali», perdonate il gergo popolare, e subìto da ogni forma di classe subalterna, compresa la fu classe media occidentale figlia della classe lavoratrice, necessita di un’estetica diluita, rassicurante, che non impatti troppo violentemente con una percezione figlia del Novecento, che vede l’organizzazione Stato/Nazione ancora fortemente compenetrata nelle corde profonde d moltitudini di uomini.
La massa – e qui ora e sempre tornano in mente le profetiche parole di Elias Canetti, autore de «Massa e potere», Adelphi – «può essere dispersa con la violenza, ma tornerà sempre, con maggiore forza». Meglio, nel momento in cui è necessario – quando si abolisce un  pezzo di civiltà o si impone a milioni di uomini e donne di lavorare fino alla morte, ma è solo un esempio tra mille – blandirla, venderle un sogno, portarla in un realtà parallela.

Attori e starlettes
Così, la passeggiata della bellissima ministra, ex madrina della riforma costituzionale - non servirebbero ulteriori commenti - segna un punto di verità nel grande Matrix in cui siamo immersi. Quei passi sul tappeto rosso, e non solo i suoi, mettono in luce che questi personaggi - su cui la massa su azzuffa per questioni di appartenenza politica -  sono attori. Teatranti che non contano nulla, non comandano nulla, non rappresentano nulla e nessuno.
Per questo Maria Elena Boschi è andata a Venezia: e ha fatto bene a farlo. Perché è un’attrice, anche bravina, sicuramente bella, e quello è il suo posto.
Quando la classe dirigente faceva il suo mestiere - non si salva nemmeno il ministro Franceshini, che anch'egli non ha capito che essere ministro della Cultura è diverso da essere un collega di Matt Damon, e suoi saluti sul tappeto rosso sono assai bizzarri-  mai avrebbe pensato di porsi sullo stesso piano di un attore, manifestando una evidente pulsione al narcisismo patologico.
Nell’Italia devastata dalla povertà,  dove intere generazioni di giovani possono essere considerate perdute a venti anni, i passi di Maria Elena Boschi dovrebbero essere visti come un affronto, alla stregua dei croissants di Maria Antonietta assediata dalle popolane armate di picche a Versailles.
Ma nel tempo della propaganda permanente, altro che Goebbels, tutto è permesso, anzi, più l’affronto è volgare ed enorme, più viene raccontato in maniera compiaciuta.
Ma, la ministra, con la sua bellezza debordante, deve essere in questo caso ringraziata per il servizio che ha donato alla spaesata e alienata comunità italiana: finalmente qualcuno che dice le cose sinceramente: sono un’attrice, sono un attore, interpreto un parte, e così tutti i miei colleghi.
Ben altri muovono le leve del potere reale: fondi di investimento, per lo più arabi e cinesi, multinazionali statunitensi della settore tecnologico, media globali che impongono la soap opera tutto il giorno tutti i giori.
Allora, tra qualche giorno, quando al ritorno dalle vacanze riprenderà la zuffa politica politica, ricordiamo dei passi di Maria Elena Boschi sul tappeto rosso di Venezia.