Immigrazione e Unione europea

Da Ventimiglia al Brennero: due fotografie della drammatica solitudine dell'Italia sui migranti

I confini tra Italia e Francia e Italia e Austria, a Ventimiglia e al Brennero, offrono fotografie drammatiche della solitudine a cui l'Europa ha condannato l'Italia sui migranti. Ecco come gli altri difendono i propri interessi nazionali, e noi ne paghiamo il prezzo

Migranti a Ventimiglia attraversano la Roja per cercare di raggiungere la Francia
Migranti a Ventimiglia attraversano la Roja per cercare di raggiungere la Francia (ANSA/ CHIARA CARENINI)

VENTIMIGLIA - Se esistono dei luoghi, in tutta Italia, dove la crisi migratoria e l'isolamento del Belpaese nell'affrontarla divengono evidenti, quasi palpabili, quei luoghi si estendono lungo i confini a Nord e a Sud dello Stivale. I porti del Meridione sopportano una pressione crescente dall'arrivo della bella stagione, pressione che negli ultimi giorni è diventata difficile da sostenere, al punto da spingere il ministero dell'Interno a considerare l'opzione di aprire altri porti del Centro agli sbarchi, visto che in Europa una mano proprio non ce la vogliono dare. A Nord, poi, la solitudine dell'Italia in Europa diventa, se possibile, ancora più plastica: perché è attraverso le nostre frontiere settentrionali che i migranti vorrebbero passare, per raggiungere altri Paesi europei, dove spesso hanno già parenti o dove le prospettive di vita e di integrazione sono migliori.

La «patata bollente» all'Italia
Vorrebbero, ma non possono: perché, secondo l'ormai famoso regolamento di Dublino (che l'Ue sta fingendo di emendare), è il primo Paese sicuro raggiunto dai migranti quello competente per esaminare la loro domanda d'asilo: e per chi sbarca dopo aver seguito la rotta libica (dopo l'accordo con la Turchia la netta maggioranza di chi arriva via mare), quel Paese è l'Italia. Eventuali trasferimenti possono valutarsi in un altro momento, attraverso il meccanismo delle relocation che, tuttavia, ha già ampiamente mostrato tutta la sua inadeguatezza. Perché gli altri Paesi, nonostante le vuote dichiarazioni di solidarietà, hanno già deciso: la «patata bollente» va all'Italia.

Ogni estate il panico a Ventimiglia
Ecco perché, puntuale come un orologio, ogni estate scoppia il panico a Ventimiglia. Lì si accalcano i migranti che cercano di entrare in Francia, respinti però dalla polizia francese. E il rischio di crisi umanitaria è dietro l'angolo, con i richiedenti asilo accampati sugli scogli per ore, per giorni, senza acqua e senza cibo, in segno di protesta. Tanto che il sindaco di Ventimiglia Enrico Ioculano, nel giorno in cui Luigi Di Maio è presente nella città frontaliera, ha annunciato che gli chiederà «di andare incontro a quelle che sono le comunità oggi sotto stress dal punto di vista della presenza migratoria. Chiederemo una deroga al pareggio di bilancio, non chiediamo altri soldi ma di usare liberamente i nostri, credo che sia un impegno che il vicepresidente può prendere».

Proteste e morti
A Ventimiglia la tensione è palpabile. La protesta dei migranti si affianca a quella dei No Border e, dall'altra parte, a quella di chi vede la propria tranquillità turbata dai continui arrivi. Quest'anno a marzo si manifestava contro un nuovo centro di accoglienza, lo scorso anno vi fu la protesta di alcune mamme a causa del fatto che il palasport era stato adibito a centro di accoglienza temporaneo. A Ventimiglia si muore, anche. Stando a OpenMigration, sono 11 i migranti morti negli ultimi mesi, annegati, investiti, precipitati, fulminati nel tentativo di attraversare il confine. Solo un paio di esempi: Alfatehe-Ahmed Bachire, 17enne del Sudan, è annegato lo scorso 13 giugno alla foce del fiume Roja; il 6 settembre 2016, un giovane di origine africane di cui non si conosce il nome è caduto da un viadotto dell’autostrada A8, all’altezza del villaggio di Saint Agnés, all’uscita di Mentone, nel disperato tentativo di sfuggire alla polizia di frontiera. 

La Francia chiude gli occhi
Di fronte a tutto questo, la Francia chiude gli occhi. Stando a quanto dichiarato dalla Polizia di frontiera durante una conferenza stampa organizzata alla vigilia del G7 di Taormina, nel corso del 2016 sono stati effettuati dalle autorità 17.048 respingimenti. La decisione francese di ripristinare i controlli alla frontiere risale all’11 giugno 2015: da allora, è in corso la terza estate, e i numeri sono raddoppiati. Secondo i dati contenuti nel bel reportage di Michele Luppi e Andrea Quadroni sulle morti di confine, sono circa 300 gli ospiti nel campo allestito dalla Croce Rossa, ma i migranti presenti in città sono molti di più: un centinaio ospiti della chiesetta di S. Antonio, e altre 300-400 persone che hanno vissuto per settimane in un vero e proprio accampamento informale sul greto del fiume Roja, e che lo scorso 26 giugno, presi dalla disperazione, hanno imboccato in massa i sentieri che conducono in Francia. La maggior parte di loro è stata bloccata nelle ore successive dalle autorità francesi e rispedita in Italia (oltre cento sono stati riportati nell'hotspot di Taranto).

Tensione sul Brennero, e le minacce dell'Austria
E poi c'è un altro confine fondamentale, quello del Brennero, che divide il nostro Paese dall'Austria. Proprio da lì, negli scorsi giorni, sono giunte minacce da parte delle autorità transfrontaliere di schierare l'esercito per impedire il passaggio dei migranti. Il 3 luglio il ministro della difesa Hans Peter Doskozil ha infatti annunciato che «in tempi ravvicinati» 750 soldati e quatto carri armati sarebbero stati spostati al Brennero per controllare la frontiera e bloccare migranti illegali. Esigenza confermata dal ministro degli Esteri Sebastian Kurz, appena eletto a capo del partito cattolico. L'Italia ha quindi convocato il proprio ambasciatore a Vienna, mentre Matteo Renzi ha invitato Bruxelles ad aprire contro Vienna una procedura di violazione degli accordi di Schengen. 

Ma l'emergenza di cui parla l'Austria non c'è
La verità è che l'emergenza sventolata dall'Austria non c'è. Lo stesso sindaco del comune di Brennero, Franz Kompatscher, non riesce a capire il motivo di tanta agitazione: «Qui da mesi è tutto tranquillo. Non ci sono migranti, perché i controlli sono abbastanza rigidi. È tutto calmo. Ho vissuto tempi molto più agitati».  Una tesi sostenuta anche dal capo della polizia del Tirolo, Helmut Tomac, che ha ricordato che la sorveglianza ai confini è prerogativa della polizia, e non dell'esercito. «Non si capiscono i motivi di una tale decisione. Abbiamo il pieno controllo della situazione, ogni allarme è superfluo. Vengono scoperti (e mandati indietro) una ventina di migranti al giorno. Se nella stessa settimana dell’anno scorso furono 168, quest’anno sono esattamente la metà. Siamo soddisfatti dei controlli fatti sul lato italiano del confine, la collaborazione è ottima e funziona bene».

Dalle elezioni francesi a quelle austriache
Semmai, l'unica emergenza che si ravvisa in Austria è quella elettorale: perché, dopo le presidenziali al cardiopalma in cui il candidato di estrema destra Norbert Hofer è arrivato vicinissimo alla presidenza, è ora la volta delle politiche, e l'immigrazione sarà un tema centrale della campagna.  I socialisti del cancelliere uscente Christian Kern e i popolari di Sebastian Kurz faranno a gara ad accaparrarsi i favori del partito di Hofer. Quanto alla Francia, il neo-eletto presidente Macron e il neo-premier Édouard Philippe sono alla prova dei primi mesi di governo, dopo le elezioni più difficili e improbabili della storia della Quinta Repubblica. La missione, ora, è non scontentare chi ha optato per il giovane Macron, e convincere i tantissimi astenuti. Ecco spiegati i numerosi avvertimenti del capo dell'Eliseo, a proposito del fatto che i porti francesi non verranno aperti, e che i migranti economici non entreranno in Francia. In questo scenario, è l'Italia a pagare il prezzo della dedizione dei suoi vicini a difendere gli interessi nazionali dei suoi vicini. Ed è sempre l'Italia a constatare sulla propria pelle, ancora una volta, il fallimento di questa Unione europea.