19 luglio 2019
Aggiornato 09:30
Politica estera e terrorismo

Quell'attrazione fatale del duo Renzi-Gentiloni per il Qatar, sponsor del terrorismo

Gli Stati arabi stanno cercando di isolare il Qatar, accusato, pur da un pulpito traballante, di essere sponsor del terrorismo. Ciò non ha scoraggiato il duo Renzi-Gentiloni dall'alimentare il fruttuoso legame con Doha

Il premier Paolo Gentiloni con il ministro degli Esteri del Qatar Al Thani
Il premier Paolo Gentiloni con il ministro degli Esteri del Qatar Al Thani ANSA

ROMA - Mentre a livello internazionale è in corso un processo di isolamento nei confronti del Qatar, accusato dai suoi vicini del Golfo Perico - Arabia Saudita in primis - di sostenere e finanziare il terrorismo, c'è chi, in proposito, non si sta facendo più di tanto scrupoli. Stiamo parlando del governo di Paolo Gentiloni, che, su stessa «rassicurante» ammissione  dell'ambasciatore dell'emirato in Italia, Abdulaziz Bin Ahmed Al Malki, non ha allentato lo storico legame (economico) con Doha. «L'Italia», ha fatto sapere il diplomatico, «non ha mai interrotto il dialogo con il Qatar e le importanti attività intraprese non hanno subito blocchi o sospensioni. Proprio in questi giorni si stanno definendo joint venture importanti per i due Paesi e per la prosecuzione di un'intesa avviata negli anni scorsi». Al Malki ha anzi tenuto a specificare, casomai qualcuno fosse convinto del contrario, che «nessuno più dell'Italia, Paese dove il nostro impegno economico e sociale riveste aspetti di assoluta rilevanza, può testimoniare l'impegno del Qatar a favore della giustizia sociale, al supporto dei poveri e degli ammalati e allo sviluppo di un sostenibile sistema industriale sorretto anche da scambi bilaterali che hanno creato e creeranno benessere e ricchezza per i due Paesi».

L'ipocrisia dell'Arabia saudita e le responsabilità del Qatar
Intendiamoci: che l'accusa lanciata da Arabia saudita, Bahrein, Emirati Arabi, ed Egitto a Doha si fondi su una macroscopica ipocrisia è fuor di dubbio. Perché, se non è una novità che gli integralisti del Qatar abbiano finanziato gruppi terroristici islamici, non è neppure una novità che gli stessi Stati accusatori siano quantomeno corresponsabili di aver foraggiato i fondamentalisti. L'Occidente ne é consapevole da tempo, e da tempo silenziosamente omertoso di fronte all'evidenza. E' dunque acclarato come l'isolamento del Qatar nasca da una vera e propria faida interna agli Stati del Golfo, così come lo è il fatto che la decisione di Trump di sostenere il fronte saudita nasca più da un calcolo politico che dalla reale volontà di tagliare i ponti con chi finanzia il terrorismo: perlomeno perché, se così fosse, Washington dovrebbe rinunciare innanzitutto ai contratti milionari che la legano all'Arabia saudita. Ciò, però, non significa che il Qatar sia innocente: tutt'altro. Ma neppure il fatto che ciò sia diventato di pubblico dominio ha convinto il governo Gentiloni a rivedere le relazioni con quello che ormai tutto il mondo sa essere uno dei principali finanziatori del terrorismo.

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Gentiloni sordo all'allarme
Relazioni, insomma, che continuano ad essere floride nonostante la «bomba geopolitica» appena esplosa. E nonostante il governo Gentiloni fosse già stato allertato dell'ambiguità del suo partner economico, per esempio dal «Centro Italo Arabo e del Mediterraneo», da anni impegnato a denunciare l'ambigua posizione di Doha in merito al terrorismo internazionale. Intrattenere partnership inguardabili con il Qatar, però, deve essere un vizietto del PD. Ne ha parlato di recente L'Espresso a proposito del segretario Matteo Renzi, a cui la testata imputa una vera e propria «Qatar Connection». Individuando nella carriera politica dell'ex sindaco di Firenze una costante: un'attrazione fatale per l'emirato arabo e per la monarchia assoluta governata dalla dinastia Al Thani.

La Qatar Connection di Matteo Renzi
L'Espresso ha parlato esplicitamente di uno «stretto legame» tra l'ex premier italiano e la casa reale dell'emirato, citando nel dettaglio le ultime trasferte qatarine di Renzi. E rievocando il ruolo che avrebbe dovuto ricoprire il Qatar nel salvataggio di Mps, «affare» saltato all'ultimo – ipotizza il quotidiano – per i conti disastrati dell'istituto. Dall’inizio dell’anno – sostiene L'Espresso – l’ex premier avrebbe più volte ricevuto amici e interlocutori politici in un ufficio ricavato all’interno dell’hotel Four Seasons di Firenze, un cinque stelle lusso che quattro anni fa è stato comprato proprio dalla famiglia al-Thani. Non solo: sborsando una somma stimata intorno ai 150 milioni, i sovrani del Qatar si sono così aggiudicati Palazzo delle Gherardesca, il capolavoro dell’architettura rinascimentale che ospita l’albergo. Queste sarebbero soltanto due voci della lunga lista di acquisizioni messe a segno da Doha nel nostro Paese: si pensi al destino della compagnia aerea Meridiana, acquisita per il 49% da Qatar airways. E non è finita: perché, secondo quanto afferma L'Espresso, gli aerei con le insegne delle compagnia araba decollano e atterrano a Pisa, lo scalo controllato dalla Adf, la società Aeroporti di Firenze quotata in Borsa e presieduta da Marco Carrai, l’uomo d’affari grande amico dell’ex presidente del Consiglio. Quindi, gli arabi del Qatar sono giunti anche al Mater Olbia, cantiere lasciato a metà a seguito del crack del gruppo San Raffaele. Un «colpo» (che vede però ancora l'opera incompiuta) che Renzi teneva particolarmente a mettere a segno.

Gentiloni prosegue sulla linea
Gli esempi di questa partnership, ad ogni modo, si sprecano. E a quanto pare neppure Paolo Gentiloni si sta discostando dalla linea del suo predecessore. Tanto che il premier italiano è stato, insieme a Theresa May e ad Angela Merkel, uno dei primi leader a parlare con Al Thani dopo lo scoppio della crisi del Golfo, peraltro proponendo il Belpaese come possibile mediatore. Secondo la nota diffusa da Palazzo Chigi per l'occasione, il premier «ha assicurato all'emiro Al Thani la disponibilità del governo italiano a promuovere iniziative che possano contribuire a rimuovere i contrasti che oggi dividono alcuni nostri importanti partner dell'area». Nessun appello, invece, a che il Qatar (e i suoi vicini accusatori) la smetta di mostrarsi tanto benevolente nei confronti del terrorismo islamico.

Il ruolo dell'Italia nella crisi del Golfo
Ad ogni modo, che l'Italia in tutta questa storia svolga un ruolo particolare lo dimostrerebbe anche la rivelazione di Formiche.net. La testata online, alcuni giorni fa, ha affermato di aver parlato con «una fonte araba di altissimo grado», secondo cui una black list di 59 personalità e 12 organizzazioni terroristiche finanziate da Doha, stilata da Bahrein, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, sarebbe nelle mani di un alto esponente del governo italiano. Dietro a questi finanziamenti ci sarebbero ben 18 membri della famiglia reale del Qatar. La fonte araba ha peraltro confermato l’esistenza di prove che dimostrano finanziamenti del Qatar a gruppi terroristici in Libia che gestiscono la tratta di migranti, e in particolare al braccio libico di Al-Qaeda. E l'Italia, si sa, è in prima linea nella gestione della crisi migratoria, con tutti i problemi di sicurezza che essa comporta per l’Europa.