26 maggio 2019
Aggiornato 12:30
Padania ancora al centro

«Grande Nord», parte davvero da qui la reconquista di Bossi?

Dopo tanto chiacchiericcio alla fine il Senatur ha partecipato a Milano alla prima uscita del movimento secessionista, la creatura dell'imprenditore alberghiero Roberto Bernardelli, che da mesi incalza l'anziano leader offrendo a questo un bacino e un network con cui riprendere in mano la battaglia contro 'Roma ladrona'

Il fondatore della Lega Nord, Umberto Bossi, in occasione della conferenza stampa di presentazione dell'associazione 'Tornare a fare grande il Nord', Milano, 27 maggio 2017
Il fondatore della Lega Nord, Umberto Bossi, in occasione della conferenza stampa di presentazione dell'associazione 'Tornare a fare grande il Nord', Milano, 27 maggio 2017 ( ANSA )

MILANO - Grande Nord? Umberto Bossi ha detto "nì». Dopo tanto chiacchiericcio alla fine il Senatur ha partecipato a Milano alla prima uscita del movimento secessionista, la creatura dell'imprenditore alberghiero Roberto Bernardelli, che da mesi incalza l'anziano leader offrendo a questo un bacino e un network con cui riprendere in mano la mai sopita battaglia degli irriducibili contro "Roma ladrona». Se per gli animatori del nuovo soggetto a "trazione" nordista la presenza del fondatore del Carroccio è stata una vera e propria "benedizione", Bossi da parte sua non ha ancora sciolto le riserve dopo la grande crisi esplosa nei suoi confronti a margine del Congresso federale che ha sancito la guida e la linea "nazionale" di Matteo Salvini.

Stella polare: la Padania
Il fatto che sabato l'ex ministro non sia intervenuto dal palco della kermesse non significa che non abbia chiarito appieno il suo pensiero nei confronti dei suoi sodali: «La Lega è un movimento politico e quindi uno strumento e se uno strumento non serve più lo puoi chiudere. La stella polare è il Nord, la Padania». Se la Lega, a suo avviso, allontanandosi dalla sua ragione sociale non è più la Lega, il Senatur non ha però ancora deciso a fare il grande passo: la fuoriuscita dal partito di Alberto da Giussano. Anzi, rivolgendosi agli esponenti del nuovo movimento, in gran parte ex leghisti (tra cui anche l'ex capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni), ha invitato i presenti a non affrettare troppo il passo. Se è certo, infatti, che «non resterà il vuoto» al Nord, prima di presentarsi come alternativa di fatto a Salvini ha consigliato di «contattare la gente. Se si parte a testa bassa a parlare di partito, la magistratura, i servizi segreti, ti condannano. L'Italia non è un Paese democratico. Bisogna stare abbottonati». In chiusura, però, si è sbottonato augurando indicativamente al movimento nascente sorte analoga alla «sua» Lega: «I voti non si contano, si fanno pesare – ha ricordato così il suo mantra -. Io ho sempre preferito farli pesare».

Cos'è Grande Nord
Cosa è nato sabato in un alberto di Milano, dunque? Ad oggi "solo" un movimento, dicono i promotori, ma con il progetto secessionista come orizzonte nemmeno troppo celato: «Riprendere il sogno della libertà che ci ha dato Bossi e che la Lega di Matteo Salvini ormai finita ha tradito quando ha detto «prima gli italiani»». A guidare i comitati  (che coinvolgono diversi piccoli soggetti nordisti da tempo concorrenti al Carroccio) è Roberto Bernardelli, imprenditore entrato nella Lega negli anni '80 ma con un percorso non sempre lineare: dopo la prima rottura è stato fondatore del Partito Pensionati e poi speaker del movimento No euro (salvo oggi non ritenere giusta - per pragmatismo - l'uscita dalla moneta unica); rientrato in Lega ne è uscito nuovamente con l'Unione Padana fino ad essere addirittura arrestato nel 2014, ma per pochi giorni, con l'accusa di «associazione con finalità di terrorismo ed eversione» insieme a secessionisti veneti (partecipò all'acquisto di un tanko, un finto carrarmato con cui i venetisti avrebbero dovuto inscenare forme di protesta).

Nel nome del «sogno» del Senatur
Bernardelli dal palco non si è lasciato sfuggire l'occasione, data la presenza di Bossi, per scagliarsi frontalmente contro il leader della Lega: «Qualcuno dall'alto ha detto «distruggete la Lega Nord» e c'è chi l'ha fatto». Stoccata al segretario, condita da un'uscita più che discutibile (alla Bossi, si sarebbe detto una volta), anche per l'ultima notizia che ha interessato via Bellerio: «Ed è chi dice «prima gli italiani poi il Nord», chi chiude «Radio Padania» e la fa comprare a un calabrese». Rispetto a ciò «c'è anche chi il sogno di Bossi lo terrà vivo. La Lega nasce come un movimento di territorio e noi siamo qui a prendere quel testimone per portarlo avanti». Stella polare? Facile: «È il Nord che conta in questo Paese – ha concluso Bernardelli -. I politici sudisti, parassiti, che vivono coi nostri soldi, gli interessi del Sud li sanno fare, quelli del Nord no».