16 giugno 2019
Aggiornato 07:00
Legge elettorale e governo di coalizione

Dopo la pausa di riflessione torna la coppia più bella del mondo: Renzi e Berlusconi, per il bene dell'Italia, fanno la pace

La parola d'ordine è una sola: fermare i populismi. Così tutto è dimenticato in virtù di un fine superiore, nobile, scevro da pusillanimi interessi personali. L'Italia plaude e freme di fronte all'antica unione politica che sboccia nuovamente

Il segretario del Pd Matteo Renzi e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi
Il segretario del Pd Matteo Renzi e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi ( ANSA )

ROMA - «L’eterno ritorno del sempre uguale»: una frase di Nietzsche che racchiude la perpetua, evidentemente insuperabile, tendenza dell’essere umano alla cancellazione del passato. Con sviluppi, in tempi recenti, che acuiscono la condizione sempre più veloce di questa costante. Sembra solo ieri che Berlusconi e Renzi si prendevano e poi si mollavano. Ora, parafrasando il grande filosofo tedesco, è nuovamente tempo del «sempre uguale» e quindi i campioni della democrazia italiana hanno deciso di rivedersi. Come in uno scenario orwelliano, tutto il passato, anche risalente a venticinque anni fa, viene cancellato, distorto, azzerato. Un nuovo inizio, perché l’amore trionfa sempre. I due si piacciono da sempre, una corrispondenza li unisce. Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, dopo una lunga pausa di riflessione che aveva messo in crisi il loro rapporto, si sono finalmente parlati. Dopo il silenzio, le promesse tradite, i no referendari, le incomprensioni, è giunto finalmente il momento del sereno confronto riappacificatore. Per ora si tratta solo di una telefonata, per vedere come reagisce l’altro dopo tre anni di cattivi pensieri e accuse reciproche di tradimento. Pare che ci sarà un incontro, un tête-à-tête riservato, durante il quale proveranno a recuperare il rapporto che in molti davano per perso dopo la delusione referendaria di Renzi, dovuta ad un calcolo politico di Berlusconi.

Perché si incontrano
L’Italia, oggi, ha un piccolissimo problema: è priva di una legge elettorale. Non proprio un dettaglio per un paese che si definisce democratico e civile. Quindi, ufficialmente per questa ragione, i due si sono sentiti al telefono e si incontreranno: nulla da obbiettare, ovviamente. Ripetiamo in coro il solito ritornello, la banalità buona per ogni contesto: le regole del gioco devono essere concordate dalla maggioranza più ampia possibile. Dopo la banalità si può parlare di cose serie, reali: i due si incontrano per decidere come far votare gli italiani, ma soprattutto per fare la pace e preparare le prossime nozze riparatrici. Perché i due campioni della democrazia devono fermare il pericolo populista, brandendo ovviamente come una clava lo scenario francese dove ha vinto il candidato "Barbie boy" Macron.

Cosa è il populismo oggi
Premesso che l’etimo della parola è nobile, almeno per chi scrive, un’accezione distruttiva ne ha pervaso ogni significato. Qualcosa di barbaro, antimoderno, luddista, strettamente imparentato con la negatività. Si tratta di un fenomeno globale, successivo al crollo non già delle ideologie, ma del pensiero, inteso come strumento di differenziazione tra l’essere umano e il mondo animale e vegetale. Ovvero il programma che le élites portano avanti, ormai sempre più evidentemente. Il cittadino italiano e non solo, è vissuto come un intralcio sulla strada del bene e della prosperità. Accade quindi che due personaggi come Renzi e Berlusconi, che dovrebbero giacere nella polvere della storia, imbastiscano questa sceneggiata «al fine di salvare l’Italia dal populismo». Quando loro, e in particolare tutti coloro che afferiscono ai valori della sinistra dovrebbero ribellarsi a questo, sono intenti a demolire ogni credibilità, quel residuo rimanente, della politica in primis e della Stato poi. Perché deve essere ben chiaro a tutti che si sta preparando non il talamo nuziale prossimo venturo, a cui saranno invitati a partecipare anche i vari cespugli che portano in dote pacchetti di voti, ma un governo Renzi-Berlusconi per la salvezza del paese, quindi. Chissà se gli italiani saranno ancora, volenterosamente, disposti a dare fiducia ad un coppia così peregrina e improbabile. In particolare gli elettori del Partito Democratico che per decenni hanno urlato contro il Cavaliere, plastica rappresentazione luciferina di ogni male italico.

Italioti populisti?
Il populismo vive di tutto ciò, si nutre di un latte abbondante come mai prima: la presa in giro, la derisione e la ferrea volontà di considerare gli italiani, interamente, un popolo di mentecatti. Un popolo che vive di centro commerciale e calcio, discinte soubrettes e saldi di primavera. Indubbiamente questa parte c’è ed è in piena espansione demografica, ma essa è ancora una parte minoritaria. C’è quindi una parte predominante del paese che, al fatidico «chi è contrario a questo matrimonio parli ora o taccia per sempre», è pronto ad avere un sussulto d’orgoglio. Questo non è un invito a votare per quel partito o quel movimento, è un invito a riflettere sul livello di smaccata manipolazione della realtà che sta assumendo la propaganda. Qualcosa di vecchio, stantio, fossile, ci sarà venduto – a caro prezzo – come nuovo, rivoluzionario, salvifico. Le prime cronache dei media, che parlano di incontro cordiale ma freddo, stanno preparando il terreno al dilagare del messaggio di paura in primis  - ci sono i barbari alle porte, solo l’ammucchiata Pd-Berlusconi puù fermarli – e, ancora più grave, a stemperare i moti populisti dentro una tragica marmellata ideologica neo liberista e politicamente corretta. Verso la moderazione assoluta, quindi. Si tratta di tecniche straconosciute, straanalizzate e strautilizzate da almeno venti secoli. Eppure si continua, imperterriti, e viverle e propagandarle come modernità.