Sentenza storica

Gli immigrati devono adeguarsi ai valori della società che li accoglie: parola della Cassazione

Una sentenza della Suprema Corte ritiene che gli immigrati abbiano l'obbligo di rispettare i valori della società dove hanno liberamente scelto di vivere, nonostante siano diversi dai propri

Migranti
Migranti (ANSA/ LUCA ZENNARO)

ROMA - La Cassazione ha condannato un indiano Sikh che voleva circolare con un coltello 'sacro' secondo i precetti della sua religione ad una ammenda.  Una sentenza che farò storia, perché dimostrativa di come gli immigrati debbano conformarsi ai valori della società nella quale hanno deciso di vivere, pur sapendo che tali valori sono diversi dai propri. «Non è tollerabile che l'attaccamento ai propri valori, seppure leciti secondo le leggi vigenti nel paese di provenienza, porti alla violazione cosciente di quelli della società ospitante».

Sicurezza
Nessuna deroga, soprattutto, quando si parla di sicurezza. Secondo la Cassazione, «in una società multietnica la convivenza tra soggetti di etnia diversa richiede necessariamente l'identificazione di un nucleo comune in cui immigrati e società di accoglienza si debbono riconoscere. Se l'integrazione non impone l'abbandono della cultura di origine, in consonanza con la previsione dell'art. 2 della Costituzione che valorizza il pluralismo sociale, il limite invalicabile è costituito dal rispetto dei diritti umani e della civiltà giuridica della società ospitante».

Valori e differenze
Nel caso specifico, i giudici hanno respinto il ricorso di un indiano sikh condannato a duemila euro di ammenda dal Tribunale di Mantova, nel 2015, perché due anni prima era stato sorpreso a Goito (Mn), armato di un coltello lungo quasi venti centimetri. L'indiano si era difeso sostenendo che il coltello (kirpan), come il turbante «era un simbolo della religione e il porto costituiva adempimento del dovere religioso». Una giustificazione ritenuta non valida  dalla Cassazione, nonostante la Procura della Suprema Corte aveva avallato il ricorso dell'indiano, evidentemente ritenendo la circostanza giustificata dalla differenza culturale.
Per la Prima sezione penale della Suprema Corte, invece, «è essenziale l'obbligo per l'immigrato di conformare i propri valori a quelli del mondo occidentale, in cui ha liberamente scelto di inserirsi, e di verificare preventivamente la compatibilità dei propri comportamenti con i principi che la regolano e quindi della liceità di essi in relazione all'ordinamento giuridico che la disciplina».