17 ottobre 2019
Aggiornato 12:00
Costi della politica

Spese pazze alla Camera: con Boldrini torna la Prima Repubblica

Che gran cuore ha il presidente (con il portafoglio degli italiani): ha deciso di assumere nuove persone per lo staff di Montecitorio, rinnovare contratti in scadenza e di cambiare le regole per le assunzioni nei gruppi parlamentari, nonostante fossero state introdotte per risparmiare

Il presidente della Camera, Laura Boldrini
Il presidente della Camera, Laura Boldrini ANSA

ROMA – Che gran cuore Laura Boldrini (con il portafoglio degli italiani): il presidente della Camera ha deciso di assumere nuove persone per lo staff di Montecitorio, rinnovare contratti in scadenza e di cambiare le regole per le assunzioni nei gruppi parlamentari. Tutto questo quando da più parti arrivano segnali della fine della legislatura Gentiloni, ma forse è proprio per questo che Boldrini ha deciso di trasformare la sua presidenza in uno stipendificio con cui promuovere la sua campagna da candidata premier in cerca di un partito.

L'ufficio stampa di Camera e Senato a confronto
Se l'assunzione di altre due figure con il ruolo di addetto stampa grida di per sé vendetta, la Camera spende solo per il capo ufficio stampa 160mila euro l'anno mentre il Senato ha deciso semplicemente di non affidare l'incarico all'esterno per risparmiare risorse, il cambiare le carte in gioco per le assunzioni nei gruppi parlamentari è un vero e proprio ritorno ai tempi più torbidi della Prima Repubblica.

Le nuove assunzioni
Partiamo dalle assunzioni: secondo Boldrini e il suo capo comunicazione, Stefano Menichini, fra i collaboratori della Camera mancherebbero persone con competenze in social network e nel settore video. Per questo motivo è stata emessa una delibera dell'ufficio di presidenza per la ricerca con selezione competitiva di due nuovi assunti all’ufficio stampa «con competenze nuove in ordine all'utilizzo degli strumenti digitali e alla produzione di materiali audiovisivi», senza ipotizzare il ricorso ad agenzie esterne o a rapporti di collaborazione.

I contratti rinnovati
Inoltre Boldrini ha deciso di rinnovare per tre anni (più altri tre possibili) i contratti a termine dell’ufficio stampa, con grande magnanimità visto che il suo incarico scadrà alla peggio nel 2018. La terza carica dello Stato ha poi «salvato» 58 collaboratori di partiti, scelti per motivi politici, quando ha modificato cambiate le regole per le assunzioni nei gruppi parlamentari di personale compreso in un elenco particolare (l’allegato B), anche qui in barba ad ogni spending review.

Il tentativo di spending review (del 2013)
Nel 2013 infatti si decise di porre un freno agli sprechi e di porre fine, seppur gradualmente e a partire dalla legislatura successiva, ad assunzioni di personale imposto dai partiti (quello dell'allegato B) al quale per di più si sono trasformati impropriamente contratti a tempo determinato in indeterminato. In sostanza si decise di far scendere da 111 a 53 i collaboratori dei partiti stipendiati dalla Camera, ma ora dopo la delibera boldriniana la questione è stata rinviata non alla prossima legislatura, ma a quella dopo ancora.

L'allegato B e Tangentopoli
L'allegato B infatti è stato creato ai tempi di Tanegentopoli per «stabilizzare» i dipendenti dei gruppi parlamentari, assunti alla Camera con contratti a tempo determinato perché vicini e fedeli ai deputati di quei partiti, che da lì a qualche anno sparirono completamente. Scomparsi i loro datori di lavoro, questi collaboratori sono stati salvati grazie alla creazione di un elenco speciale, l'allegato B, che vincola il finanziamento pubblico ai gruppi parlamentari. In pratica ogni gruppo ha diritto a fondi che può spendere per assumere collaboratori, ma con il vincolo che uno ogni sei deve essere scelto dall'allegato B (che dal 2013 sarebbero dovuti diventare uno ogni 12), pena la perdita di gran parte del finanziamento.