29 giugno 2017
Aggiornato 10:30
Il giornalista è in stato di fermo in Turchia dal 9 aprile scorso

Del Grande, Alfano chiede l'immediata liberazione. Ma la Turchia non sembra intimorita

Si terrà probabilmente domani l'incontro tra Gabriele Del Grande , il giornalista italiano dal 9 aprile in stato di fermo in Turchia, e il consolato italiano. Ma alle richieste di Alfano di liberazione immediata, Ankara fa orecchie da mercante

ANKARA - La vicenda di Gabriele Del Grande, il giornalista italiano in stato di fermo in Turchia dal 9 aprile scorso, fa discutere stampa, politica e opinione pubblica, e suscita importanti mobilitazioni nelle più grandi città italiane. La diplomazia italiana è al lavoro fin dall'inizio per ottenere garanzie dal governo turco e, soprattutto, accelerare la liberazione di Gabriele. Noto giornalista e blogger sensibile alle vicende dei migranti, su di lui non pende alcun capo di imputazione, ma è possibile che i turchi stiano cercando di estorcergli informazioni a proposito del suo lavoro.

Le rassicurazioni di Alfano
«Ho in fase di lavorazione un contatto mio personale e diretto con il Governo turco, per fargli capire chiaramente qual è il livello di attenzione del nostro Paese su questa vicenda», ha detto nei giorni scorsi il ministro degli Esteri, Angelino Alfano. Eppure, le notizie che si sono succedute di ora in ora hanno fotografato una situazione decisamente problematica. Tanto che, due giorni fa, il legale della famiglia e il presidente della commissione per la tutela dei diritti umani del Senato Luigi Manconi, in una nota congiunta, hanno dichiarato: «Le drammatiche notizie provenienti direttamente da Gabriele Del Grande confermano quanto sia difficile la situazione in cui il nostro connazionale si trova. Ancor più perché solo oggi, e solo perché ha potuto parlare coi propri familiari, si è appreso che ormai da cinque giorni è stato trasferito dal centro della sua prima detenzione a quello dove si trova attualmente, per giunta in stato di isolamento»

Le accuse
«Va ricordato ancora una volta - hanno poi sottolineato Ballerini e Del Grande - che le ipotetiche accuse rivolte al reporter corrispondono esattamente ai contenuti del suo mestiere e alle ragioni della sua presenza in Turchia: realizzare un reportage, condurre una ricerca, scrivere un libro. Per questo, risulta grottesco che egli sia accusato di essersi recato in una "zona interdetta" e inverosimile che abbia "intervistato" i suoi compagni di reclusione. D'altra parte, il ministero degli Esteri turco aveva garantito alle nostre autorità consolari che il rilascio e l'espulsione di del Grande sarebbe stata questione di ore e che, al più presto, avrebbe comunicato tutti i dettagli della sua detenzione. Così non è stato. E questo deve indurre quanti conoscono Del Grande e ne apprezzano da molti anni il lavoro e, più in generale, quanti hanno a cuore la libertà di opinione e di comunicazione, a seguire con la massima attenzione gli sviluppi della vicenda».

Solo un colloquio telefonico
Così, Il ministro Alfano ha disposto l'invio a Mugla - dove Del Grande è detenuto - del console d'Italia a Smirne per rendere visita al connazionale e l'ambasciatore d'Italia ad Ankara ha trasmesso alle autorità turche la richiesta di visita consolare, come previsto dalla Convenzione di Vienna del 1963. La Farnesina ha chiesto con insistenza, fin dal primo giorno di questa vicenda, che Gabriele Del Grande possa ricevere regolare assistenza legale e consolare. Nel frattempo, il giornalista ha potuto avere un colloquio telefonico con la famiglia. In seguito, però, il viceconsole italiano e l'avvocato turco di Gabriele Del Grande non hanno potuto accedere al centro di Mugla. 

Domani l'incontro 
Domani, venerdì, il consolato italiano in Turchia potrà incontrare Gabriele Del Grande, che nel frattempo ha iniziato lo sciopero della fame. Il giornalista, pertanto, sarà rinchiuso nel centro almeno per altri due giorni nonostante la richiesta del Ministro degli Esteri Angelino Alfano che nel pomeriggio ha chiamato il collega turco per ribadire la richiesta del rilascio immediato del reporter toscano.  Oggi, sul caso, è intervenuto anche l'Alto rappresentante Ue per la politica estera Federica Mogherini: «Ci siamo coordinati con le autorità italiane fin dal primo momento, come facciamo in casi simili in cui la responsabilità principale è dello stato membro. L'Ue, in questo particolare caso, si è attivata per sostenere l'azione dell'ambasciatore italiano ad Ankara, che oltretutto ho sentito nei giorni scorsi, per sostenere l'azione della Farnesina e del governo italiano rispetto alle autorità turche».