23 settembre 2020
Aggiornato 01:30
Roma capitale del cambiamento

I quattro punti che sconvolgeranno Roma: se Virginia Raggi resisterà

Olimpiadi, nuovo stadio della Roma, Atac, e soldi, tantissimi soldi, dal Vaticano. La sindaca di Roma, se resisterà all'assedio giudiziario mediatico, cambierà il volto della città. Ce la farà? O la bloccheranno prima?

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ROMA - Un enorme punto interrogativo: è il futuro politico di Virginia Raggi e della sua giunta pentastellata. Con un comunicato pubblico la sindaca ha annunciato di aver ricevuto un invito a comparire il 30 gennaio presso la Procura della Repubblica di Roma. L'oggetto su cui dovrà deporre è la nomina di Renato Marra, fratello del ben più noto Raffaele, a capo del dipartimento turismo del comune di Roma. Nomina poi revocata dopo il parere dell'Anac di Raffaele Cantone, consultato dalla Raggi. Una intercettazione proverebbe la consapevolezza di Virginia Raggi, nonché la sua contrarietà, alle mosse di Raffaele Marra. 

Il vero cambiamento
Penultima nella stravagante classifica dei sindaci più amati d'Italia, vittima della più classica delle nemesi, la sindaca di Roma paga le sue incertezze iniziali, condite da ingenuità, relative a fatti dalla vasta portata morale, ma ininfluenti da un punto di vista materiale. Certo, Roma deve essere bonificata sul piano etico, ma quanto sta facendo la sindaca, e la sua giunta, ha un portata infinitamente maggiore rispetto quanto le viene contestato. Purtroppo quando il cardine del messaggio politico è morale, l'ascesa è repentina ma la caduta è sempre certa e rovinosa. La vicenda Marra, oscura, copre così quattro punti di trasformazione sostanziale della città, che non poche inimicizie creano alla sindaca di Roma.

1. Olimpiadi
Dopo appena due mesi dall’insediamento, la giunta monocolore del M5s ha bloccato la candidatura della città eterna per i Giochi del 2024. Una scelta che ha provocato un cortocircuito tra i poteri forti, economici e mediatici, che volevano ad ogni costo che la grande torta fosse impastata, e divorata.

2. Privatizzazione Atac
«Non faremo un passo indietro davanti a chi mira a privatizzare Atac, strappandola dalle mani dei cittadini. Atac eè e rimarrà pubblica. Per questo siamo al lavoro per rilanciare l'azienda, renderla più efficiente e competitiva. E lo vogliamo fare insieme ai dipendenti». Questo il messaggio che la sindaca di Roma ha scritto ai romani, e agli italiani, sulla pagina Facebook personale. La sindaca mantiene la parola data in campagna elettorale, contrastando le spinte del mondo finanziario, anche straniero, che vorrebbe allungare le unghie sull’azienda che gestisce il trasporto pubblico romano. Azienda in grave crisi, come quasi tutte le ottomila società partecipate italiane, ma che la sindaca promette di rimettere in quadro con il sostegno dei dipendenti. Ce la farà? «Sono stata al deposito di Magliana per confrontarmi con i lavoratori sulle criticita' e per conoscere i loro problemi quotidiani. Abbiamo trovato Atac in stato di abbandono. E proprio chi l'ha ridotta così, in macerie, adesso ha ancora il coraggio di parlare. Noi abbiamo invertito la rotta. E i primi risultati si stanno gia' vedendo: non abbiamo la bacchetta magica per risolvere i tanti problemi che ci hanno lasciato - conclude il sindaco - ma di sicuro non ci tireremo indietro davanti a questa sfida così importante per il futuro di Roma». L'impresa appare titanica, ma la scorciatoia della svendita, che sarebbe stata appaludita e portata ad esempio di "pragamatismo" ,è stata evitata.

3. Nuovo stadio della Roma
Virginia Raggi sta nuovamente andando incontro alle forche caudine. Le sue ultime dichiarazioni in merito fanno intendere che la sindaca dalla figura esile ha in realtà una tempra di acciaio. Ha dichiarato: «Fare o non fare? Scegliere tra opere o immobilismo? C’è una terza via che è quella di fare opere necessarie. Le amministrazioni precedenti hanno fatto grandi opere che hanno poi gravato sulla comunità con debiti, ora abbiamo bisogno di opere necessarie tipo la manutenzione stradale». Potesse, la sindaca, cancellerebbe tutto e direbbe un no secco come nel caso delle Olimpiadi. Ma lo stadio s’ha da fare anche per ragioni politiche nazionali: l’elettorato romanista vuole il nuovo impianto, e sono molti voti. L’assessore all’urbanistica, Paolo Berdini, da tempo sta smontando il progetto originario, che vedrebbe le cubature ridotte di un terzo. «Una riduzione tra il 20 e 40%? Vediamo. L’eliminazione di una torre - ha dichiarato l’assessore - o la riduzione di tutte e tre? L’indirizzo lo decide il tavolo tecnico che sarà istituito. Lo stiamo costituendo, mercoledì o giovedì ci sarà la prima riunione, entro questa settimana già si vedranno. Se la Roma dice che vuole 7 milioni di metri cubi e noi diciamo zero… poi vediamo la trattativa e vediamo di trovare un punto d’incontro. Lavoreremo a oltranza per arrivare al 31 gennaio.Se si sono tranquillizzati i rapporti tra me e la sindaca Raggi? Assolutamente, sono sempre stati tranquilli, non c’è mai stato disaccordo».

4. Tasse e Vaticano
Sta per arrivare sul sacro suolo il conto che i fiscalisti della giunta Raggi hanno preparato per la Santa Sede. Si tratta di una materia spinosa, anche politicamente. Delle tasse da far pagare alla Chiesa di Roma tutti hanno sempre parlato ma nessuno ha mai osato il grande passo. La rottura tra Vaticano e Comune di Roma ha assunto toni fragorosi nei mesi passati: mancati inviti e critiche sempre più dure hanno costellato un rapporto problematico di cui oggi si capisce la ragione. «È stata avviata una interlocuzione con la Chiesa per pagamento dell'IMU sugli immobili commerciali", ha detto l'assessore al Bilancio Andrea Mazzillo. Che poi ha lasciato intendere che qualche solo, prima o poi, arriverà: "La Santa Sede è uno stato estero, e dunque sarebbe stato prematuro inserire il presunto introito nel documento di programmazione finanziaria appena varato in giunta. Ma c'è l'impegno formale da parte delle autorità ecclesiastiche di definire questa situazione", assicura il giovane responsabile dei conti. Uno dei punti principali, tra i più difficili da mantenere per ovvie ragioni, viene portato avanti con coraggio.