24 luglio 2019
Aggiornato 06:30

Meloni: «La sentenza della Consulta serve a impedire di tornare al voto»

«È una ragione in più per scendere in piazza il prossimo 28 gennaio a Roma: perché, alla fine, la cosa più inammissibile di tutte è l'aver votato il 4 dicembre contro il Governo Renzi ed essersi ritrovati il governo dei prestanome di Renzi», ha detto la presidente Fdi commentando a Montecitorio la decisione della Corte Costituzionale sui referendum Cgil

ROMA - «Dalla Consulta arrivano una buona e una cattiva notizia insieme. La buona notizia è che non rischiamo la reintroduzione dell'art. 18, che era l'obiettivo principale della Cgil. La cattiva notizia è che la sentenza serve soprattutto a impedire che si possa tornare al voto immediatamente. È una ragione in più per scendere in piazza il prossimo 28 gennaio a Roma: perché, alla fine, la cosa più inammissibile di tutte è l'aver votato il 4 dicembre contro il Governo Renzi ed essersi ritrovati il governo dei prestanome di Renzi», ha detto la presidente Fdi Giorgia Meloni, commentando a Montecitorio la decisione della Corte Costituzionale sui referendum Cgil.

La Consulta ha bocciato il referendum proposto dalla Cgil sull'articolo 18 che chiedeva, una «nuova tutela reintegratoria nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo per tutte le aziende al disopra dei cinque dipendenti». Prima delle nuove regole introdotte dal Jobs Act, infatti, il reintegro era limitato alle aziende con più di 15 dipendenti. Il Jobs act ha superato definitivamente l'articolo 18 e ha sostituito il diritto al reintegro con un indennizzo economico in caso di licenziamento senza giusta causa. La riforma si applica ai contratti di lavoro stipulati dopo il 7 marzo 2015 e non riguarda gli statali.

Sì ai referendum su voucher e su appalti 
La Consulta dice invece sì ai referendum proposti dalla Cgil sulla cancellazione dei voucher e sulla reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti. La decisione dei giudici della Corte Costituzionale è arrivata dopo una riunione durata oltre due ore. Ammessi, dunque, due quesiti referendari su tre. Il quesito sui voucher, promosso dalla Cgil, chiede l'abrogazione del decreto legislativo 15 giugno 2015 n.81 (uno dei decreti applicativi del Jobs Act) che prevede un'ampia applicazione dei buoni lavoro da 10 euro lordi, inizialmente introdotti per il solo settore agrario e poi gradualmente estesi ad altri settori produttivi.

Responsabilità solidale
Il quesito sugli appalti interviene invece sulla legge Biagi del 2003, che aveva cancellato la responsabilità solidale della prima società appaltante nei confronti di quella sub appaltatrice. L'abrogazione delle norme che limitano la responsabilità solidale degli appalti, nelle intenzioni della Cgil, punta a «difendere i diritti dei lavoratori occupati negli appalti e sub appalti coinvolti in processi di esternalizzazione, assicurando loro tutela dell'occupazione nei casi di cambi d'appalto e contrastando le pratiche di concorrenza sleale assunte da imprese non rispettose del dettato formativo».